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	<title>Biografie &#8211; Partenope</title>
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	<description>Partenope: Napoli attraverso gli occhi della sua gente</description>
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	<item>
		<title>Lorenzo Perrotta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[masevolution]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 17:16:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Biografie]]></category>
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					<description><![CDATA[Napoli · Persone · Interviste Lorenzo Perrotta,sei anni e un...]]></description>
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<!-- PARTENOPE:ARTICLE -->
<article class="partenope-article"><!-- =====================================================
       HERO
       FOTO 1
       ===================================================== --><header class="partenope-article-hero partenope-article-hero--cinematic partenope-article-hero--mobile-landscape">
<div class="partenope-article-hero__media"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/09/Lorenzo-Perrotta.png" alt="Lorenzo Perrotta, bambino napoletano di sei anni protagonista dell'intervista di Partenope" width="600" height="400" /></div>
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<div class="partenope-article-hero__category">Napoli · Persone · Interviste</div>
<h1 class="partenope-article-hero__title">Lorenzo Perrotta,<br />sei anni e un mondo da scoprire</h1>
<p class="partenope-article-hero__subtitle">«Ho fatto un film, si chiama Scherzetto»</p>
<div class="partenope-article-hero__meta">8 settembre 2026 · Intervista · Partenope</div>
</div>
</header><!-- =====================================================
       CORPO ARTICOLO
       ===================================================== -->
<div class="partenope-article-body partenope-content">
<p class="partenope-article-intro">Ci sono tanti modi per raccontare Napoli e l’identità partenopea. Possiamo farlo attraverso la storia, i monumenti, le tradizioni e i personaggi che hanno lasciato un segno nella città, ma qualche volta vale la pena cambiare prospettiva e provare a guardare Napoli dal basso, dall’altezza degli occhi di un bambino.</p>
<section class="partenope-chapter">
<div class="partenope-chapter__eyebrow">Partenope incontra</div>
<h2 class="partenope-chapter__title">Prima Lorenzo, poi tutto il resto</h2>
<p>Oggi Partenope incontra <strong>Lorenzo Perrotta</strong>, sei anni, napoletano, un sorriso enorme e magnetico e quella vitalità che sembra non conoscere interruttori: gioca, ride, canta, balla, fa sport, riempie la casa di dinosauri, fa domande continuamente e, se dipendesse da lui, probabilmente eliminerebbe il sonno dalle attività necessarie alla vita.</p>
<p>Lorenzo è soprattutto un bambino che ama. Ama profondamente la sua famiglia e le persone che gli stanno accanto, ama stare insieme agli altri, conoscere cose nuove e raccontare quello che ha appena scoperto. È curioso all’inverosimile, irrequieto, furbo, sempre in movimento e possiede quella meravigliosa fame di conoscenza tipica dell’infanzia, quando una domanda può generarne immediatamente altre dieci. Quest’anno, poi, nella sua vita è arrivato un passaggio importantissimo: <strong>ha iniziato la prima elementare</strong>. La scuola non è più soltanto il posto dove incontrare gli amichetti e giocare; adesso, come racconta lui con una certa rassegnazione divertita, «mi tocca studiare».</p>
<p>Fin qui potrebbe sembrare il ritratto di un bambino napoletano particolarmente vivace. Poi, quasi alla fine della nostra chiacchierata, gli chiediamo se abbia qualche aneddoto da raccontare. Lorenzo risponde con la naturalezza disarmante che soltanto un bambino potrebbe avere: <strong>«Sì, si chiama Scherzetto. Ho fatto un film»</strong>.</p>
<p>Ed è qui che questa intervista a <strong>Lorenzo Perrotta</strong> prende una direzione completamente diversa. Ma quella storia, proprio come promette Lorenzo, la racconteremo prossimamente.</p>
</section>
<!-- =====================================================
         FOTO 3
         ENERGIA
         ===================================================== -->
<figure class="partenope-image-portrait"><img decoding="async" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/09/Lorenzo-Perrotta-in-Movimento.png" alt="Lorenzo Perrotta in un momento di gioco, movimento e allegria" width="600" height="800" />
<figcaption>Sei anni e un’energia difficile da contenere: giocare, scoprire, muoversi e fare domande fanno parte della stessa giornata.</figcaption>
</figure>
<!-- =====================================================
         DOMANDA 1
         ===================================================== -->
<section class="partenope-interview">
<h2 class="partenope-interview__question"><span class="partenope-interview__label">Partenope domanda</span> «Lorenzo, raccontaci di te: com’è la tua giornata tipo?»</h2>
<div class="partenope-interview__answer"><span class="partenope-interview__speaker"> Lorenzo </span>
<p>«Mi piace tantissimo giocare con i miei dinosauri. Li conosco tutti! Mi piace tantissimo il Quetzalcoatlus, ma ne conosco tantissimi, proprio tutti. Per la gioia di mamma gioco anche con il cellulare, ballo e canto, ma soprattutto vado a scuola a giocare con i miei amichetti&#8230; anzi, giocavo! Adesso ho iniziato la prima elementare e mi tocca studiare, con mamma ovviamente.»</p>
</div>
</section>
<section class="partenope-chapter">
<p>È sufficiente cominciare a parlare di dinosauri perché la conversazione cambi immediatamente ritmo. Lorenzo non li considera semplicemente dei giocattoli: li conosce, li distingue, ne ricorda i nomi e soprattutto vuole sapere sempre qualcosa in più. La sua collezione racconta abbastanza bene le dimensioni della passione: in casa ci sono almeno sette grandi ceste piene di dinosauri e pupazzi e <strong>soltanto i dinosauri sono più di cento</strong>. Nel frattempo la vita continua tra scuola, musica, balli, giochi e quella prima elementare appena cominciata che segna uno dei passaggi più importanti dell’infanzia.</p>
</section>
<!-- =====================================================
         FOTO 2
         DINOSAURI
         ===================================================== -->
<figure class="partenope-image-portrait"><img decoding="async" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/09/Lorenzo-Perrotta-e-i-Dinosauri.png" alt="Lorenzo Perrotta con i dinosauri della sua collezione" width="600" height="800" />
<figcaption>Una delle passioni più grandi di Lorenzo Perrotta: dinosauri, preistoria e più di cento esemplari nella sua collezione.</figcaption>
</figure>
<section class="partenope-statement">
<div class="partenope-statement__inner">
<div class="partenope-statement__eyebrow">La collezione</div>
<div class="partenope-statement__number">100+</div>
<h2 class="partenope-statement__title">dinosauri.</h2>
<p class="partenope-statement__text">E soprattutto la voglia di sapere esattamente che cosa siano.</p>
</div>
</section>
<!-- =====================================================
         DOMANDA 2
         ===================================================== -->
<section class="partenope-interview">
<h2 class="partenope-interview__question"><span class="partenope-interview__label">Partenope domanda</span> «E fai qualche attività sportiva?»</h2>
<div class="partenope-interview__answer"><span class="partenope-interview__speaker"> Lorenzo </span>
<p>«Faccio taekwondo e ho fatto anche nuoto. Ho imparato a nuotare senza braccioli e a fare i tuffi! Ho fatto anche un anno di danza e non vedo l’ora di riprendere con il taekwondo.»</p>
</div>
</section>
<section class="partenope-chapter">
<p>Fermare Lorenzo, del resto, sembrerebbe quasi contrario alla sua natura. Prima la danza, poi il nuoto e il taekwondo raccontano un bambino che ha bisogno di muoversi, sperimentare e mettere alla prova il proprio corpo con la stessa curiosità con cui mette alla prova la mente. Del nuoto conserva orgogliosamente una conquista fondamentale per qualsiasi bambino: aver abbandonato i braccioli e imparato a tuffarsi. Adesso, però, aspetta soprattutto di poter tornare sul tatami.</p>
</section>
<!-- =====================================================
         DOMANDA 3
         ===================================================== -->
<section class="partenope-interview">
<h2 class="partenope-interview__question"><span class="partenope-interview__label">Partenope domanda</span> «Quali sono i tuoi film e cartoni animati preferiti?»</h2>
<div class="partenope-interview__answer"><span class="partenope-interview__speaker"> Lorenzo </span>
<p>«Jurassic Park mi piace tantissimo, infatti è anche per questo che adoro i dinosauri. Adesso mi piace tantissimo Teen Titans Go!. Ho avuto tante passioni, ma sicuramente quella più lunga è stata Sonic e ancora oggi ho tantissimi suoi pupazzi. Pensa che ho almeno sette ceste grandi piene di dinosauri e pupazzi e solo di dinosauri ne ho più di cento!»</p>
</div>
</section>
<section class="partenope-chapter">
<p>Difficile aspettarsi una risposta diversa da un bambino che potrebbe probabilmente trasformare una normale conversazione in una lezione improvvisata di paleontologia. <strong>Jurassic Park</strong> occupa inevitabilmente un posto speciale nel suo immaginario, mentre Sonic rappresenta una di quelle passioni dell’infanzia che resistono anche quando ne arrivano di nuove. Oggi c’è anche Teen Titans Go!, domani probabilmente arriverà qualcos’altro: a sei anni il mondo è abbastanza grande da poter cambiare passione continuamente senza doverne necessariamente abbandonare nessuna.</p>
</section>
<div class="partenope-story-divider">
<div class="partenope-story-divider__mark"> </div>
</div>
<!-- =====================================================
         NAPOLI
         ===================================================== -->
<section class="partenope-interview">
<h2 class="partenope-interview__question"><span class="partenope-interview__label">Partenope domanda</span> «Che rapporto hai con Napoli?»</h2>
<div class="partenope-interview__answer"><span class="partenope-interview__speaker"> Lorenzo </span>
