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	<title>storia teatro napoletano &#8211; Partenope</title>
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		<title>Di generazione in generazione, il Teatro Sannazaro è storia di Napoli</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Feb 2026 18:14:42 +0000</pubDate>
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<p>Mio padre, sin da piccolo, mi ha insegnato la napoletanità attraverso racconti e visite nei luoghi culto e simbolici di questa città. Era solito, ogni tanto, dirmi: “Livio, oggi usciamo, ti faccio conoscere Napoli”, e io sapevo che in quel giorno avrei ascoltato le sue storie e visto cose che mi sarebbero rimaste dentro per sempre e, chissà, un giorno raccontate a mio figlio.</p>



<p>Il Teatro Sannazaro fu una di quelle tappe. Avevo circa sette anni quando arrivammo a Chiaia. Il teatro era chiuso, ma non per Papà, che andò a parlare con un signore in un bar all’ingresso di Via Chiaia e, dopo pochi minuti, si aprirono solo per noi le porte del teatro. Ricordo ancora l’emozione che ho vissuto nel vedere quel teatro. Ero piccolo, è vero, ma grazie agli insegnamenti di mio padre avevo già cominciato ad apprezzare le cose belle della mia città.</p>
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<p>Furono accese le luci solo per noi e un uomo anziano ci seguiva da dietro mentre mio padre cominciava a raccontare le sue storie. “Vedi Livio, a Napoli ci sono teatri importanti: il San Carlo, sicuramente il più prestigioso, l’Augusteo, il Mercadante, ma questo non è solo prestigioso e bello, questo teatro è il cuore teatrale di Napoli. Qui hanno recitato i più grandi attori di Napoli e su questo palco Eduardo Scarpetta è diventato uno dei padri del Teatro Partenopeo e qui lo stesso Eduardo decise di salire per l’ultima volta sul palco”.</p>



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<p>Ero un bambino, ero curioso e lì, ovviamente, mi nacque la curiosità per quell’attore dal cognome così buffo. Fino a qualche giorno prima la scarpetta la facevo nel sugo con il pane cafone, quel giorno scoprii che Scarpetta era stato un grande attore e soprattutto lo scrittore delle commedie napoletane più famose e durature. “Ricordi il film di Totò quando lui saliva sul tavolo e ballava con gli spaghetti in mano?” Ecco, Eduardo Scarpetta ha scritto “Miseria e Nobiltà” e su questo palco lo ha recitato tantissime volte.</p>
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<p>E poi continuò: “E dopo il grande Scarpetta arrivò il grande Eduardo e i fratelli De Filippo, perché i tre fratelli De Filippo si esibirono qui, prima grazie proprio a Scarpetta e poi da soli. I tre fratelli De Filippo sono la storia della commedia napoletana insieme a Totò. Sì, Livio, la storia della recitazione italiana è passata per questo teatro e oggi qui si esibisce un’altra grande attrice, Luisa Conte, e chissà che un giorno non riusciremo a vedere insieme un suo spettacolo”.</p>



<p>Ascoltare papà era emozionante, ti faceva rivivere la storia e ti faceva immaginare quei momenti. Lui non mi raccontò dei tempi bui del teatro e del lungo declino del dopoguerra. Come poteva dirmi che quel tempio del teatro napoletano era diventato un cinema che proiettava solo film “in terza visione” e, pur essendo nel salotto buono di Chiaia, era malfrequentato? Però mi raccontò che quel teatro fu fortemente voluto da uno dei nobili di Napoli e, prima di diventare teatro, era il chiostro di un ordine religioso spagnolo. Su quel palco, oltre ai grandi della commedia napoletana, erano passati i grandi dello spettacolo italiano. I nomi non me li fece, ma oggi tutti sappiamo che quel palco è stato calcato da Eleonora Duse e furono portate in scena opere scritte da Gabriele D’Annunzio, Roberto Bracco, Libero Bovio.</p>



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<p>Papà però mi disse: “Luisa Conte ha salvato questo teatro riportandolo al prestigio di Scarpetta e dei De Filippo e oggi, per chiunque, salire su questo palco è un onore”; fu in quel momento che conobbi due artisti partenopei, madre e figlio, che in quel periodo si stavano esibendo al Sannazaro: Peppe e Concetta Barra.</p>



<p>Due anni fa, in una delle passeggiate fatte con mio figlio, passammo per Via Chiaia. A mio figlio avevo da poco raccontato la storiella delle Statue di Piazza Plebiscito, mi girai verso il teatro e, indicandolo, dissi: “Vedi Giuseppe, quello è il primo teatro dove sono entrato, mi portò il nonno, il Teatro Sannazaro è meraviglioso”, e gli feci vedere delle foto dal cellulare. “Giuseppino, ti porterò, come ha fatto il nonno con me”.</p>
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<p>In quel teatro purtroppo Giuseppe non potrà entrare mai, ma il mio dovere oggi è raccontare una delle case più belle e importanti di questa meravigliosa città, il teatro di mille risate ed emozioni, il teatro che Napoli ha forse amato più di tutti e che sono sicuro rivivrà, perché ci sono posti che non possono restare cenere dopo il passaggio delle fiamme e, fino a quel momento, sta a noi adulti farlo vivere nella mente dei nostri bambini. </p>



<p>Napoli è questa: una linea sottile che si tramanda di padre in figlio, per generazioni, e ci sono luoghi che in quei racconti ci saranno sempre. </p>



<p>A presto, “bomboniera di Chiaia”, Napoli ti aspetta pronta a riabbracciarti e io sarò lì a mantenere la promessa fatta a mio figlio.</p>
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