
Lorenzo Perrotta,
sei anni e un mondo da scoprire
«Ho fatto un film, si chiama Scherzetto»
Ci sono tanti modi per raccontare Napoli e l’identità partenopea. Possiamo farlo attraverso la storia, i monumenti, le tradizioni e i personaggi che hanno lasciato un segno nella città, ma qualche volta vale la pena cambiare prospettiva e provare a guardare Napoli dal basso, dall’altezza degli occhi di un bambino.
Prima Lorenzo, poi tutto il resto
Oggi Partenope incontra Lorenzo Perrotta, sei anni, napoletano, un sorriso enorme e magnetico e quella vitalità che sembra non conoscere interruttori: gioca, ride, canta, balla, fa sport, riempie la casa di dinosauri, fa domande continuamente e, se dipendesse da lui, probabilmente eliminerebbe il sonno dalle attività necessarie alla vita.
Lorenzo è soprattutto un bambino che ama. Ama profondamente la sua famiglia e le persone che gli stanno accanto, ama stare insieme agli altri, conoscere cose nuove e raccontare quello che ha appena scoperto. È curioso all’inverosimile, irrequieto, furbo, sempre in movimento e possiede quella meravigliosa fame di conoscenza tipica dell’infanzia, quando una domanda può generarne immediatamente altre dieci. Quest’anno, poi, nella sua vita è arrivato un passaggio importantissimo: ha iniziato la prima elementare. La scuola non è più soltanto il posto dove incontrare gli amichetti e giocare; adesso, come racconta lui con una certa rassegnazione divertita, «mi tocca studiare».
Fin qui potrebbe sembrare il ritratto di un bambino napoletano particolarmente vivace. Poi, quasi alla fine della nostra chiacchierata, gli chiediamo se abbia qualche aneddoto da raccontare. Lorenzo risponde con la naturalezza disarmante che soltanto un bambino potrebbe avere: «Sì, si chiama Scherzetto. Ho fatto un film».
Ed è qui che questa intervista a Lorenzo Perrotta prende una direzione completamente diversa. Ma quella storia, proprio come promette Lorenzo, la racconteremo prossimamente.
Partenope domanda «Lorenzo, raccontaci di te: com’è la tua giornata tipo?»
«Mi piace tantissimo giocare con i miei dinosauri. Li conosco tutti! Mi piace tantissimo il Quetzalcoatlus, ma ne conosco tantissimi, proprio tutti. Per la gioia di mamma gioco anche con il cellulare, ballo e canto, ma soprattutto vado a scuola a giocare con i miei amichetti… anzi, giocavo! Adesso ho iniziato la prima elementare e mi tocca studiare, con mamma ovviamente.»
È sufficiente cominciare a parlare di dinosauri perché la conversazione cambi immediatamente ritmo. Lorenzo non li considera semplicemente dei giocattoli: li conosce, li distingue, ne ricorda i nomi e soprattutto vuole sapere sempre qualcosa in più. La sua collezione racconta abbastanza bene le dimensioni della passione: in casa ci sono almeno sette grandi ceste piene di dinosauri e pupazzi e soltanto i dinosauri sono più di cento. Nel frattempo la vita continua tra scuola, musica, balli, giochi e quella prima elementare appena cominciata che segna uno dei passaggi più importanti dell’infanzia.
dinosauri.
E soprattutto la voglia di sapere esattamente che cosa siano.
Partenope domanda «E fai qualche attività sportiva?»
«Faccio taekwondo e ho fatto anche nuoto. Ho imparato a nuotare senza braccioli e a fare i tuffi! Ho fatto anche un anno di danza e non vedo l’ora di riprendere con il taekwondo.»
Fermare Lorenzo, del resto, sembrerebbe quasi contrario alla sua natura. Prima la danza, poi il nuoto e il taekwondo raccontano un bambino che ha bisogno di muoversi, sperimentare e mettere alla prova il proprio corpo con la stessa curiosità con cui mette alla prova la mente. Del nuoto conserva orgogliosamente una conquista fondamentale per qualsiasi bambino: aver abbandonato i braccioli e imparato a tuffarsi. Adesso, però, aspetta soprattutto di poter tornare sul tatami.
Partenope domanda «Quali sono i tuoi film e cartoni animati preferiti?»
«Jurassic Park mi piace tantissimo, infatti è anche per questo che adoro i dinosauri. Adesso mi piace tantissimo Teen Titans Go!. Ho avuto tante passioni, ma sicuramente quella più lunga è stata Sonic e ancora oggi ho tantissimi suoi pupazzi. Pensa che ho almeno sette ceste grandi piene di dinosauri e pupazzi e solo di dinosauri ne ho più di cento!»
Difficile aspettarsi una risposta diversa da un bambino che potrebbe probabilmente trasformare una normale conversazione in una lezione improvvisata di paleontologia. Jurassic Park occupa inevitabilmente un posto speciale nel suo immaginario, mentre Sonic rappresenta una di quelle passioni dell’infanzia che resistono anche quando ne arrivano di nuove. Oggi c’è anche Teen Titans Go!, domani probabilmente arriverà qualcos’altro: a sei anni il mondo è abbastanza grande da poter cambiare passione continuamente senza doverne necessariamente abbandonare nessuna.