<p>«Napoli la adoro. Mi piace tantissimo la pizza, mi piace stare vicinissimo al mare e mi sto appassionando anche al Napoli. Vorrei tanto andare allo stadio! Ho festeggiato tantissimo per i due scudetti, anche se ricordo molto meglio l’ultimo. E anche se non è proprio di Napoli, mi piace da morire la mozzarella. Napoli poi è bella perché posso fare tante cose con mamma e tantissime passeggiate, soprattutto vicino ai parchi. Mi ritengo fortunato di essere partenopeo.»</p>
</div>
</section>
<!-- =====================================================
         FOTO 4
         PIZZA / NAPOLI
         ===================================================== -->
<figure class="partenope-image-portrait"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/09/Lorenzo-Perrotta-e-la-Pizza.png" alt="Lorenzo Perrotta con la pizza durante un momento della sua quotidianità" width="600" height="800" />
<figcaption>Napoli raccontata all’altezza di sei anni passa anche attraverso una pizza, il mare vicino, le passeggiate e le giornate trascorse insieme.</figcaption>
</figure>
<section class="partenope-chapter">
<div class="partenope-chapter__eyebrow">Napoli vista da sei anni</div>
<h2 class="partenope-chapter__title">Lorenzo Perrotta e un’appartenenza che nasce dalle cose semplici</h2>
<p>Forse è proprio questa la risposta che racconta meglio Lorenzo. A sei anni il rapporto con una città non passa ancora attraverso le grandi categorie con le quali gli adulti cercano di definirne l’identità. Napoli è la pizza che gli piace mangiare, il mare che può vedere da vicino, le passeggiate con sua madre, i parchi, il calcio che sta cominciando a conquistarlo e la festa per gli scudetti. È un’appartenenza costruita attraverso esperienze semplici, ma proprio per questo profondissime.</p>
<p>La memoria dell’ultimo scudetto è naturalmente più nitida, mentre quello precedente appartiene a un’età nella quale i ricordi cominciano appena a sedimentarsi. C’è però già un desiderio preciso: <strong>andare allo stadio a vedere il Napoli</strong>. E poi c’è quella frase finale, «mi ritengo fortunato di essere partenopeo», che pronunciata da un bambino di sei anni possiede un significato particolare. L’identità non nasce improvvisamente quando diventiamo adulti: comincia a formarsi attraverso ciò che vediamo, ciò che mangiamo, le persone con cui camminiamo e i luoghi nei quali cresciamo.</p>
</section>
<blockquote class="partenope-full-quote">
<div class="partenope-full-quote__text">«Mi ritengo fortunato di essere partenopeo.»</div>
</blockquote>
<!-- =====================================================
         COSA INSEGNARE AGLI ADULTI
         ===================================================== -->
<section class="partenope-interview">
<h2 class="partenope-interview__question"><span class="partenope-interview__label">Partenope domanda</span> «Si dice che i bambini abbiano tanto da insegnarci. Tu cosa potresti insegnare agli adulti?»</h2>
<div class="partenope-interview__answer"><span class="partenope-interview__speaker"> Lorenzo </span>
<p>«Io so benissimo che il Giurassico finisce molto prima dell’arrivo dei mammut e poi quasi nessuno sa che il Giurassico non è stato il primo periodo: ce ne sono stati altri prima. E non esistono dinosauri marini: quelli che vivevano nel mare sono classificati come rettili marini. Anche gli pterodattili non sono dinosauri, sono rettili volanti. I dinosauri veri sono quelli terrestri. E poi mi piace tantissimo la matematica: con mamma mi metto sempre a fare un sacco di matematica.»</p>
</div>
</section>
<section class="partenope-chapter">
<p class="partenope-chapter__lead">La domanda sembra quasi una provocazione. Con Lorenzo, però, significa spalancare una porta.</p>
<p>Qualche precisazione scientifica, inevitabile quando a parlare è un paleontologo di sei anni: la classificazione è effettivamente più complessa di quella proposta spesso dai giocattoli e dai cartoni animati. Pterosauri e grandi rettili marini mesozoici non erano dinosauri, anche se hanno condiviso con loro parte della storia della Terra. Ed è proprio questo il punto interessante: Lorenzo non si accontenta di riconoscere un Tyrannosaurus o un Triceratops, vuole capire <strong>che cosa sia davvero un dinosauro</strong>.</p>
<p>Poi, senza alcuna difficoltà, passa dalla preistoria alla matematica. Per un adulto potrebbero sembrare due mondi completamente differenti; nella mente curiosa di un bambino sono semplicemente altre cose da conoscere. E forse è questa una delle lezioni che l’infanzia può davvero restituirci: prima che qualcuno ci insegni a dividere il sapere in compartimenti, conoscere è soprattutto divertente.</p>
</section>
<div class="partenope-story-divider">
<div class="partenope-story-divider__mark"> </div>
</div>
<!-- =====================================================
         SCHERZETTO
         ===================================================== -->
<section class="partenope-interview">
<h2 class="partenope-interview__question"><span class="partenope-interview__label">Partenope domanda</span> «Hai qualche aneddoto particolare su di te?»</h2>
<div class="partenope-interview__answer partenope-interview__answer--short"><span class="partenope-interview__speaker"> Lorenzo </span>
<p>«Sì. Si chiama Scherzetto. Ho fatto un film.»</p>
</div>
</section>
<section class="partenope-chapter">
<p>La risposta arriva così, senza preparazione e senza bisogno di aggiungere altro. Dinosauri, scuola, taekwondo, matematica, Sonic, Napoli e poi, quasi fosse una cosa assolutamente normale da inserire nell’elenco delle proprie giornate, un film.</p>
</section>
<!-- =====================================================
         FOTO 5
         SCHERZETTO
         ===================================================== -->
<figure class="partenope-image-portrait"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/09/Lorenzo-Perrotta-Scherzetto.png" alt="Lorenzo Perrotta e l'esperienza cinematografica legata al film Scherzetto" width="600" height="800" />
<figcaption>La storia che fino a questo momento era rimasta sullo sfondo: Lorenzo Perrotta e l’esperienza di Scherzetto.</figcaption>
</figure>
<section class="partenope-interview">
<h2 class="partenope-interview__question"><span class="partenope-interview__label">Partenope domanda</span> «Aspetta&#8230; sei tu il Lorenzo Perrotta di cui si legge in giro?»</h2>
<div class="partenope-interview__answer partenope-interview__answer--short"><span class="partenope-interview__speaker"> Lorenzo </span>
<p>«Sì.»</p>
</div>
</section>
<section class="partenope-chapter">
<p>A sei anni, evidentemente, alcune risposte non hanno bisogno di essere complicate.</p>
</section>
<section class="partenope-interview">
<h2 class="partenope-interview__question"><span class="partenope-interview__label">Partenope domanda</span> «E allora raccontaci di Scherzetto&#8230;»</h2>
<div class="partenope-interview__answer partenope-interview__answer--short"><span class="partenope-interview__speaker"> Lorenzo </span>
<p>«Coming soon&#8230; ne parliamo prossimamente.»</p>
</div>
</section>
<!-- =====================================================
         CHIUSURA
         ===================================================== -->
<section class="partenope-chapter">
<p>Ed è giusto fermarci qui, perché questa volta Partenope voleva conoscere <strong>Lorenzo prima di conoscere l’attore</strong>. Il bambino che possiede più di cento dinosauri, che non vede l’ora di tornare a taekwondo, che ha appena cominciato la prima elementare, che ama la matematica, sua madre, la sua famiglia, il mare, Napoli e quella mozzarella che, giustamente, tiene a precisare non essere esclusivamente napoletana.</p>
<p>Del cinema parleremo. Ci sarà tempo per raccontare <strong>Scherzetto</strong>, il set e tutto quello che è accaduto a un bambino napoletano che, mentre continuava semplicemente a essere Lorenzo, si è ritrovato davanti a una macchina da presa.</p>
<p>Per oggi ci piace lasciare <strong>Lorenzo Perrotta</strong> così: sei anni, un sorriso enorme, cento e più dinosauri e ancora un numero infinito di domande da fare al mondo.</p>
<p>Il resto, come dice lui, è <strong>coming soon</strong>.</p>
</section>
<!-- =====================================================
         APPROFONDIMENTO ESTERNO
         LINK DOFOLLOW
         ===================================================== -->
<aside class="partenope-fact-box">
<div class="partenope-box__label">Per conoscere Lorenzo</div>
<h2 class="partenope-box__title">Lorenzo Perrotta online</h2>
<p>Per conoscere il percorso di <strong>Lorenzo Perrotta</strong>, le sue attività e i prossimi progetti è possibile visitare il <a href="https://www.lorenzoperrotta.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>sito ufficiale di Lorenzo Perrotta</strong></a> oppure seguirlo sul <a href="https://www.instagram.com/lorenzoperrotta.official/" target="_blank" rel="noopener"><strong>profilo Instagram ufficiale</strong></a>.</p>
</aside>
<!-- =====================================================
         ENDING
         ===================================================== -->
<section class="partenope-ending">
<div class="partenope-ending__label">La storia continua</div>
<h2 class="partenope-ending__title">Coming soon.</h2>
<div class="partenope-ending__text">Questa volta abbiamo incontrato Lorenzo.<br />La prossima volta parleremo di Scherzetto.</div>
</section>
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         FIRMA
         ===================================================== --><footer class="partenope-signature">
<div class="partenope-signature__mark"> </div>
<div class="partenope-signature__name">Partenope</div>
<div class="partenope-signature__text">Napoli raccontata attraverso le sue storie, la sua memoria e le persone che la abitano.</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Varenne, addio al Capitano: il cavallo che ad Agnano mi fece scoprire l’ippica</title>
		<link>https://partenope.napoli.it/2026/08/18/varenne-agnano-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[masevolution]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 14:35:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Biografie]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[enzo giordano]]></category>
		<category><![CDATA[giampaolo minnucci]]></category>
		<category><![CDATA[gran premio lotteria]]></category>
		<category><![CDATA[gran premio lotteria di agnano]]></category>
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					<description><![CDATA[Napoli · Memoria · Ippica Varenne, addio al Capitano Il...]]></description>
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<!-- PARTENOPE:ARTICLE -->

