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	<title>Storie &#8211; Partenope</title>
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	<description>Partenope: Napoli attraverso gli occhi della sua gente</description>
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	<title>Storie &#8211; Partenope</title>
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	<item>
		<title>Lorenzo Perrotta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[masevolution]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 17:16:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Biografie]]></category>
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					<description><![CDATA[Napoli · Persone · Interviste Lorenzo Perrotta,sei anni e un...]]></description>
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<!-- PARTENOPE:ARTICLE -->
<article class="partenope-article"><!-- =====================================================
       HERO
       FOTO 1
       ===================================================== --><header class="partenope-article-hero partenope-article-hero--cinematic partenope-article-hero--mobile-landscape">
<div class="partenope-article-hero__media"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/09/Lorenzo-Perrotta.png" alt="Lorenzo Perrotta, bambino napoletano di sei anni protagonista dell'intervista di Partenope" width="600" height="400" /></div>
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<div class="partenope-article-hero__category">Napoli · Persone · Interviste</div>
<h1 class="partenope-article-hero__title">Lorenzo Perrotta,<br />sei anni e un mondo da scoprire</h1>
<p class="partenope-article-hero__subtitle">«Ho fatto un film, si chiama Scherzetto»</p>
<div class="partenope-article-hero__meta">8 settembre 2026 · Intervista · Partenope</div>
</div>
</header><!-- =====================================================
       CORPO ARTICOLO
       ===================================================== -->
<div class="partenope-article-body partenope-content">
<p class="partenope-article-intro">Ci sono tanti modi per raccontare Napoli e l’identità partenopea. Possiamo farlo attraverso la storia, i monumenti, le tradizioni e i personaggi che hanno lasciato un segno nella città, ma qualche volta vale la pena cambiare prospettiva e provare a guardare Napoli dal basso, dall’altezza degli occhi di un bambino.</p>
<section class="partenope-chapter">
<div class="partenope-chapter__eyebrow">Partenope incontra</div>
<h2 class="partenope-chapter__title">Prima Lorenzo, poi tutto il resto</h2>
<p>Oggi Partenope incontra <strong>Lorenzo Perrotta</strong>, sei anni, napoletano, un sorriso enorme e magnetico e quella vitalità che sembra non conoscere interruttori: gioca, ride, canta, balla, fa sport, riempie la casa di dinosauri, fa domande continuamente e, se dipendesse da lui, probabilmente eliminerebbe il sonno dalle attività necessarie alla vita.</p>
<p>Lorenzo è soprattutto un bambino che ama. Ama profondamente la sua famiglia e le persone che gli stanno accanto, ama stare insieme agli altri, conoscere cose nuove e raccontare quello che ha appena scoperto. È curioso all’inverosimile, irrequieto, furbo, sempre in movimento e possiede quella meravigliosa fame di conoscenza tipica dell’infanzia, quando una domanda può generarne immediatamente altre dieci. Quest’anno, poi, nella sua vita è arrivato un passaggio importantissimo: <strong>ha iniziato la prima elementare</strong>. La scuola non è più soltanto il posto dove incontrare gli amichetti e giocare; adesso, come racconta lui con una certa rassegnazione divertita, «mi tocca studiare».</p>
<p>Fin qui potrebbe sembrare il ritratto di un bambino napoletano particolarmente vivace. Poi, quasi alla fine della nostra chiacchierata, gli chiediamo se abbia qualche aneddoto da raccontare. Lorenzo risponde con la naturalezza disarmante che soltanto un bambino potrebbe avere: <strong>«Sì, si chiama Scherzetto. Ho fatto un film»</strong>.</p>
<p>Ed è qui che questa intervista a <strong>Lorenzo Perrotta</strong> prende una direzione completamente diversa. Ma quella storia, proprio come promette Lorenzo, la racconteremo prossimamente.</p>
</section>
<!-- =====================================================
         FOTO 3
         ENERGIA
         ===================================================== -->
<figure class="partenope-image-portrait"><img decoding="async" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/09/Lorenzo-Perrotta-in-Movimento.png" alt="Lorenzo Perrotta in un momento di gioco, movimento e allegria" width="600" height="800" />
<figcaption>Sei anni e un’energia difficile da contenere: giocare, scoprire, muoversi e fare domande fanno parte della stessa giornata.</figcaption>
</figure>
<!-- =====================================================
         DOMANDA 1
         ===================================================== -->
<section class="partenope-interview">
<h2 class="partenope-interview__question"><span class="partenope-interview__label">Partenope domanda</span> «Lorenzo, raccontaci di te: com’è la tua giornata tipo?»</h2>
<div class="partenope-interview__answer"><span class="partenope-interview__speaker"> Lorenzo </span>
