Aldo Chiari: orgoglio partenopeo sul tetto del mondo con Elena Rybakina
Ci sono storie che non hanno bisogno di essere romanzate, perché sono già potentissime così.
La storia di Aldo Chiari è una di queste: una traiettoria che parte da Napoli, attraversa università, laboratori, centri sportivi, aeroporti e tornei internazionali, e approda direttamente sul tetto del tennis mondiale.
Preparatore fisico di altissimo livello, docente universitario, ricercatore e autore, Aldo oggi rappresenta l’immagine più autentica del talento partenopeo che conquista il mondo senza mai perdere le radici.
Il suo nuovo libro, Human Strength Matrix, in uscita a breve, è la sintesi di una filosofia che unisce scienza, movimento umano, esperienza sul campo e una mentalità che è soltanto sua: concreta, rigorosa, umile, ma con una visione chiara.

WTA Finals
Da aprile 2025 è entrato nello staff della tennista kazaka Elena Rybakina, allora numero 11 al mondo e oggi numero 5.
Da quel momento è cambiato tutto.
Una stagione in crescita continua, una ritrovata potenza fisica e mentale, una gestione personalizzata delle esigenze dell’atleta… fino all’impresa che ha chiuso il cerchio:
🏆 la vittoria delle WTA Finals di Ryad, contro la numero 1 al mondo.
Un trionfo che porta molte firme — perché nel tennis moderno si vince di squadra — ma tra quelle firme c’è, forte e chiara, quella di un napoletano autentico, che lavora in silenzio mentre gli altri fanno rumore.
Aldo è stato parte integrante di quella rinascita, nel corpo e nella testa di una delle giocatrici più potenti del circuito.
Oggi abbiamo il piacere e l’onore di intervistarlo con cinque domande che raccontano il professionista… ma anche l’uomo.
Chi è Aldo Chiari
«Sono una persona che viene dal niente, anzi dal sotto-zero. La mia vita è iniziata in salita e tutto ciò che ho costruito nasce da anni di disciplina, sacrificio e quella mentalità marziale che mi accompagna fin dai tempi della Muay Thai: onore, rispetto, lealtà e capacità di stare nel fuoco senza arretrare.
Ho sempre cercato di trasformare le difficoltà in opportunità. Ogni caduta, ogni delusione, ogni porta chiusa è diventata un momento di crescita. E così, passo dopo passo, sono arrivato a lavorare con atleti di livello mondiale.
Per molti questo è “successo”, per me è semplicemente una fase del percorso: un punto da cui rilanciare verso qualcosa di ancora più grande.