<article class="partenope-article">

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       HERO
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  <header class="partenope-article-hero partenope-article-hero--cinematic">

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        alt="Varenne e il suo legame con l'Ippodromo di Agnano a Napoli"
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    </div>

    <div class="partenope-article-hero__inner">

      <div class="partenope-article-hero__category">
        Napoli · Memoria · Ippica
      </div>

      <h1 class="partenope-article-hero__title">
        Varenne,<br>
        addio al Capitano
      </h1>

      <p class="partenope-article-hero__subtitle">
        Il cavallo che ad Agnano mi fece scoprire l’ippica e che, ventisei anni dopo, continua a riportarmi al ragazzo che ero nel 2000.
      </p>

      <div class="partenope-article-hero__meta">
        <span>18 agosto 2026</span>
        <span>Storia di Napoli</span>
        <span>Memoria personale</span>
      </div>

    </div>

  </header>


  <!-- =====================================================
       INTRO
       ===================================================== -->

  <div class="partenope-article-body partenope-content">

    <div class="partenope-article-intro">

      <p>
        Oggi, quando ho letto che <strong>Varenne è morto</strong>, il primo pensiero non è andato ai suoi record, alle vittorie in giro per il mondo o a tutto quello che questo straordinario cavallo ha rappresentato per l’ippica italiana. Sono tornato indietro di ventisei anni, al 2000, quando avevo 23 anni e Varenne mi fece scoprire uno sport che fino a quel momento conoscevo appena.
      </p>

    </div>

    <p>
      È strano accorgersi di quanto un campione possa diventare parte della nostra memoria personale: ricordi lui, ma insieme a lui ricordi inevitabilmente chi eri tu in quel momento, gli anni che avevi, il modo in cui guardavi il mondo e quella prima emozione che, senza saperlo, avrebbe acceso una curiosità destinata ad accompagnarti negli anni successivi.
    </p>

    <p>
      Per me Varenne è stato questo. Prima di lui sapevo naturalmente dell’esistenza dell’ippica e conoscevo l’Ippodromo di Agnano, uno di quei luoghi che fanno parte della geografia e della storia di Napoli anche per chi non ha mai seguito una corsa. Ma tra sapere che esiste uno sport e cominciare a sentirne il fascino c’è una differenza enorme.
    </p>

    <p>
      Varenne riuscì a colmarla. Mi fece guardare le corse in maniera diversa, mi fece incuriosire, mi fece scoprire cosa ci fosse dietro quei pochi minuti trascorsi in pista e, soprattutto, riuscì a fare con me quello che fece con tantissimi italiani in quegli anni: portare l’ippica fuori dal recinto degli appassionati e trasformarla, almeno per qualche stagione, in qualcosa che riguardava tutti.
    </p>


    <!-- ===================================================
         STATEMENT — 2000
         =================================================== -->

    <section class="partenope-statement">

      <div class="partenope-statement__inner">

        <span class="partenope-statement__eyebrow">
          Il mio primo incontro con il Capitano
        </span>

        <span class="partenope-statement__number">
          2000
        </span>

        <h2 class="partenope-statement__title">
          Avevo 23 anni.
        </h2>

        <div class="partenope-statement__text">
          <p>
            Fu Varenne a farmi guardare davvero l’ippica per la prima volta. E quella curiosità nacque proprio ad Agnano.
          </p>
        </div>

      </div>

    </section>


    <!-- ===================================================
         CAPITOLO 1
         =================================================== -->

    <section class="partenope-chapter">

      <div class="partenope-chapter__eyebrow">
        Agnano · 7 maggio 2000
      </div>

      <h2 class="partenope-chapter__title">
        Il 2000, Agnano e l’inizio di un legame speciale
      </h2>

      <p>
        Il 7 maggio 2000 Varenne arrivò al <strong>Gran Premio Lotteria di Agnano</strong> e quella giornata sarebbe diventata una delle pagine fondamentali del suo rapporto con Napoli. Aveva già dimostrato di essere un cavallo fuori dal comune, ma ad Agnano accadde qualcosa che andava oltre il risultato sportivo: vincendo batteria e finale, riportò un cavallo italiano sul gradino più alto del Lotteria dopo un’attesa che durava dal 1963.
      </p>

      <p>
        Erano trascorsi trentasette anni e, in una città che sa trasformare lo sport in racconto collettivo, quella vittoria non poteva rimanere semplicemente una riga negli almanacchi.
      </p>

      <p>
        Io avevo 23 anni e fu proprio Varenne ad avvicinarmi realmente a quel mondo. Non ero un esperto di trotto e forse proprio per questo la sensazione che ricordo è ancora più significativa: non serviva conoscere ogni dettaglio tecnico per capire che si stava guardando qualcosa di eccezionale.
      </p>

      <p>
        C’erano la potenza, l’eleganza, la continuità impressionante dei risultati e quella capacità, propria soltanto dei grandissimi campioni, di farsi riconoscere anche da chi non possiede ancora gli strumenti per spiegare tecnicamente ciò che sta vedendo. Da lì cominciai a seguire l’ippica con un interesse che prima non avevo, imparando progressivamente nomi, corse e luoghi che fino a poco tempo prima non avrebbero significato molto per me.
      </p>

      <p>
        È forse questo uno dei meriti più grandi di Varenne e quello che le statistiche, da sole, non riusciranno mai a raccontare. Il Capitano non si limitò a vincere: <strong>fece conoscere l’ippica a una generazione di persone che probabilmente non si sarebbe mai avvicinata a quel mondo senza di lui</strong>.
      </p>

      <p>
        Accade raramente che un atleta diventi più famoso della disciplina alla quale appartiene, ma per qualche anno in Italia successe esattamente questo. Anche chi non seguiva il trotto conosceva Varenne, aspettava le sue grandi corse, sentiva parlare del Prix d’Amérique, dell’Elitloppet, del Lotteria. Era diventato un personaggio popolare senza smettere, naturalmente, di essere un cavallo da corsa.
      </p>

    </section>


    <!-- ===================================================
         PHOTO BREAK
         =================================================== -->

    <section class="partenope-photo-break">

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          alt="Varenne all'Ippodromo di Agnano durante gli anni della sua leggenda napoletana"
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      <div class="partenope-photo-break__content">

        <div class="partenope-photo-break__label">
          Gran Premio Lotteria
        </div>

        <h2 class="partenope-photo-break__title">
          Ad Agnano non arrivò soltanto un campione. Arrivò il Capitano.
        </h2>

      </div>

    </section>


    <!-- ===================================================
         CAPITOLO 2
         =================================================== -->

    <section class="partenope-chapter">

      <div class="partenope-chapter__eyebrow">
        Napoli lo adottò
      </div>

      <h2 class="partenope-chapter__title">
        Varenne non era nato a Napoli, ma Napoli lo adottò
      </h2>