<p>«Mi piace tantissimo giocare con i miei dinosauri. Li conosco tutti! Mi piace tantissimo il Quetzalcoatlus, ma ne conosco tantissimi, proprio tutti. Per la gioia di mamma gioco anche con il cellulare, ballo e canto, ma soprattutto vado a scuola a giocare con i miei amichetti&#8230; anzi, giocavo! Adesso ho iniziato la prima elementare e mi tocca studiare, con mamma ovviamente.»</p>
</div>
</section>
<section class="partenope-chapter">
<p>È sufficiente cominciare a parlare di dinosauri perché la conversazione cambi immediatamente ritmo. Lorenzo non li considera semplicemente dei giocattoli: li conosce, li distingue, ne ricorda i nomi e soprattutto vuole sapere sempre qualcosa in più. La sua collezione racconta abbastanza bene le dimensioni della passione: in casa ci sono almeno sette grandi ceste piene di dinosauri e pupazzi e <strong>soltanto i dinosauri sono più di cento</strong>. Nel frattempo la vita continua tra scuola, musica, balli, giochi e quella prima elementare appena cominciata che segna uno dei passaggi più importanti dell’infanzia.</p>
</section>
<!-- =====================================================
         FOTO 2
         DINOSAURI
         ===================================================== -->
<figure class="partenope-image-portrait"><img decoding="async" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/09/Lorenzo-Perrotta-e-i-Dinosauri.png" alt="Lorenzo Perrotta con i dinosauri della sua collezione" width="600" height="800" />
<figcaption>Una delle passioni più grandi di Lorenzo Perrotta: dinosauri, preistoria e più di cento esemplari nella sua collezione.</figcaption>
</figure>
<section class="partenope-statement">
<div class="partenope-statement__inner">
<div class="partenope-statement__eyebrow">La collezione</div>
<div class="partenope-statement__number">100+</div>
<h2 class="partenope-statement__title">dinosauri.</h2>
<p class="partenope-statement__text">E soprattutto la voglia di sapere esattamente che cosa siano.</p>
</div>
</section>
<!-- =====================================================
         DOMANDA 2
         ===================================================== -->
<section class="partenope-interview">
<h2 class="partenope-interview__question"><span class="partenope-interview__label">Partenope domanda</span> «E fai qualche attività sportiva?»</h2>
<div class="partenope-interview__answer"><span class="partenope-interview__speaker"> Lorenzo </span>
<p>«Faccio taekwondo e ho fatto anche nuoto. Ho imparato a nuotare senza braccioli e a fare i tuffi! Ho fatto anche un anno di danza e non vedo l’ora di riprendere con il taekwondo.»</p>
</div>
</section>
<section class="partenope-chapter">
<p>Fermare Lorenzo, del resto, sembrerebbe quasi contrario alla sua natura. Prima la danza, poi il nuoto e il taekwondo raccontano un bambino che ha bisogno di muoversi, sperimentare e mettere alla prova il proprio corpo con la stessa curiosità con cui mette alla prova la mente. Del nuoto conserva orgogliosamente una conquista fondamentale per qualsiasi bambino: aver abbandonato i braccioli e imparato a tuffarsi. Adesso, però, aspetta soprattutto di poter tornare sul tatami.</p>
</section>
<!-- =====================================================
         DOMANDA 3
         ===================================================== -->
<section class="partenope-interview">
<h2 class="partenope-interview__question"><span class="partenope-interview__label">Partenope domanda</span> «Quali sono i tuoi film e cartoni animati preferiti?»</h2>
<div class="partenope-interview__answer"><span class="partenope-interview__speaker"> Lorenzo </span>
<p>«Jurassic Park mi piace tantissimo, infatti è anche per questo che adoro i dinosauri. Adesso mi piace tantissimo Teen Titans Go!. Ho avuto tante passioni, ma sicuramente quella più lunga è stata Sonic e ancora oggi ho tantissimi suoi pupazzi. Pensa che ho almeno sette ceste grandi piene di dinosauri e pupazzi e solo di dinosauri ne ho più di cento!»</p>
</div>
</section>
<section class="partenope-chapter">
<p>Difficile aspettarsi una risposta diversa da un bambino che potrebbe probabilmente trasformare una normale conversazione in una lezione improvvisata di paleontologia. <strong>Jurassic Park</strong> occupa inevitabilmente un posto speciale nel suo immaginario, mentre Sonic rappresenta una di quelle passioni dell’infanzia che resistono anche quando ne arrivano di nuove. Oggi c’è anche Teen Titans Go!, domani probabilmente arriverà qualcos’altro: a sei anni il mondo è abbastanza grande da poter cambiare passione continuamente senza doverne necessariamente abbandonare nessuna.</p>
</section>
<div class="partenope-story-divider">
<div class="partenope-story-divider__mark"> </div>
</div>
<!-- =====================================================
         NAPOLI
         ===================================================== -->
<section class="partenope-interview">
<h2 class="partenope-interview__question"><span class="partenope-interview__label">Partenope domanda</span> «Che rapporto hai con Napoli?»</h2>
<div class="partenope-interview__answer"><span class="partenope-interview__speaker"> Lorenzo </span>