Partenope domanda «Che rapporto hai con Napoli?»
«Napoli la adoro. Mi piace tantissimo la pizza, mi piace stare vicinissimo al mare e mi sto appassionando anche al Napoli. Vorrei tanto andare allo stadio! Ho festeggiato tantissimo per i due scudetti, anche se ricordo molto meglio l’ultimo. E anche se non è proprio di Napoli, mi piace da morire la mozzarella. Napoli poi è bella perché posso fare tante cose con mamma e tantissime passeggiate, soprattutto vicino ai parchi. Mi ritengo fortunato di essere partenopeo.»
Lorenzo Perrotta e un’appartenenza che nasce dalle cose semplici
Forse è proprio questa la risposta che racconta meglio Lorenzo. A sei anni il rapporto con una città non passa ancora attraverso le grandi categorie con le quali gli adulti cercano di definirne l’identità. Napoli è la pizza che gli piace mangiare, il mare che può vedere da vicino, le passeggiate con sua madre, i parchi, il calcio che sta cominciando a conquistarlo e la festa per gli scudetti. È un’appartenenza costruita attraverso esperienze semplici, ma proprio per questo profondissime.
La memoria dell’ultimo scudetto è naturalmente più nitida, mentre quello precedente appartiene a un’età nella quale i ricordi cominciano appena a sedimentarsi. C’è però già un desiderio preciso: andare allo stadio a vedere il Napoli. E poi c’è quella frase finale, «mi ritengo fortunato di essere partenopeo», che pronunciata da un bambino di sei anni possiede un significato particolare. L’identità non nasce improvvisamente quando diventiamo adulti: comincia a formarsi attraverso ciò che vediamo, ciò che mangiamo, le persone con cui camminiamo e i luoghi nei quali cresciamo.
«Mi ritengo fortunato di essere partenopeo.»
Partenope domanda «Si dice che i bambini abbiano tanto da insegnarci. Tu cosa potresti insegnare agli adulti?»
«Io so benissimo che il Giurassico finisce molto prima dell’arrivo dei mammut e poi quasi nessuno sa che il Giurassico non è stato il primo periodo: ce ne sono stati altri prima. E non esistono dinosauri marini: quelli che vivevano nel mare sono classificati come rettili marini. Anche gli pterodattili non sono dinosauri, sono rettili volanti. I dinosauri veri sono quelli terrestri. E poi mi piace tantissimo la matematica: con mamma mi metto sempre a fare un sacco di matematica.»
La domanda sembra quasi una provocazione. Con Lorenzo, però, significa spalancare una porta.
Qualche precisazione scientifica, inevitabile quando a parlare è un paleontologo di sei anni: la classificazione è effettivamente più complessa di quella proposta spesso dai giocattoli e dai cartoni animati. Pterosauri e grandi rettili marini mesozoici non erano dinosauri, anche se hanno condiviso con loro parte della storia della Terra. Ed è proprio questo il punto interessante: Lorenzo non si accontenta di riconoscere un Tyrannosaurus o un Triceratops, vuole capire che cosa sia davvero un dinosauro.
Poi, senza alcuna difficoltà, passa dalla preistoria alla matematica. Per un adulto potrebbero sembrare due mondi completamente differenti; nella mente curiosa di un bambino sono semplicemente altre cose da conoscere. E forse è questa una delle lezioni che l’infanzia può davvero restituirci: prima che qualcuno ci insegni a dividere il sapere in compartimenti, conoscere è soprattutto divertente.
Partenope domanda «Hai qualche aneddoto particolare su di te?»
«Sì. Si chiama Scherzetto. Ho fatto un film.»
La risposta arriva così, senza preparazione e senza bisogno di aggiungere altro. Dinosauri, scuola, taekwondo, matematica, Sonic, Napoli e poi, quasi fosse una cosa assolutamente normale da inserire nell’elenco delle proprie giornate, un film.
Partenope domanda «Aspetta… sei tu il Lorenzo Perrotta di cui si legge in giro?»
«Sì.»
A sei anni, evidentemente, alcune risposte non hanno bisogno di essere complicate.
Partenope domanda «E allora raccontaci di Scherzetto…»
«Coming soon… ne parliamo prossimamente.»
Ed è giusto fermarci qui, perché questa volta Partenope voleva conoscere Lorenzo prima di conoscere l’attore. Il bambino che possiede più di cento dinosauri, che non vede l’ora di tornare a taekwondo, che ha appena cominciato la prima elementare, che ama la matematica, sua madre, la sua famiglia, il mare, Napoli e quella mozzarella che, giustamente, tiene a precisare non essere esclusivamente napoletana.
Del cinema parleremo. Ci sarà tempo per raccontare Scherzetto, il set e tutto quello che è accaduto a un bambino napoletano che, mentre continuava semplicemente a essere Lorenzo, si è ritrovato davanti a una macchina da presa.
Per oggi ci piace lasciare Lorenzo Perrotta così: sei anni, un sorriso enorme, cento e più dinosauri e ancora un numero infinito di domande da fare al mondo.
Il resto, come dice lui, è coming soon.
Coming soon.
La prossima volta parleremo di Scherzetto.
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