      <p>
        Varenne nacque il <strong>19 maggio 1995 a Copparo, in provincia di Ferrara</strong>, nell’allevamento di Zenzalino. Sarebbe quindi sbagliato provare ad attribuirgli origini napoletane che non aveva. Ma Napoli possiede da sempre una particolare capacità di costruire appartenenze che non dipendono esclusivamente dal luogo di nascita: esistono persone, artisti e campioni che arrivano da altrove e che, dopo aver condiviso con la città qualcosa di irripetibile, finiscono per entrare nella sua memoria. Con Varenne accadde esattamente questo.
      </p>

      <p>
        Il rapporto si consolidò negli anni immediatamente successivi. Dopo la vittoria del 2000, il Capitano tornò ad Agnano nel <strong>2001 e vinse nuovamente il Lotteria</strong>. Poi si ripresentò nel 2002 e fece qualcosa che nessun cavallo era mai riuscito a fare prima: conquistò il Gran Premio per la terza volta consecutiva.
      </p>

    </section>


    <!-- ===================================================
         TIMELINE AGNANO
         =================================================== -->

    <section class="partenope-timeline">

      <div class="partenope-timeline__header">

        <span class="partenope-timeline__eyebrow">
          Il Capitano ad Agnano
        </span>

        <h2 class="partenope-timeline__title">
          Tre anni. Tre Lotteria. Una leggenda.
        </h2>

      </div>

      <div class="partenope-timeline__items">

        <div class="partenope-timeline__item">

          <div class="partenope-timeline__date">
            2000
          </div>

          <div class="partenope-timeline__content">
            <h3>La prima vittoria</h3>
            <p>
              Varenne vince batteria e finale e riporta un cavallo italiano al successo nel Gran Premio Lotteria dopo trentasette anni.
            </p>
          </div>

        </div>


        <div class="partenope-timeline__item">

          <div class="partenope-timeline__date">
            2001
          </div>

          <div class="partenope-timeline__content">
            <h3>Il bis</h3>
            <p>
              Il Capitano torna sulla pista napoletana e conquista nuovamente il Lotteria.
            </p>
          </div>

        </div>


        <div class="partenope-timeline__item">

          <div class="partenope-timeline__date">
            2002
          </div>

          <div class="partenope-timeline__content">
            <h3>La terza consecutiva</h3>
            <p>
              Varenne completa un’impresa mai riuscita prima: tre Gran Premi Lotteria consecutivi.
            </p>
          </div>

        </div>

      </div>

    </section>


    <p>
      Tre edizioni, tre vittorie, dal 2000 al 2002, in un ippodromo che in occasione dei suoi trionfi arrivò a registrare circa <strong>25.000 presenze</strong>. Sono numeri che oggi possono sembrare appartenere a un’altra epoca dell’ippica, ma spiegano perfettamente quale fosse la dimensione raggiunta da Varenne e quale rapporto si fosse creato tra quel cavallo e il pubblico napoletano.
    </p>

    <p>
      Dietro quel legame c’era anche una storia profondamente napoletana. Uno dei proprietari che più di tutti ha legato il proprio nome a Varenne fu <strong>Enzo Giordano</strong>, imprenditore napoletano che aveva creduto nel cavallo quando la leggenda doveva ancora essere scritta.
    </p>

    <p>
      E poi c’era naturalmente <strong>Giampaolo Minnucci</strong>, il driver che nell’immaginario collettivo sarebbe diventato quasi inseparabile dal Capitano. Guardando Varenne correre si finiva inevitabilmente per osservare anche quell’intesa: non una semplice relazione tra cavallo e guidatore, ma una conoscenza costruita attraverso allenamenti, corse, errori, vittorie e migliaia di chilometri percorsi insieme.
    </p>


    <!-- ===================================================
         IMMAGINE WIDE
         =================================================== -->

    <figure class="partenope-image-wide">

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        alt="Varenne, uno dei più grandi trottatori della storia dell'ippica mondiale"
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      <figcaption>
        Varenne trasformò il trotto in un fenomeno capace di raggiungere anche chi non aveva mai seguito l’ippica.
      </figcaption>

    </figure>


    <!-- ===================================================
         CAPITOLO 3
         =================================================== -->

    <section class="partenope-chapter">

      <div class="partenope-chapter__eyebrow">
        Dall’Italia al mondo
      </div>

      <h2 class="partenope-chapter__title">
        Da Agnano al mondo: quando un trottatore italiano diventò il migliore
      </h2>

      <p>
        Limitare Varenne alle vittorie napoletane sarebbe però ingiusto nei confronti della dimensione mondiale raggiunta dalla sua carriera. Il suo palmarès racconta uno dei periodi più straordinari mai vissuti da un trottatore: vinse il <strong>Derby italiano del trotto</strong>, conquistò due volte il <strong>Prix d’Amérique</strong> a Vincennes, trionfò nell’<strong>Elitloppet</strong> di Stoccolma e nella <strong>Breeders Crown</strong> negli Stati Uniti, oltre naturalmente ai tre Lotteria consecutivi di Agnano.
      </p>

      <p>
        Nel 2001 riuscì addirittura a mettere insieme, nella stessa stagione, Prix d’Amérique, Lotteria, Elitloppet e Breeders Crown, portando l’ippica italiana ai vertici internazionali.
      </p>

      <p>
        Francia, Svezia, Stati Uniti, Italia: Varenne correva e vinceva ovunque.
      </p>

    </section>


    <!-- ===================================================
         NUMERI
         =================================================== -->

    <section class="partenope-stat-grid" aria-label="I numeri della carriera di Varenne">

      <div class="partenope-stat partenope-stat--featured">
        <span class="partenope-stat__value">62</span>
        <span class="partenope-stat__label">vittorie</span>
        <span class="partenope-stat__detail">in una carriera irripetibile</span>
      </div>

      <div class="partenope-stat">
        <span class="partenope-stat__value">73</span>
        <span class="partenope-stat__label">corse disputate</span>
        <span class="partenope-stat__detail">sulle piste più importanti del mondo</span>
      </div>

      <div class="partenope-stat">
        <span class="partenope-stat__value">6M+</span>
        <span class="partenope-stat__label">euro di premi</span>
        <span class="partenope-stat__detail">ma i numeri raccontano soltanto una parte della storia</span>
      </div>

    </section>


    <p>
      Alla fine della carriera avrebbe lasciato numeri impressionanti, con <strong>62 vittorie in 73 corse e oltre sei milioni di euro di premi</strong>, ma anche questi dati raccontano soltanto una parte della storia.
    </p>

    <p>
      Il fenomeno Varenne fu molto più grande del suo conto in banca o del numero di Gran Premi conquistati, perché riuscì a restituire centralità popolare a uno sport che raramente aveva avuto un protagonista capace di attraversare con tanta facilità i confini dell’ippica.
    </p>

    <p>
      Per chi, come me, aveva cominciato a interessarsi a questo mondo proprio grazie a lui, significava scoprire progressivamente tutto ciò che esiste dietro una corsa: il lavoro degli allevatori, la preparazione, gli allenatori, i driver, le genealogie, la tattica, la gestione fisica di un animale straordinario e quella quantità enorme di lavoro invisibile che precede i pochi minuti nei quali tutto viene deciso.
    </p>

    <p>
      Varenne fu una porta d’ingresso. E forse è proprio per questo che la notizia della sua morte oggi non riguarda soltanto gli appassionati più competenti: riguarda anche tutti quelli che, per qualche anno, accesero la televisione o andarono all’ippodromo semplicemente perché correva lui.
    </p>


    <!-- ===================================================
         FULL QUOTE
         =================================================== -->

    <section class="partenope-full-quote">

      <p class="partenope-full-quote__text">
        Prima ancora dei record, Varenne aveva fatto qualcosa di più raro:
        <strong>aveva fatto conoscere l’ippica a chi non la conosceva.</strong>
      </p>

    </section>


    <!-- ===================================================
         CAPITOLO 4
         =================================================== -->

    <section class="partenope-chapter">

      <div class="partenope-chapter__eyebrow">
        Maggio 2025
      </div>

      <h2 class="partenope-chapter__title">
        L’ultima volta ad Agnano, senza sapere che sarebbe stato un addio
      </h2>

      <p>
        La carriera agonistica terminò, ma il rapporto tra Varenne e Napoli non si interruppe. Il Capitano tornò negli anni ad Agnano come ospite e ogni volta la sua presenza riaccendeva inevitabilmente i ricordi di quelle domeniche nelle quali l’ippodromo era pieno per vederlo correre.
      </p>

      <p>
        Non aveva più bisogno della velocità per essere riconosciuto: bastava vederlo entrare nuovamente in quel luogo perché una parte del pubblico tornasse immediatamente al 2000, al 2001 e al 2002.
      </p>

      <p>
        L’ultimo ritorno assume oggi un significato particolarmente emozionante. Nel <strong>maggio 2025</strong>, alla vigilia dei suoi trent’anni e in occasione dei novant’anni dell’Ippodromo di Agnano, Varenne tornò ancora una volta sulla pista napoletana.
      </p>