<p>«Napoli la adoro. Mi piace tantissimo la pizza, mi piace stare vicinissimo al mare e mi sto appassionando anche al Napoli. Vorrei tanto andare allo stadio! Ho festeggiato tantissimo per i due scudetti, anche se ricordo molto meglio l’ultimo. E anche se non è proprio di Napoli, mi piace da morire la mozzarella. Napoli poi è bella perché posso fare tante cose con mamma e tantissime passeggiate, soprattutto vicino ai parchi. Mi ritengo fortunato di essere partenopeo.»</p>
</div>
</section>
<!-- =====================================================
         FOTO 4
         PIZZA / NAPOLI
         ===================================================== -->
<figure class="partenope-image-portrait"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/09/Lorenzo-Perrotta-e-la-Pizza.png" alt="Lorenzo Perrotta con la pizza durante un momento della sua quotidianità" width="600" height="800" />
<figcaption>Napoli raccontata all’altezza di sei anni passa anche attraverso una pizza, il mare vicino, le passeggiate e le giornate trascorse insieme.</figcaption>
</figure>
<section class="partenope-chapter">
<div class="partenope-chapter__eyebrow">Napoli vista da sei anni</div>
<h2 class="partenope-chapter__title">Lorenzo Perrotta e un’appartenenza che nasce dalle cose semplici</h2>
<p>Forse è proprio questa la risposta che racconta meglio Lorenzo. A sei anni il rapporto con una città non passa ancora attraverso le grandi categorie con le quali gli adulti cercano di definirne l’identità. Napoli è la pizza che gli piace mangiare, il mare che può vedere da vicino, le passeggiate con sua madre, i parchi, il calcio che sta cominciando a conquistarlo e la festa per gli scudetti. È un’appartenenza costruita attraverso esperienze semplici, ma proprio per questo profondissime.</p>
<p>La memoria dell’ultimo scudetto è naturalmente più nitida, mentre quello precedente appartiene a un’età nella quale i ricordi cominciano appena a sedimentarsi. C’è però già un desiderio preciso: <strong>andare allo stadio a vedere il Napoli</strong>. E poi c’è quella frase finale, «mi ritengo fortunato di essere partenopeo», che pronunciata da un bambino di sei anni possiede un significato particolare. L’identità non nasce improvvisamente quando diventiamo adulti: comincia a formarsi attraverso ciò che vediamo, ciò che mangiamo, le persone con cui camminiamo e i luoghi nei quali cresciamo.</p>
</section>
<blockquote class="partenope-full-quote">
<div class="partenope-full-quote__text">«Mi ritengo fortunato di essere partenopeo.»</div>
</blockquote>
<!-- =====================================================
         COSA INSEGNARE AGLI ADULTI
         ===================================================== -->
<section class="partenope-interview">
<h2 class="partenope-interview__question"><span class="partenope-interview__label">Partenope domanda</span> «Si dice che i bambini abbiano tanto da insegnarci. Tu cosa potresti insegnare agli adulti?»</h2>
<div class="partenope-interview__answer"><span class="partenope-interview__speaker"> Lorenzo </span>
<p>«Io so benissimo che il Giurassico finisce molto prima dell’arrivo dei mammut e poi quasi nessuno sa che il Giurassico non è stato il primo periodo: ce ne sono stati altri prima. E non esistono dinosauri marini: quelli che vivevano nel mare sono classificati come rettili marini. Anche gli pterodattili non sono dinosauri, sono rettili volanti. I dinosauri veri sono quelli terrestri. E poi mi piace tantissimo la matematica: con mamma mi metto sempre a fare un sacco di matematica.»</p>
</div>
</section>
<section class="partenope-chapter">
<p class="partenope-chapter__lead">La domanda sembra quasi una provocazione. Con Lorenzo, però, significa spalancare una porta.</p>
<p>Qualche precisazione scientifica, inevitabile quando a parlare è un paleontologo di sei anni: la classificazione è effettivamente più complessa di quella proposta spesso dai giocattoli e dai cartoni animati. Pterosauri e grandi rettili marini mesozoici non erano dinosauri, anche se hanno condiviso con loro parte della storia della Terra. Ed è proprio questo il punto interessante: Lorenzo non si accontenta di riconoscere un Tyrannosaurus o un Triceratops, vuole capire <strong>che cosa sia davvero un dinosauro</strong>.</p>
<p>Poi, senza alcuna difficoltà, passa dalla preistoria alla matematica. Per un adulto potrebbero sembrare due mondi completamente differenti; nella mente curiosa di un bambino sono semplicemente altre cose da conoscere. E forse è questa una delle lezioni che l’infanzia può davvero restituirci: prima che qualcuno ci insegni a dividere il sapere in compartimenti, conoscere è soprattutto divertente.</p>
</section>
<div class="partenope-story-divider">
<div class="partenope-story-divider__mark"> </div>
</div>
<!-- =====================================================
         SCHERZETTO
         ===================================================== -->
<section class="partenope-interview">
<h2 class="partenope-interview__question"><span class="partenope-interview__label">Partenope domanda</span> «Hai qualche aneddoto particolare su di te?»</h2>
<div class="partenope-interview__answer partenope-interview__answer--short"><span class="partenope-interview__speaker"> Lorenzo </span>
<p>«Sì. Si chiama Scherzetto. Ho fatto un film.»</p>
</div>
</section>
<section class="partenope-chapter">