La Famiglia e la Napoletanità
Nel mio cammino però non sono stato solo. Mia moglie è stata ed è una parte decisiva della mia storia: presenza costante, equilibrio, supporto nei momenti complessi, lucidità nei passaggi delicati. Ha creduto in me quando non era scontato farlo, e insieme abbiamo costruito una famiglia che per me è un vero rifugio, il luogo dove i miei valori marziali diventano quotidianità.
E poi c’è la mia napoletanità: una radice forte, un carattere che mi accompagna, un senso di appartenenza che mi ha sempre dato forza e direzione.
Chi sono?
Sono un combattente che non si è mai arreso, che ha imparato a prendere il meglio anche dai momenti peggiori, e che ogni giorno continua a lavorare per diventare una versione più grande di sé stesso.»
Il tuo percorso: dagli studi al campo, fino alla nascita di Human Strength Matrix
«Il mio percorso parte da lontano e nasce prima di tutto dallo sport. Da ragazzo ho praticato un po’ di tutto: sport di squadra, individuali, forza, resistenza… ma il filo conduttore sono sempre state le arti marziali. Ho studiato tante discipline fino ad arrivare alla Muay Thai, che è diventata la mia grande passione. Da lì sono cresciuto come atleta professionista, insegnante e allenatore, seguendo anche atleti internazionali e campioni europei.
Accanto alla pratica ho sempre dato grande importanza alla formazione:
mi sono laureato in Scienze Motorie, poi ho preso la Magistrale LM-67 in Attività Preventive e Adattate, ho conseguito un Master in Posturologia Clinica alla Federico II, oltre a vari brevetti CONI da preparatore fisico.
Nel 2005 entro nel mondo della preparazione fisica di alto livello, lavorando davvero in tante discipline: basket, tennis, scherma, calcio, arti marziali. Ogni sport mi ha dato qualcosa e mi ha permesso di ottenere risultati importanti.
- Nel basket vinco lo Scudetto con Napoli Basket Femminile come assistente preparatore e lavoro in Serie A1 con Napoli Basket Maschile
- Nel calcio collaboro come biomeccanico con squadre di Serie A come Torino, Genoa e Bari.
- Con la scherma collaboro con la nazionale nel 2008 nel team di Sandro Cuomo.
Nel 2015 un problema cardiaco mi obbliga a fermarmi e a rivedere tutto. È stato un momento complicato, ma anche un punto di svolta.
Da lì ho deciso di dedicarmi completamente alla parte scientifica del mio lavoro.
Ho costruito un metodo personale, mettendo insieme IMU, elettromiografia, videoanalisi e sistemi di valutazione del movimento in un modo che fosse davvero utile sul campo, non solo sulla carta.
Questo percorso mi porta poi all’università: divento docente al Master del San Raffaele e successivamente docente anche al Master dell’Università della Calabria.
Nel tennis, grazie alla collaborazione con Marco Panichi, lavoro per quattro anni come biomeccanico con Novak Djokovic, oltre che con altri atleti della top ten e con la Federazione Italiana Tennis.
Oggi sono il preparatore atletico di Elena Rybakina, una delle atlete più forti al mondo. Insieme abbiamo già vinto due tornei importanti e soprattutto le WTA Finals, battendo la numero uno al mondo.
In tutto questo ho creato anche il Best Performance Lab a Napoli, un centro di biomeccanica e valutazione del movimento avanzatissimo. È un progetto che rappresenta la sintesi perfetta di tutto ciò che ho costruito: sport, scienza, tecnologia e la mia mentalità marziale.
Questo è il mio cammino: un percorso nato sul campo, cresciuto con lo studio e affinato con un lavoro costante di ricerca personale, sempre con la stessa voglia di migliorare e andare avanti.»
Rybakina: una stagione che ha cambiato tutto

«La stagione con Elena è stata davvero incredibile. Siamo partiti a metà anno — senza la possibilità di fare tutto il lavoro di preparazione “ideale” — eppure fin da subito ho trovato un team accogliente e soprattutto con Elena si è creato un feeling lavorativo molto forte e sincero.
Nonostante le difficoltà iniziali — tempi ristretti, problemi da gestire, esigenze fisiche, tutto da costruire — abbiamo lavorato con grande unità e fiducia reciproca.
Io credo fermamente che: o vinciamo insieme, o impariamo insieme.
E secondo me è stato questo spirito di squadra a fare la differenza.
Il risultato non si è fatto attendere: abbiamo chiuso la stagione con numeri e risultati che raccontano più di tante parole. Elena ha messo a segno 516 ace in stagione: un dato enorme, che la pone al vertice tra le migliori serve-queen del circuito, e la prima donna dal 2016 a superare quota 500 aces.
Abbiamo vinto tre tornei, tra cui le WTA Finals — probabilmente il titolo più prestigioso dell’anno — battendo in finale la numero uno del mondo. Quel trofeo e quel match finale sono stati la consacrazione di un percorso di fiducia, lavoro duro e intesa con Elena e con tutto il team.
Ma più di ogni risultato, per me conta l’energia che si è creata, il clima che si è consolidato: non era “solo lavoro”. È diventata una piccola famiglia fatta di rispetto, condivisione e obiettivi comuni.
E sono davvero entusiasta per quello che abbiamo fatto — e ancora di più per quello che possiamo fare.»
Da partenopeo: come vivi Napoli quando giri l’Italia e come la vivi quando sei all’estero?