      <p>
        La sua presenza era stata fortemente voluta da Enzo Giordano, morto il 2 maggio, appena due giorni prima del Gran Premio. Quella volontà fu comunque rispettata e il 4 maggio il Capitano sfilò ad Agnano, ormai lontanissimo dal cavallo che divorava le piste di tutto il mondo ma ancora perfettamente capace di evocare ciò che era stato.
      </p>

    </section>


    <aside class="partenope-history-box">

      <span class="partenope-box__label">
        L’ultimo ritorno
      </span>

      <h3 class="partenope-box__title">
        4 maggio 2025
      </h3>

      <p>
        Oggi è impossibile riguardare quelle immagini senza attribuire loro un significato diverso: nessuno poteva saperlo, ma quella passerella sarebbe diventata <strong>l’ultimo saluto di Varenne ad Agnano</strong>.
      </p>

    </aside>


    <p>
      C’è qualcosa di profondamente circolare in questa storia. Il cavallo che aveva riempito quell’ippodromo all’inizio del nuovo millennio era tornato venticinque anni dopo senza dover correre, senza un cronometro da battere e senza un traguardo da raggiungere.
    </p>

    <p>
      Era lì soltanto per essere visto e salutato. Per un campione sportivo forse è questa la misura definitiva della grandezza: quando il risultato non serve più, perché la memoria è già sufficiente.
    </p>


    <!-- ===================================================
         STORY DIVIDER
         =================================================== -->

    <div class="partenope-story-divider" aria-hidden="true">
      <span class="partenope-story-divider__mark"></span>
    </div>


    <!-- ===================================================
         CAPITOLO 5
         =================================================== -->

    <section class="partenope-chapter">

      <div class="partenope-chapter__eyebrow">
        18 agosto 2026
      </div>

      <h2 class="partenope-chapter__title">
        Oggi ho letto che Varenne è morto
      </h2>

      <p>
        Varenne è morto nella notte tra il <strong>17 e il 18 agosto 2026</strong>, a 31 anni, nell’allevamento LJ di Eboli, dove viveva dal marzo dell’anno precedente. Secondo quanto comunicato attraverso i suoi canali ufficiali, il veterinario ha accertato un <strong>infarto fulminante</strong>.
      </p>

      <p>
        Trentuno anni rappresentano un’età straordinariamente avanzata per un cavallo e Varenne aveva trascorso l’ultima parte della propria vita lontano dalle competizioni, circondato dalle attenzioni che spettavano a un animale che aveva dato moltissimo allo sport italiano.
      </p>

      <p>
        Eppure stamattina, leggendo la notizia, non ho pensato immediatamente al Varenne anziano. La memoria ha fatto quello che spesso fa quando perdiamo qualcuno o qualcosa che appartiene a una stagione lontana della nostra vita: ha cancellato gli anni trascorsi ed è tornata all’immagine che aveva conservato.
      </p>

      <p>
        Per me Varenne continua inevitabilmente a essere quello che correva ad Agnano mentre avevo 23 anni, quello che mi fece fermare davanti a uno sport che fino ad allora non avevo davvero conosciuto e che mi spinse a seguirlo proprio perché volevo capire cosa rendesse quel cavallo tanto diverso dagli altri.
      </p>

    </section>


    <!-- ===================================================
         STATEMENT PERSONALE
         =================================================== -->

    <section class="partenope-statement">

      <div class="partenope-statement__inner">

        <span class="partenope-statement__eyebrow">
          Ventisei anni dopo
        </span>

        <span class="partenope-statement__number">
          23 → 50
        </span>

        <h2 class="partenope-statement__title">
          Sono cambiato io. È cambiata Napoli. Ma quel ricordo è rimasto lì.
        </h2>

      </div>

    </section>


    <p>
      Oggi ne ho cinquanta e tra quel ragazzo e l’uomo che sta scrivendo queste righe è passata quasi una vita. Forse è anche per questo che la morte dei campioni della nostra giovinezza produce una sensazione difficile da spiegare: <strong>non ci ricorda soltanto che sono invecchiati loro, ma ci costringe per un momento a misurare il tempo trascorso anche su noi stessi</strong>.
    </p>

    <p>
      Varenne apparteneva al mio 2000 e scoprire che non c’è più significa inevitabilmente tornare a quegli anni, alle prime emozioni davanti all’ippica e a una Napoli che, come noi, nel frattempo è cambiata.
    </p>


    <!-- ===================================================
         CAPITOLO FINALE
         =================================================== -->

    <section class="partenope-chapter">

      <div class="partenope-chapter__eyebrow">
        La memoria di Agnano
      </div>

      <h2 class="partenope-chapter__title">
        Il Capitano continuerà a correre nella memoria di Agnano
      </h2>

      <p>
        Varenne non era nato a Napoli e Napoli non deve inventargli un’appartenenza che la storia non gli ha dato. Può rivendicare qualcosa di molto più bello: <strong>una parte fondamentale della sua leggenda è accaduta qui</strong>.
      </p>

      <p>
        Ad Agnano vinse tre Lotteria consecutivi, riportò nel 2000 un cavallo italiano al successo dopo trentasette anni, attirò decine di migliaia di persone e contribuì a scrivere alcune delle pagine più importanti della storia dell’ippodromo. Qui tornò anche quando non correva più, fino all’ultima passerella del maggio 2025.
      </p>

      <p>
        E soprattutto, qui Varenne fece quello che soltanto i grandissimi riescono a fare: emozionò anche chi non apparteneva al suo mondo. Io sono uno di quelli. A 23 anni mi fece scoprire l’ippica e da allora il suo nome è rimasto inevitabilmente legato, nella mia memoria, ad Agnano e a quella prima curiosità diventata passione per uno sport che prima osservavo da lontano.
      </p>

      <p>
        Un giorno chi non ha vissuto quegli anni potrà guardare le vecchie corse, leggere i risultati e scoprire che Varenne vinse in Francia, in Svezia, negli Stati Uniti e nei più importanti ippodromi italiani. Potrà studiarne i record e comprendere razionalmente perché venga considerato uno dei più grandi trottatori della storia.
      </p>

      <p>
        Ma per capire davvero che cosa rappresentasse bisognerà ascoltare anche chi c’era, perché esistono fenomeni sportivi che i numeri certificano ma che soltanto la memoria collettiva riesce a spiegare.
      </p>

      <p>
        Io quella memoria la conservo da quando avevo 23 anni. Oggi, a cinquant’anni, leggendo che il Capitano non c’è più, mi resta soprattutto la gratitudine per aver vissuto gli anni in cui un cavallo riuscì a far innamorare dell’ippica anche chi l’ippica non la conosceva ancora.
      </p>

    </section>

  </div>


  <!-- =====================================================
       ENDING
       ===================================================== -->

  <section class="partenope-ending">

    <span class="partenope-ending__label">
      Addio al Capitano
    </span>

    <h2 class="partenope-ending__title">
      Addio, Varenne.
    </h2>

    <div class="partenope-ending__text">

      <p>
        <strong>Napoli non era la città in cui sei nato, ma Agnano sarà per sempre uno dei luoghi in cui sei diventato leggenda.</strong>
      </p>

    </div>

  </section>


  <!-- =====================================================
       FIRMA PARTENOPE
       ===================================================== -->

  <footer class="partenope-signature">

    <span class="partenope-signature__mark"></span>

    <p class="partenope-signature__name">
      Partenope
    </p>

    <p class="partenope-signature__text">
      Storie, luoghi e memoria di Napoli.
    </p>

  </footer>

</article>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ippolito Cavalcanti</title>
		<link>https://partenope.napoli.it/2025/08/23/ippolito-cavalcanti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[masevolution]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Aug 2025 09:14:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Biografie]]></category>
		<category><![CDATA[cucina partenopea]]></category>
		<category><![CDATA[Cucina teorico-pratica]]></category>
		<category><![CDATA[duca di Buonvicino]]></category>
		<category><![CDATA[Ippolito Cavalcanti]]></category>
		<category><![CDATA[ricettario napoletano]]></category>
		<category><![CDATA[storia della gastronomia]]></category>
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					<description><![CDATA[Introduzione Ippolito Cavalcanti, duca di Buonvicino, è stato una delle...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Introduzione</h2>