<p>La risposta arriva così, senza preparazione e senza bisogno di aggiungere altro. Dinosauri, scuola, taekwondo, matematica, Sonic, Napoli e poi, quasi fosse una cosa assolutamente normale da inserire nell’elenco delle proprie giornate, un film.</p>
</section>
<!-- =====================================================
         FOTO 5
         SCHERZETTO
         ===================================================== -->
<figure class="partenope-image-portrait"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/09/Lorenzo-Perrotta-Scherzetto.png" alt="Lorenzo Perrotta e l'esperienza cinematografica legata al film Scherzetto" width="600" height="800" />
<figcaption>La storia che fino a questo momento era rimasta sullo sfondo: Lorenzo Perrotta e l’esperienza di Scherzetto.</figcaption>
</figure>
<section class="partenope-interview">
<h2 class="partenope-interview__question"><span class="partenope-interview__label">Partenope domanda</span> «Aspetta&#8230; sei tu il Lorenzo Perrotta di cui si legge in giro?»</h2>
<div class="partenope-interview__answer partenope-interview__answer--short"><span class="partenope-interview__speaker"> Lorenzo </span>
<p>«Sì.»</p>
</div>
</section>
<section class="partenope-chapter">
<p>A sei anni, evidentemente, alcune risposte non hanno bisogno di essere complicate.</p>
</section>
<section class="partenope-interview">
<h2 class="partenope-interview__question"><span class="partenope-interview__label">Partenope domanda</span> «E allora raccontaci di Scherzetto&#8230;»</h2>
<div class="partenope-interview__answer partenope-interview__answer--short"><span class="partenope-interview__speaker"> Lorenzo </span>
<p>«Coming soon&#8230; ne parliamo prossimamente.»</p>
</div>
</section>
<!-- =====================================================
         CHIUSURA
         ===================================================== -->
<section class="partenope-chapter">
<p>Ed è giusto fermarci qui, perché questa volta Partenope voleva conoscere <strong>Lorenzo prima di conoscere l’attore</strong>. Il bambino che possiede più di cento dinosauri, che non vede l’ora di tornare a taekwondo, che ha appena cominciato la prima elementare, che ama la matematica, sua madre, la sua famiglia, il mare, Napoli e quella mozzarella che, giustamente, tiene a precisare non essere esclusivamente napoletana.</p>
<p>Del cinema parleremo. Ci sarà tempo per raccontare <strong>Scherzetto</strong>, il set e tutto quello che è accaduto a un bambino napoletano che, mentre continuava semplicemente a essere Lorenzo, si è ritrovato davanti a una macchina da presa.</p>
<p>Per oggi ci piace lasciare <strong>Lorenzo Perrotta</strong> così: sei anni, un sorriso enorme, cento e più dinosauri e ancora un numero infinito di domande da fare al mondo.</p>
<p>Il resto, come dice lui, è <strong>coming soon</strong>.</p>
</section>
<!-- =====================================================
         APPROFONDIMENTO ESTERNO
         LINK DOFOLLOW
         ===================================================== -->
<aside class="partenope-fact-box">
<div class="partenope-box__label">Per conoscere Lorenzo</div>
<h2 class="partenope-box__title">Lorenzo Perrotta online</h2>
<p>Per conoscere il percorso di <strong>Lorenzo Perrotta</strong>, le sue attività e i prossimi progetti è possibile visitare il <a href="https://www.lorenzoperrotta.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>sito ufficiale di Lorenzo Perrotta</strong></a> oppure seguirlo sul <a href="https://www.instagram.com/lorenzoperrotta.official/" target="_blank" rel="noopener"><strong>profilo Instagram ufficiale</strong></a>.</p>
</aside>
<!-- =====================================================
         ENDING
         ===================================================== -->
<section class="partenope-ending">
<div class="partenope-ending__label">La storia continua</div>
<h2 class="partenope-ending__title">Coming soon.</h2>
<div class="partenope-ending__text">Questa volta abbiamo incontrato Lorenzo.<br />La prossima volta parleremo di Scherzetto.</div>
</section>
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         FIRMA
         ===================================================== --><footer class="partenope-signature">
<div class="partenope-signature__mark"> </div>
<div class="partenope-signature__name">Partenope</div>
<div class="partenope-signature__text">Napoli raccontata attraverso le sue storie, la sua memoria e le persone che la abitano.</div>
</footer></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Varenne, addio al Capitano: il cavallo che ad Agnano mi fece scoprire l’ippica</title>
		<link>https://partenope.napoli.it/2026/08/18/varenne-agnano-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[masevolution]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 14:35:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Biografie]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[enzo giordano]]></category>
		<category><![CDATA[giampaolo minnucci]]></category>
		<category><![CDATA[gran premio lotteria]]></category>
		<category><![CDATA[gran premio lotteria di agnano]]></category>
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					<description><![CDATA[Napoli · Memoria · Ippica Varenne, addio al Capitano Il...]]></description>
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<!-- PARTENOPE:ARTICLE -->