«Per me Napoli è qualcosa di profondissimo. La mia napoletanità la porto sempre con me, in Italia e all’estero, allo stesso modo. È una parte della mia identità che non cambia mai.
Nella storia ci sono stati tantissimi napoletani che hanno portato Napoli nel mondo con orgoglio, classe e dignità. E questa cosa oggi gira anche su internet in un video molto bello, dove si vedono figure importanti che, alla domanda “Italiano?”, rispondono: “No, napoletano.”
Tra tutti, quello che sento più vicino è Bud Spencer, che amo particolarmente.
Lui lo diceva ovunque: nelle interviste in Italia, nelle televisioni tedesche, nei film…
Quando gli chiedevano se fosse italiano, rispondeva sempre: “No, napoletano.”
È un modo di affermare un’identità, non di dividere.
Non è contro qualcosa: è a favore di qualcosa.
Ed è una cosa che un giorno mi piacerebbe poter dire anch’io, simbolicamente.
Perché Napoli, per me, non è solo una città: è un’identità, un’appartenenza, una radice che porto davanti con orgoglio.»
Il tuo rapporto con Napoli, oggi
«Il mio rapporto con Napoli oggi è… dicotomico.
Da una parte ho un amore strabordante per la mia città: cultura, colori, storia, gente.
Dall’altra, a volte, mi sento un po’ ferito.
Chi porta Napoli nel mondo, chi si impegna davvero, chi fa sacrifici — anche personali — per rappresentarla, non sempre riceve attenzione o sostegno. E questo, in certe situazioni, fa male.
È la stessa dinamica descritta da Raffaele Viviani nella poesia Campanilismo del 1923:
“E ched’è? ’O ssaccio fà pur’ io.
Senza pretese.”
Quel “ma cosa avrà fatto mai?”
Quel bisogno di sminuire.
Non generalizzo, perché sarebbe ingiusto: Napoli sa essere anche gratitudine, sostegno, affetto.
Ma quella parte che tende a minimizzare, purtroppo, esiste.
Alla fine, devi imparare a pagare questo prezzo: silenziare l’ego, lavorare per te stesso, per la tua famiglia e per i valori che porti avanti.
Però sì… un abbraccio dalla propria città, ogni tanto, farebbe davvero piacere.»

Chi è Aldo Chiari?
Aldo Chiari è un preparatore fisico partenopeo di altissimo livello, docente universitario, ricercatore e autore del libro Human Strength Matrix. Ha lavorato in molte discipline sportive, collaborato con atleti di livello internazionale e oggi fa parte dello staff di Elena Rybakina, una delle tenniste più forti del mondo.
Qual è il percorso professionale di Aldo Chiari?
Il suo percorso nasce dallo sport praticato sul campo – in particolare nelle arti marziali – e cresce con una lunga formazione accademica: laurea in Scienze Motorie, LM-67, Master in Posturologia Clinica e vari brevetti CONI. Ha lavorato nel basket, calcio, scherma, arti marziali e tennis, collaborando anche con Novak Djokovic. È docente al Master del San Raffaele e all’Università della Calabria. Dal 2025 segue Elena Rybakina.
Qual è stato il ruolo di Aldo Chiari nella stagione di Elena Rybakina?
Aldo è entrato nel team a metà stagione, contribuendo alla riorganizzazione fisica e mentale dell’atleta. Insieme hanno ottenuto tre titoli, numeri record come i 516 ace in stagione e soprattutto la vittoria delle WTA Finals di Ryad, battendo la numero 1 al mondo. Il suo approccio scientifico e la coesione del team sono stati fondamentali.
Cosa significa per Aldo essere napoletano quando lavora in Italia e all’estero?
Per Aldo la napoletanità è identità, radice, appartenenza. La porta con sé ovunque, come una forza interiore che orienta valori, mentalità e modo di vivere. Si riconosce nel celebre “No, napoletano” di Bud Spencer: un orgoglio culturale che non divide, ma afferma valore.
Qual è oggi il suo rapporto con Napoli?
Un rapporto profondo, viscerale e a tratti dicotomico. Aldo ama Napoli, ma riconosce che spesso chi fa grandi cose altrove non viene valorizzato allo stesso modo in città. È una dinamica antica, raccontata anche da Viviani in Campanilismo. Nonostante tutto, Napoli resta per lui identità, radice e forza quotidiana.