<p><em>Ippolito Cavalcanti, duca di Buonvicino, è stato una delle figure più importanti della gastronomia italiana dell’Ottocento. Nato a Napoli nel 1787, apparteneva a una famiglia aristocratica, ma dedicò la sua vita alla cucina e alla divulgazione gastronomica. Con i suoi libri e le sue ricette, contribuì a fissare le basi della tradizione culinaria partenopea, portando la cucina napoletana dalle cucine popolari alle mense della nobiltà e della borghesia. La sua opera più celebre, Cucina teorico-pratica, è ancora oggi considerata un testo fondamentale della gastronomia italiana.</em></p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-1515543b" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-oneTwo-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-8991cc94" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Ippolito-Cavalcanti-Conserva-dUva-Rossa.jpg" alt="" class="wp-image-3375" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Ippolito-Cavalcanti-Conserva-dUva-Rossa.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Ippolito-Cavalcanti-Conserva-dUva-Rossa-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Ippolito-Cavalcanti-Conserva-dUva-Rossa-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Ippolito-Cavalcanti-Conserva-dUva-Rossa-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Conserva d’uva rossa – © 2025 Partenope.Napoli.it, tutti i diritti riservati</em></figcaption></figure>
</div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-c905ff9a" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<h2 class="wp-block-heading">La vita di Ippolito Cavalcanti</h2>



<p><em>Ippolito Cavalcanti nacque a <strong>Napoli nel 1787</strong> in una famiglia nobile: era duca di Buonvicino. Nonostante le origini aristocratiche, coltivò una passione profonda per la cucina, una scelta insolita per un uomo del suo rango. Questa passione lo portò a diventare cuoco e scrittore gastronomico, con un approccio che univa la conoscenza delle ricette popolari alla raffinatezza della cucina nobiliare.</em></p>



<p><em>Cavalcanti visse in un periodo storico complesso, tra la fine del Regno di Napoli e la nascita del Regno d’Italia. La sua opera rappresenta non solo un contributo alla gastronomia, ma anche una testimonianza culturale di un’epoca di grandi cambiamenti sociali.</em></p>
</div>
</div></div>



<h2 class="wp-block-heading">La cucina teorico-pratica</h2>



<p><em>Il suo nome è legato soprattutto all’opera <strong>Cucina teorico-pratica</strong>, pubblicata per la prima volta nel 1837. Il libro, scritto in italiano e in parte in dialetto napoletano, raccoglie centinaia di ricette, dalle preparazioni più raffinate alle pietanze popolari. È considerato il primo ricettario napoletano sistematico e rappresenta una pietra miliare per la storia della gastronomia italiana.</em></p>



<p><em>Tra le ricette più celebri contenute nel volume ci sono:</em></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>i <strong>maccheroni con il ragù</strong>, antesignani del moderno ragù napoletano</li>



<li>i <strong>timballi di pasta</strong> e altre preparazioni aristocratiche</li>



<li>i piatti di mare tipici del Golfo di Napoli</li>



<li>i dolci tradizionali come la pastiera e il migliaccio</li>
</ul>



<p><em>Un aspetto innovativo dell’opera è la presenza di ricette scritte in dialetto napoletano, con cui Cavalcanti volle rivolgersi direttamente al popolo, rendendo il libro accessibile non solo alla nobiltà ma anche alle classi popolari.</em></p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-402686be" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-oneTwo-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-22ca0c36" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Ippolito-Cavalcanti-Ragu-Napoletano.jpg" alt="" class="wp-image-3376" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Ippolito-Cavalcanti-Ragu-Napoletano.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Ippolito-Cavalcanti-Ragu-Napoletano-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Ippolito-Cavalcanti-Ragu-Napoletano-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Ippolito-Cavalcanti-Ragu-Napoletano-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">Ippolito Cavalcanti &#8211; <em>Ragù napoletano – © 2025 Partenope.Napoli.it, tutti i diritti riservati</em></figcaption></figure>
</div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-766b4c17" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<h2 class="wp-block-heading">L’influenza sulla cucina napoletana</h2>



<p><em>Grazie a Cavalcanti, molte ricette che oggi consideriamo classiche della cucina napoletana sono state codificate e tramandate. La sua opera ha avuto un ruolo decisivo nel consolidare l’identità gastronomica di Napoli e nel diffonderla anche oltre i confini della città.</em></p>



<p><em>La <a href="https://it.wikisource.org/wiki/Cucina_teorico-pratica" target="_blank" rel="noopener">Cucina teorico-pratica</a> è considerata un ponte tra due mondi: da un lato la tradizione contadina e popolare, fatta di ingredienti semplici e genuini; dall’altro la cucina aristocratica, più complessa e ricercata. Cavalcanti riuscì a unire queste due anime, creando un patrimonio comune che ancora oggi caratterizza la gastronomia partenopea.</em></p>
</div>
</div></div>



<h2 class="wp-block-heading">L’eredità culturale</h2>



<p><em>Ippolito Cavalcanti morì a Napoli nel <strong>1859</strong>, ma la sua eredità continua a vivere attraverso le sue opere e le ricette che hanno plasmato la tradizione culinaria napoletana.</em></p>



<p><em>Ancora oggi, studiosi di storia della gastronomia e appassionati di cucina riconoscono a Cavalcanti il merito di aver trasformato la cucina napoletana da patrimonio orale e popolare a tradizione scritta e condivisa. Il suo nome resta legato all’idea stessa di cucina napoletana come identità culturale.</em></p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-a701b0c4" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-twoOne-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope.jpg" alt="" class="wp-image-3334" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
</div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-b07f63b9" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column"><div id="rank-math-faq" class="rank-math-block">
<div class="rank-math-list ">
<div id="faq-question-1755939323303" class="rank-math-list-item">
<h6 class="rank-math-question "><strong>Chi era Ippolito Cavalcanti</strong></h6>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Ippolito Cavalcanti era un duca napoletano nato nel 1787, autore del libro <em>Cucina teorico-pratica</em>, considerato il primo ricettario sistematico della cucina napoletana.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1755939340090" class="rank-math-list-item">
<h6 class="rank-math-question "><strong>Qual è l’opera più famosa di Ippolito Cavalcanti</strong></h6>
<div class="rank-math-answer ">

<p>La sua opera più celebre è <em>Cucina teorico-pratica</em>, pubblicata nel 1837, che raccoglie centinaia di ricette popolari e aristocratiche.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1755939353895" class="rank-math-list-item">
<h6 class="rank-math-question "><strong>Perché è importante Ippolito Cavalcanti</strong></h6>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Perché ha contribuito a codificare la tradizione gastronomica napoletana, rendendola patrimonio comune e punto di riferimento per la cucina italiana.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1755939367447" class="rank-math-list-item">
<h6 class="rank-math-question "><strong>Quando morì Ippolito Cavalcanti</strong></h6>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Ippolito Cavalcanti morì a Napoli nel 1859.</p>

</div>
</div>
</div>
</div></div>
</div></div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Libero De Rienzo</title>
		<link>https://partenope.napoli.it/2025/08/23/libero-de-rienzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[masevolution]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Aug 2025 08:28:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Biografie]]></category>
		<category><![CDATA[attore napoletano]]></category>
		<category><![CDATA[David di Donatello]]></category>
		<category><![CDATA[La kryptonite nella borsa]]></category>
		<category><![CDATA[Libero De Rienzo]]></category>
		<category><![CDATA[Santa Maradona]]></category>
		<category><![CDATA[Smetto quando voglio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://partenope.napoli.it/?p=3362</guid>

					<description><![CDATA[Introduzione Libero De Rienzo biografia completa dell’attore napoletano e dei...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Introduzione</h2>



<p><em><strong>Libero De Rienzo biografia completa dell’attore napoletano e dei suoi film indimenticabili</strong>Libero De Rienzo è stato uno degli attori più originali e intensi del cinema italiano contemporaneo. Nato a Napoli nel 1977, è cresciuto in una famiglia legata al mondo del giornalismo e fin da giovane ha coltivato una profonda passione per il cinema e la recitazione. La sua carriera, anche se troppo breve, è stata costellata di interpretazioni indimenticabili che hanno conquistato pubblico e critica. Con uno stile autentico, capace di unire ironia, naturalezza e sensibilità, De Rienzo ha lasciato un segno profondo nel panorama culturale italiano.</em></p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-06523cd9" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-oneTwo-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-d0eef02a" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Libero-De-Rienzo.jpg" alt="Libero De Rienzo" class="wp-image-3363" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Libero-De-Rienzo.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Libero-De-Rienzo-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Libero-De-Rienzo-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Libero-De-Rienzo-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Libero De Rienzo – Foto di <a>Associazione Culturale Cinemazero</a></em> &#8211; via <a>Wikimedia Commons</a> – Licenza <a>CC BY-SA 2.0</a></figcaption></figure>
</div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-ccfe11d1" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<h2 class="wp-block-heading">La vita di Libero De Rienzo</h2>



<p><em>Libero De Rienzo nacque a <strong>Napoli il 24 febbraio 1977</strong>. Suo padre, Fiore De Rienzo, era un noto giornalista televisivo e vicecaporedattore della trasmissione Chi l’ha visto?. Questa influenza familiare contribuì a sviluppare in lui una forte sensibilità per la comunicazione e il racconto delle storie.</em></p>



<p><em>Durante l’infanzia e l’adolescenza si trasferì a Roma, città che divenne la sua base professionale. Nonostante ciò, non recise mai il legame con la sua terra d’origine, portando con sé il carattere e la profondità tipica dei napoletani.</em></p>