<article class="partenope-article">

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       HERO
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  <header class="partenope-article-hero partenope-article-hero--cinematic">

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        alt="Varenne e il suo legame con l'Ippodromo di Agnano a Napoli"
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    </div>

    <div class="partenope-article-hero__inner">

      <div class="partenope-article-hero__category">
        Napoli · Memoria · Ippica
      </div>

      <h1 class="partenope-article-hero__title">
        Varenne,<br>
        addio al Capitano
      </h1>

      <p class="partenope-article-hero__subtitle">
        Il cavallo che ad Agnano mi fece scoprire l’ippica e che, ventisei anni dopo, continua a riportarmi al ragazzo che ero nel 2000.
      </p>

      <div class="partenope-article-hero__meta">
        <span>18 agosto 2026</span>
        <span>Storia di Napoli</span>
        <span>Memoria personale</span>
      </div>

    </div>

  </header>


  <!-- =====================================================
       INTRO
       ===================================================== -->

  <div class="partenope-article-body partenope-content">

    <div class="partenope-article-intro">

      <p>
        Oggi, quando ho letto che <strong>Varenne è morto</strong>, il primo pensiero non è andato ai suoi record, alle vittorie in giro per il mondo o a tutto quello che questo straordinario cavallo ha rappresentato per l’ippica italiana. Sono tornato indietro di ventisei anni, al 2000, quando avevo 23 anni e Varenne mi fece scoprire uno sport che fino a quel momento conoscevo appena.
      </p>

    </div>

    <p>
      È strano accorgersi di quanto un campione possa diventare parte della nostra memoria personale: ricordi lui, ma insieme a lui ricordi inevitabilmente chi eri tu in quel momento, gli anni che avevi, il modo in cui guardavi il mondo e quella prima emozione che, senza saperlo, avrebbe acceso una curiosità destinata ad accompagnarti negli anni successivi.
    </p>

    <p>
      Per me Varenne è stato questo. Prima di lui sapevo naturalmente dell’esistenza dell’ippica e conoscevo l’Ippodromo di Agnano, uno di quei luoghi che fanno parte della geografia e della storia di Napoli anche per chi non ha mai seguito una corsa. Ma tra sapere che esiste uno sport e cominciare a sentirne il fascino c’è una differenza enorme.
    </p>

    <p>
      Varenne riuscì a colmarla. Mi fece guardare le corse in maniera diversa, mi fece incuriosire, mi fece scoprire cosa ci fosse dietro quei pochi minuti trascorsi in pista e, soprattutto, riuscì a fare con me quello che fece con tantissimi italiani in quegli anni: portare l’ippica fuori dal recinto degli appassionati e trasformarla, almeno per qualche stagione, in qualcosa che riguardava tutti.
    </p>


    <!-- ===================================================
         STATEMENT — 2000
         =================================================== -->

    <section class="partenope-statement">

      <div class="partenope-statement__inner">

        <span class="partenope-statement__eyebrow">
          Il mio primo incontro con il Capitano
        </span>

        <span class="partenope-statement__number">
          2000
        </span>

        <h2 class="partenope-statement__title">
          Avevo 23 anni.
        </h2>

        <div class="partenope-statement__text">
          <p>
            Fu Varenne a farmi guardare davvero l’ippica per la prima volta. E quella curiosità nacque proprio ad Agnano.
          </p>
        </div>

      </div>

    </section>


    <!-- ===================================================
         CAPITOLO 1
         =================================================== -->

    <section class="partenope-chapter">

      <div class="partenope-chapter__eyebrow">
        Agnano · 7 maggio 2000
      </div>

      <h2 class="partenope-chapter__title">
        Il 2000, Agnano e l’inizio di un legame speciale
      </h2>

      <p>
        Il 7 maggio 2000 Varenne arrivò al <strong>Gran Premio Lotteria di Agnano</strong> e quella giornata sarebbe diventata una delle pagine fondamentali del suo rapporto con Napoli. Aveva già dimostrato di essere un cavallo fuori dal comune, ma ad Agnano accadde qualcosa che andava oltre il risultato sportivo: vincendo batteria e finale, riportò un cavallo italiano sul gradino più alto del Lotteria dopo un’attesa che durava dal 1963.
      </p>

      <p>
        Erano trascorsi trentasette anni e, in una città che sa trasformare lo sport in racconto collettivo, quella vittoria non poteva rimanere semplicemente una riga negli almanacchi.
      </p>

      <p>
        Io avevo 23 anni e fu proprio Varenne ad avvicinarmi realmente a quel mondo. Non ero un esperto di trotto e forse proprio per questo la sensazione che ricordo è ancora più significativa: non serviva conoscere ogni dettaglio tecnico per capire che si stava guardando qualcosa di eccezionale.
      </p>

      <p>
        C’erano la potenza, l’eleganza, la continuità impressionante dei risultati e quella capacità, propria soltanto dei grandissimi campioni, di farsi riconoscere anche da chi non possiede ancora gli strumenti per spiegare tecnicamente ciò che sta vedendo. Da lì cominciai a seguire l’ippica con un interesse che prima non avevo, imparando progressivamente nomi, corse e luoghi che fino a poco tempo prima non avrebbero significato molto per me.
      </p>

      <p>
        È forse questo uno dei meriti più grandi di Varenne e quello che le statistiche, da sole, non riusciranno mai a raccontare. Il Capitano non si limitò a vincere: <strong>fece conoscere l’ippica a una generazione di persone che probabilmente non si sarebbe mai avvicinata a quel mondo senza di lui</strong>.
      </p>

      <p>
        Accade raramente che un atleta diventi più famoso della disciplina alla quale appartiene, ma per qualche anno in Italia successe esattamente questo. Anche chi non seguiva il trotto conosceva Varenne, aspettava le sue grandi corse, sentiva parlare del Prix d’Amérique, dell’Elitloppet, del Lotteria. Era diventato un personaggio popolare senza smettere, naturalmente, di essere un cavallo da corsa.
      </p>

    </section>


    <!-- ===================================================
         PHOTO BREAK
         =================================================== -->

    <section class="partenope-photo-break">

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          alt="Varenne all'Ippodromo di Agnano durante gli anni della sua leggenda napoletana"
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      </div>

      <div class="partenope-photo-break__content">

        <div class="partenope-photo-break__label">
          Gran Premio Lotteria
        </div>

        <h2 class="partenope-photo-break__title">
          Ad Agnano non arrivò soltanto un campione. Arrivò il Capitano.
        </h2>

      </div>

    </section>


    <!-- ===================================================
         CAPITOLO 2
         =================================================== -->

    <section class="partenope-chapter">

      <div class="partenope-chapter__eyebrow">
        Napoli lo adottò
      </div>

      <h2 class="partenope-chapter__title">
        Varenne non era nato a Napoli, ma Napoli lo adottò
      </h2>

      <p>
        Varenne nacque il <strong>19 maggio 1995 a Copparo, in provincia di Ferrara</strong>, nell’allevamento di Zenzalino. Sarebbe quindi sbagliato provare ad attribuirgli origini napoletane che non aveva. Ma Napoli possiede da sempre una particolare capacità di costruire appartenenze che non dipendono esclusivamente dal luogo di nascita: esistono persone, artisti e campioni che arrivano da altrove e che, dopo aver condiviso con la città qualcosa di irripetibile, finiscono per entrare nella sua memoria. Con Varenne accadde esattamente questo.
      </p>

      <p>
        Il rapporto si consolidò negli anni immediatamente successivi. Dopo la vittoria del 2000, il Capitano tornò ad Agnano nel <strong>2001 e vinse nuovamente il Lotteria</strong>. Poi si ripresentò nel 2002 e fece qualcosa che nessun cavallo era mai riuscito a fare prima: conquistò il Gran Premio per la terza volta consecutiva.
      </p>

    </section>


    <!-- ===================================================
         TIMELINE AGNANO
         =================================================== -->

    <section class="partenope-timeline">

      <div class="partenope-timeline__header">

        <span class="partenope-timeline__eyebrow">
          Il Capitano ad Agnano
        </span>

        <h2 class="partenope-timeline__title">
          Tre anni. Tre Lotteria. Una leggenda.
        </h2>

      </div>

      <div class="partenope-timeline__items">

        <div class="partenope-timeline__item">

          <div class="partenope-timeline__date">
            2000
          </div>

          <div class="partenope-timeline__content">
            <h3>La prima vittoria</h3>
            <p>
              Varenne vince batteria e finale e riporta un cavallo italiano al successo nel Gran Premio Lotteria dopo trentasette anni.
            </p>
          </div>

        </div>


        <div class="partenope-timeline__item">

          <div class="partenope-timeline__date">
            2001
          </div>

          <div class="partenope-timeline__content">
            <h3>Il bis</h3>
            <p>
              Il Capitano torna sulla pista napoletana e conquista nuovamente il Lotteria.
            </p>
          </div>

        </div>


        <div class="partenope-timeline__item">

          <div class="partenope-timeline__date">
            2002
          </div>

          <div class="partenope-timeline__content">
            <h3>La terza consecutiva</h3>
            <p>
              Varenne completa un’impresa mai riuscita prima: tre Gran Premi Lotteria consecutivi.
            </p>
          </div>