<p><em>Nella vita privata era sposato con la costumista Marcella Mosca, con la quale ebbe due figli. Sempre lontano dai riflettori del gossip, Libero preferì mantenere un profilo discreto, riservando la sua energia e il suo talento interamente al lavoro artistico.</em></p>
</div>
</div></div>



<h2 class="wp-block-heading">La carriera cinematografica</h2>



<p><em>Il grande successo arrivò nei primi anni Duemila, quando interpretò Bart nel film <strong>Santa Maradona</strong> (2001) di Marco Ponti. Il ruolo, che mescolava ironia, disincanto e vitalità, lo fece conoscere al grande pubblico e gli valse il <strong><a href="https://www.daviddidonatello.it/" target="_blank" rel="noopener">David di Donatello</a> come miglior attore non protagonista</strong>.</em></p>



<p><em>Da quel momento prese parte a numerose pellicole di successo, distinguendosi per la capacità di calarsi in ruoli molto diversi tra loro. Tra i film più importanti della sua carriera ricordiamo:</em></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em>Fortezza Bastiani</em> (2002)</li>



<li><em>Saimir</em> (2004) di Francesco Munzi</li>



<li><em>La kryptonite nella borsa</em> (2011) di Ivan Cotroneo, ambientato a Napoli</li>



<li>la trilogia di <em>Smetto quando voglio</em> (2014, 2017, 2018), in cui interpretava il simpatico e carismatico Bartolomeo Bonelli</li>
</ul>



<p><em>Il suo talento non si fermò alla recitazione. Nel 2006 si cimentò con la regia e diresse il film Sangue – La morte non esiste, presentato al Festival di Roma. L’opera confermò la sua sensibilità artistica e la voglia di esplorare linguaggi narrativi diversi.</em></p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-5f41b6c6" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-oneTwo-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-897f048c" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Fortapasc-Libero-De-Rienzo.jpg" alt="" class="wp-image-3364" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Fortapasc-Libero-De-Rienzo.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Fortapasc-Libero-De-Rienzo-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Fortapasc-Libero-De-Rienzo-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Fortapasc-Libero-De-Rienzo-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">Illustrazione ispirata al film “Fortapàsc” (2009) – Rigenerata con AI da Partenope.Napoli.it – © 2025 Partenope.Napoli.it, tutti i diritti riservati</figcaption></figure>
</div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-097e88a8" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<h2 class="wp-block-heading">Il legame con Napoli</h2>



<p><em>Pur avendo vissuto gran parte della sua vita a Roma, Libero De Rienzo non smise mai di sentirsi profondamente napoletano. Napoli rimase per lui un punto di riferimento, un luogo di identità culturale e di radici familiari.</em></p>



<p><em>Il film La kryptonite nella borsa rappresentò un ritorno simbolico alle origini, permettendogli di raccontare la città degli anni Settanta attraverso uno sguardo intimo e affettuoso. L’esperienza confermò quanto la sua napoletanità fosse parte integrante della sua formazione artistica e personale.</em></p>
</div>
</div></div>



<h2 class="wp-block-heading">L’eredità artistica</h2>



<p><em>La morte di Libero De Rienzo, avvenuta improvvisamente a Roma il <strong>15 luglio 2021</strong> all’età di 44 anni, lasciò un profondo vuoto nel mondo del cinema italiano. La notizia scosse colleghi, amici e spettatori, che lo ricordarono con grande affetto.</em></p>



<p><em>Il suo funerale fu una testimonianza del rispetto e dell’amore che il mondo dello spettacolo nutriva per lui. Attori, registi e personalità della cultura sottolinearono come De Rienzo fosse un interprete raro: capace di unire leggerezza e profondità, ironia e malinconia, sempre con una naturalezza disarmante.</em></p>



<p><em>Oggi la sua eredità sopravvive nei suoi film, che continuano a essere visti, studiati e amati. Le sue interpretazioni restano esempio di autenticità in un cinema spesso omologato, rendendolo un artista unico nel suo genere.</em></p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-a434290c" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-twoOne-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-d160044c" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope.jpg" alt="" class="wp-image-3334" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
</div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-617f8a8f" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column"><div id="rank-math-faq" class="rank-math-block">
<div class="rank-math-list ">
<div id="faq-question-1755936786619" class="rank-math-list-item">
<h6 class="rank-math-question "><strong>Chi era Libero De Rienzo</strong></h6>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Libero De Rienzo era un attore, regista e sceneggiatore napoletano, vincitore di un David di Donatello e protagonista di film cult come <em>Santa Maradona</em> e <em>Smetto quando voglio</em>.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1755936805067" class="rank-math-list-item">
<h6 class="rank-math-question "><strong>In quale città nacque Libero De Rienzo</strong></h6>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Libero De Rienzo nacque a Napoli il 24 febbraio 1977.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1755936820338" class="rank-math-list-item">
<h6 class="rank-math-question "><strong>Quali sono i film più famosi di Libero De Rienzo</strong></h6>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Tra i suoi film più noti ci sono <em>Santa Maradona</em>, <em>La kryptonite nella borsa</em> e la saga <em>Smetto quando voglio</em>.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1755936835651" class="rank-math-list-item">
<h6 class="rank-math-question "><strong>Quando è morto Libero De Rienzo</strong></h6>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Libero De Rienzo è morto il 15 luglio 2021 a Roma, all’età di 44 anni.</p>

</div>
</div>
</div>
</div></div>
</div></div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Totò Principe della Risata</title>
		<link>https://partenope.napoli.it/2025/08/23/toto-principe-della-risata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[masevolution]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Aug 2025 00:18:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Biografie]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio De Curtis]]></category>
		<category><![CDATA[biografia Totò]]></category>
		<category><![CDATA[poesia A Livella]]></category>
		<category><![CDATA[Principe della Risata]]></category>
		<category><![CDATA[quartiere Sanità Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Totò Napoli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://partenope.napoli.it/?p=3316</guid>

					<description><![CDATA[Introduzione Totò, nome d’arte di Antonio De Curtis, è il...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Introduzione</h2>



<p><em>Totò, nome d’arte di <strong>Antonio De Curtis</strong>, è il simbolo immortale della comicità napoletana e italiana. Conosciuto come il <strong>Principe della Risata</strong>, Totò ha segnato un’epoca diventando un punto di riferimento culturale per generazioni di spettatori. La sua vita e la sua carriera sono un intreccio di ironia, malinconia, talento e sensibilità che ancora oggi emozionano e divertono. Napoli, la città in cui nacque, resta indissolubilmente legata alla sua figura, e ogni angolo della città conserva tracce del suo passaggio e della sua eredità artistica.</em></p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-e0ce595f" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-oneTwo-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-69af2736" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<figure class="wp-block-image is-style-default"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Toto.jpg" alt="Totò" class="wp-image-3317" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Toto.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Toto-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Toto-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Toto-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">Totò e Peppino De Filippo nella celebre scena della lettera dal film “Totò, Peppino e… la malafemmina” (1956) – Immagine in Pubblico Dominio</figcaption></figure>
</div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-5b8fd339" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<h2 class="wp-block-heading">La Vita di Totò</h2>



<p><em>Totò nacque il <strong>15 febbraio 1898</strong> nel quartiere <strong>Sanità</strong> di Napoli. Proveniva da una famiglia umile e trascorse un’infanzia segnata da ristrettezze economiche. Fin da bambino mostrò una straordinaria capacità di osservazione e una vena comica naturale, caratteristiche che lo accompagnarono per tutta la vita.</em></p>



<p><em>Il riconoscimento nobiliare arrivò più tardi, trasformandolo ufficialmente in <strong>Principe Antonio De Curtis di Bisanzio Gagliardi</strong>. Tuttavia, pur assumendo un titolo aristocratico, Totò non rinnegò mai le sue radici popolari. Rimase sempre legato al suo quartiere e alla gente semplice, trovando in esse la linfa vitale per la sua comicità.</em></p>



<p><em>La giovinezza di Totò fu caratterizzata da una forte passione per il teatro e l’avanspettacolo. Iniziò con piccole esibizioni, spesso in locali di periferia, dove affinò la sua mimica e la sua capacità di improvvisazione. L’esperienza nelle compagnie teatrali gli permise di sviluppare un repertorio vasto e versatile, che spaziava dalla comicità surreale al dramma.</em></p>
</div>
</div></div>



<h2 class="wp-block-heading">La carriera artistica di Totò</h2>



<p><em>Totò divenne uno dei più grandi attori del Novecento. La sua filmografia comprende oltre <strong>90 pellicole</strong>, molte delle quali sono considerate capolavori del cinema italiano. La sua forza stava nella capacità di trasformare ogni ruolo in un’icona, unendo comicità immediata e critica sociale.</em></p>



<p><em>Tra i film più celebri troviamo:</em></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em>Guardie e ladri</em> (1951), con Aldo Fabrizi, che unisce commedia e riflessione sulla giustizia.</li>