        </div>

      </div>

    </section>


    <p>
      Tre edizioni, tre vittorie, dal 2000 al 2002, in un ippodromo che in occasione dei suoi trionfi arrivò a registrare circa <strong>25.000 presenze</strong>. Sono numeri che oggi possono sembrare appartenere a un’altra epoca dell’ippica, ma spiegano perfettamente quale fosse la dimensione raggiunta da Varenne e quale rapporto si fosse creato tra quel cavallo e il pubblico napoletano.
    </p>

    <p>
      Dietro quel legame c’era anche una storia profondamente napoletana. Uno dei proprietari che più di tutti ha legato il proprio nome a Varenne fu <strong>Enzo Giordano</strong>, imprenditore napoletano che aveva creduto nel cavallo quando la leggenda doveva ancora essere scritta.
    </p>

    <p>
      E poi c’era naturalmente <strong>Giampaolo Minnucci</strong>, il driver che nell’immaginario collettivo sarebbe diventato quasi inseparabile dal Capitano. Guardando Varenne correre si finiva inevitabilmente per osservare anche quell’intesa: non una semplice relazione tra cavallo e guidatore, ma una conoscenza costruita attraverso allenamenti, corse, errori, vittorie e migliaia di chilometri percorsi insieme.
    </p>


    <!-- ===================================================
         IMMAGINE WIDE
         =================================================== -->

    <figure class="partenope-image-wide">

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        alt="Varenne, uno dei più grandi trottatori della storia dell'ippica mondiale"
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      <figcaption>
        Varenne trasformò il trotto in un fenomeno capace di raggiungere anche chi non aveva mai seguito l’ippica.
      </figcaption>

    </figure>


    <!-- ===================================================
         CAPITOLO 3
         =================================================== -->

    <section class="partenope-chapter">

      <div class="partenope-chapter__eyebrow">
        Dall’Italia al mondo
      </div>

      <h2 class="partenope-chapter__title">
        Da Agnano al mondo: quando un trottatore italiano diventò il migliore
      </h2>

      <p>
        Limitare Varenne alle vittorie napoletane sarebbe però ingiusto nei confronti della dimensione mondiale raggiunta dalla sua carriera. Il suo palmarès racconta uno dei periodi più straordinari mai vissuti da un trottatore: vinse il <strong>Derby italiano del trotto</strong>, conquistò due volte il <strong>Prix d’Amérique</strong> a Vincennes, trionfò nell’<strong>Elitloppet</strong> di Stoccolma e nella <strong>Breeders Crown</strong> negli Stati Uniti, oltre naturalmente ai tre Lotteria consecutivi di Agnano.
      </p>

      <p>
        Nel 2001 riuscì addirittura a mettere insieme, nella stessa stagione, Prix d’Amérique, Lotteria, Elitloppet e Breeders Crown, portando l’ippica italiana ai vertici internazionali.
      </p>

      <p>
        Francia, Svezia, Stati Uniti, Italia: Varenne correva e vinceva ovunque.
      </p>

    </section>


    <!-- ===================================================
         NUMERI
         =================================================== -->

    <section class="partenope-stat-grid" aria-label="I numeri della carriera di Varenne">

      <div class="partenope-stat partenope-stat--featured">
        <span class="partenope-stat__value">62</span>
        <span class="partenope-stat__label">vittorie</span>
        <span class="partenope-stat__detail">in una carriera irripetibile</span>
      </div>

      <div class="partenope-stat">
        <span class="partenope-stat__value">73</span>
        <span class="partenope-stat__label">corse disputate</span>
        <span class="partenope-stat__detail">sulle piste più importanti del mondo</span>
      </div>

      <div class="partenope-stat">
        <span class="partenope-stat__value">6M+</span>
        <span class="partenope-stat__label">euro di premi</span>
        <span class="partenope-stat__detail">ma i numeri raccontano soltanto una parte della storia</span>
      </div>

    </section>


    <p>
      Alla fine della carriera avrebbe lasciato numeri impressionanti, con <strong>62 vittorie in 73 corse e oltre sei milioni di euro di premi</strong>, ma anche questi dati raccontano soltanto una parte della storia.
    </p>

    <p>
      Il fenomeno Varenne fu molto più grande del suo conto in banca o del numero di Gran Premi conquistati, perché riuscì a restituire centralità popolare a uno sport che raramente aveva avuto un protagonista capace di attraversare con tanta facilità i confini dell’ippica.
    </p>

    <p>
      Per chi, come me, aveva cominciato a interessarsi a questo mondo proprio grazie a lui, significava scoprire progressivamente tutto ciò che esiste dietro una corsa: il lavoro degli allevatori, la preparazione, gli allenatori, i driver, le genealogie, la tattica, la gestione fisica di un animale straordinario e quella quantità enorme di lavoro invisibile che precede i pochi minuti nei quali tutto viene deciso.
    </p>