<li><em>Miseria e nobiltà</em> (1954), tratto dall’opera di Eduardo Scarpetta, in cui il suo talento comico raggiunge livelli altissimi.</li>



<li><em>Totò Peppino e la malafemmina</em> (1956), in coppia con Peppino De Filippo, che resta uno dei film più amati dal pubblico italiano.</li>
</ul>



<p><em>La sua comicità era universale, comprensibile a tutti, ma allo stesso tempo ricca di intelligenza e critica sociale. Totò collaborò con grandi registi e attori, costruendo un repertorio che spaziava dalla farsa più leggera alla satira più pungente.</em></p>



<p><em>Non fu solo attore di cinema. Totò calcò i palcoscenici teatrali per decenni e si cimentò anche nella televisione nascente. Inoltre, cantò canzoni di successo e scrisse testi originali, dimostrando la sua versatilità come uomo di spettacolo completo.so tempo. Non fu solo attore: Totò era anche cantante, autore di testi e uomo di spettacolo completo.</em></p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-cb88ab41" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-oneTwo-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Antonio-De-Curtis.jpg" alt="Antonio De Curtis" class="wp-image-3318" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Antonio-De-Curtis.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Antonio-De-Curtis-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Antonio-De-Curtis-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Antonio-De-Curtis-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">Totò in una scena del film “Totò Chirurgo” (Totò Diabolicus) – Immagine in Pubblico Dominio, fonte Wikimedia Commons</figcaption></figure>
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<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-fb6984bf" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<h2 class="wp-block-heading">Totò poeta e filosofo</h2>



<p><em>Accanto all’attore comico viveva un uomo profondo e malinconico. Totò scrisse poesie che rivelano la sua sensibilità e la sua capacità di osservare la vita con occhio critico. La più famosa è <strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=AZ8mrzSKzQs&amp;pp=ygUNI2F0cmliZWxsYW1pYQ%3D%3D" target="_blank" rel="noopener">’A Livella</a></strong>, in cui affronta il tema della morte con ironia e filosofia, ricordando che davanti ad essa non esistono differenze sociali.</em></p>



<p><em>Le sue poesie, le canzoni e le riflessioni mostrano un lato intellettuale spesso poco conosciuto dal grande pubblico, ma che contribuisce a definire Totò come un artista completo e poliedrico.</em></p>
</div>
</div></div>



<h2 class="wp-block-heading">L’Eredità di Totò</h2>



<p><em>Totò morì a Roma il <strong>15 aprile 1967</strong>. La sua scomparsa commosse profondamente l’Italia intera. Ai suoi funerali parteciparono decine di migliaia di persone, e a Napoli furono organizzati tre cortei funebri in suo onore. Un tributo che racconta meglio di qualsiasi parola l’amore del popolo per il Principe della Risata.</em></p>



<p><em>Oggi la sua eredità è viva più che mai. Napoli gli ha dedicato statue, murales, mostre e iniziative culturali. Nel quartiere Sanità, la sua casa natale è diventata un punto di riferimento per chi vuole conoscere da vicino la sua storia. Le nuove generazioni continuano a guardare i suoi film, ridendo delle sue battute ma anche riflettendo sui messaggi che esse contengono.</em></p>



<p><em>Totò è più di un attore comico. È un simbolo universale della capacità partenopea di affrontare la vita con ironia, passione e coraggio. La sua figura unisce passato e presente, diventando un ponte culturale tra Napoli e il resto del mondo.</em></p>



<p><strong>Livio Olino</strong></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-5792a13e" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-twoOne-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope.jpg" alt="" class="wp-image-3334" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
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<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-50b03f72" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column"><div id="rank-math-faq" class="rank-math-block">
<div class="rank-math-list ">
<div id="faq-question-1755909989979" class="rank-math-list-item">
<h6 class="rank-math-question ">Chi era Totò</h6>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Totò era Antonio De Curtis, attore, comico, poeta e cantante napoletano, conosciuto come il Principe della Risata.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1755910003738" class="rank-math-list-item">
<h6 class="rank-math-question "><strong>In quale quartiere nacque Totò</strong></h6>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Totò nacque nel quartiere Sanità di Napoli il 15 febbraio 1898.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1755910020941" class="rank-math-list-item">
<h6 class="rank-math-question ">Quali sono i film più famosi di Totò</h6>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Tra i suoi film più celebri ci sono Guardie e ladri, Miseria e nobiltà, Totò Peppino e la malafemmina.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1755910036658" class="rank-math-list-item">
<h6 class="rank-math-question "><strong>Cosa rappresenta la poesia A Livella di Totò</strong></h6>
<div class="rank-math-answer ">

<p>La poesia esprime l’uguaglianza degli uomini di fronte alla morte, diventando simbolo della filosofia e della visione di Totò.</p>

</div>
</div>
</div>
</div></div>
</div></div>



<p style="font-size:8px">Immagine di Copertina<br><em>Due cuori fra le belve (1943), con Totò – Fonte: Wikimedia Commons – Pubblico Dominio</em></p>
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			</item>
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		<title>In Memoria</title>
		<link>https://partenope.napoli.it/2021/05/28/progetto-partenope-napoli/</link>
		
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		<pubDate>Fri, 28 May 2021 11:51:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Biografie]]></category>
		<category><![CDATA[appartenenza napoletana]]></category>
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<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;origine del Progetto Partenope</h2>



<p><em>Il progetto <a href="https://partenope.napoli.it/2020/06/15/partenope/" data-type="post" data-id="2772">Partenope</a> nacque per dare voce a chi questa città la vive, l’ha vissuta e continuerà a viverla con tutto l’amore e la dedizione che si possono avere per un padre, una madre, un figlio. A ispirarlo furono i racconti di mio Padre, il suo vissuto, l’origine di una narrazione che a mano a mano avrebbe dovuto accogliere altri partenopei nel suo ambizioso mondo.</em></p>



<p><em>Purtroppo, un poco per la pandemia, un poco per tante altre vicissitudini, questo progetto si arenò sul nascere e tutti quei racconti che potevano essere portati alla luce rimasero custoditi nei cassetti della memoria di mio Padre.</em></p>



<p><em>Oggi, nel giorno del suo 76imo compleanno, a pochi giorni dalla sua scomparsa, ho deciso di ridare vita a quell’idea che emozionò il mio caro Papà e lo rese partecipe con tre articoli densi di storia e racconti di strada.</em></p>



<p><em>Le motivazioni sono semplici, e riguardano l’amore che mi ha trasmesso per la mia terra, la mia vera Patria, l’emozione con la quale parlava di Napoli, di Partenope e di tutto quel piccolo grande sapere che aveva interiorizzato della nostra amata città; ma soprattutto mi ha trasmesso il senso di appartenenza, qualcosa che è difficile da spiegare ma è facilissimo da riconoscere.</em></p>



<p><em>Papà ci ha lasciato il 17 Maggio 2021 e in sua memoria voglio riprendere qualcosa che possa renderlo orgoglioso, mettendo in pratica i preziosi insegnamenti che ci ha lasciato.</em></p>
</div>



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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="400" height="400" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2021/05/Giuseppe-Olino.jpg" alt="Giuseppe-Olino" class="wp-image-2840" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2021/05/Giuseppe-Olino.jpg 400w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2021/05/Giuseppe-Olino-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2021/05/Giuseppe-Olino-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2021/05/Giuseppe-Olino-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px" /></figure>
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</div></div>



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<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-48923b97" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="400" height="640" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2021/05/In-Memoria-Giuseppe-Olino.jpg" alt="In-Memoria-Giuseppe-Olino" class="wp-image-2842" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2021/05/In-Memoria-Giuseppe-Olino.jpg 400w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2021/05/In-Memoria-Giuseppe-Olino-188x300.jpg 188w" sizes="auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px" /></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Un’eredità da condividere con i napoletani</h2>



<p><em>Partenope resterà uno spazio aperto a tutti i napoletani (ma non solo a loro) che vorranno raccontare di Napoli, dei suoi vicoli, delle sue tradizioni e della sua immensa storia; un posto in cui potranno essere condivisi frammenti di vita quotidiana, perché Napoli e i suoi figli non sono mai banali e là dove c’è un racconto si nasconde sempre una piccola grande emozione.</em></p>



<p><em>Uno luogo d’incontro per studenti, operai, imprenditori, ristoratori, impiegati, disoccupati, pensionati, emigrati e chiunque altro vorrà raccontare la propria storia, perché la storia ci dice chi siamo, e questo è uno più grandi insegnamenti paterni mai ricevuti.</em></p>



<p><em>I colori, i suoni e i sapori di questa città in un contenitore che darà spazio a tutti e onorerà la memoria di un grande Partenopeo, mio Padre, Giuseppe Olino.</em></p>



<p><strong>Grazie Papà!</strong></p>



<p><strong>Livio Olino</strong></p>
</div>
</div></div>
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