    <p>
      Varenne fu una porta d’ingresso. E forse è proprio per questo che la notizia della sua morte oggi non riguarda soltanto gli appassionati più competenti: riguarda anche tutti quelli che, per qualche anno, accesero la televisione o andarono all’ippodromo semplicemente perché correva lui.
    </p>


    <!-- ===================================================
         FULL QUOTE
         =================================================== -->

    <section class="partenope-full-quote">

      <p class="partenope-full-quote__text">
        Prima ancora dei record, Varenne aveva fatto qualcosa di più raro:
        <strong>aveva fatto conoscere l’ippica a chi non la conosceva.</strong>
      </p>

    </section>


    <!-- ===================================================
         CAPITOLO 4
         =================================================== -->

    <section class="partenope-chapter">

      <div class="partenope-chapter__eyebrow">
        Maggio 2025
      </div>

      <h2 class="partenope-chapter__title">
        L’ultima volta ad Agnano, senza sapere che sarebbe stato un addio
      </h2>

      <p>
        La carriera agonistica terminò, ma il rapporto tra Varenne e Napoli non si interruppe. Il Capitano tornò negli anni ad Agnano come ospite e ogni volta la sua presenza riaccendeva inevitabilmente i ricordi di quelle domeniche nelle quali l’ippodromo era pieno per vederlo correre.
      </p>

      <p>
        Non aveva più bisogno della velocità per essere riconosciuto: bastava vederlo entrare nuovamente in quel luogo perché una parte del pubblico tornasse immediatamente al 2000, al 2001 e al 2002.
      </p>

      <p>
        L’ultimo ritorno assume oggi un significato particolarmente emozionante. Nel <strong>maggio 2025</strong>, alla vigilia dei suoi trent’anni e in occasione dei novant’anni dell’Ippodromo di Agnano, Varenne tornò ancora una volta sulla pista napoletana.
      </p>

      <p>
        La sua presenza era stata fortemente voluta da Enzo Giordano, morto il 2 maggio, appena due giorni prima del Gran Premio. Quella volontà fu comunque rispettata e il 4 maggio il Capitano sfilò ad Agnano, ormai lontanissimo dal cavallo che divorava le piste di tutto il mondo ma ancora perfettamente capace di evocare ciò che era stato.
      </p>

    </section>


    <aside class="partenope-history-box">

      <span class="partenope-box__label">
        L’ultimo ritorno
      </span>

      <h3 class="partenope-box__title">
        4 maggio 2025
      </h3>

      <p>
        Oggi è impossibile riguardare quelle immagini senza attribuire loro un significato diverso: nessuno poteva saperlo, ma quella passerella sarebbe diventata <strong>l’ultimo saluto di Varenne ad Agnano</strong>.
      </p>

    </aside>


    <p>
      C’è qualcosa di profondamente circolare in questa storia. Il cavallo che aveva riempito quell’ippodromo all’inizio del nuovo millennio era tornato venticinque anni dopo senza dover correre, senza un cronometro da battere e senza un traguardo da raggiungere.
    </p>

    <p>
      Era lì soltanto per essere visto e salutato. Per un campione sportivo forse è questa la misura definitiva della grandezza: quando il risultato non serve più, perché la memoria è già sufficiente.
    </p>


    <!-- ===================================================
         STORY DIVIDER
         =================================================== -->

    <div class="partenope-story-divider" aria-hidden="true">
      <span class="partenope-story-divider__mark"></span>
    </div>


    <!-- ===================================================
         CAPITOLO 5
         =================================================== -->

    <section class="partenope-chapter">

      <div class="partenope-chapter__eyebrow">
        18 agosto 2026
      </div>

      <h2 class="partenope-chapter__title">
        Oggi ho letto che Varenne è morto
      </h2>

      <p>
        Varenne è morto nella notte tra il <strong>17 e il 18 agosto 2026</strong>, a 31 anni, nell’allevamento LJ di Eboli, dove viveva dal marzo dell’anno precedente. Secondo quanto comunicato attraverso i suoi canali ufficiali, il veterinario ha accertato un <strong>infarto fulminante</strong>.
      </p>

      <p>
        Trentuno anni rappresentano un’età straordinariamente avanzata per un cavallo e Varenne aveva trascorso l’ultima parte della propria vita lontano dalle competizioni, circondato dalle attenzioni che spettavano a un animale che aveva dato moltissimo allo sport italiano.
      </p>

      <p>
        Eppure stamattina, leggendo la notizia, non ho pensato immediatamente al Varenne anziano. La memoria ha fatto quello che spesso fa quando perdiamo qualcuno o qualcosa che appartiene a una stagione lontana della nostra vita: ha cancellato gli anni trascorsi ed è tornata all’immagine che aveva conservato.
      </p>

      <p>
        Per me Varenne continua inevitabilmente a essere quello che correva ad Agnano mentre avevo 23 anni, quello che mi fece fermare davanti a uno sport che fino ad allora non avevo davvero conosciuto e che mi spinse a seguirlo proprio perché volevo capire cosa rendesse quel cavallo tanto diverso dagli altri.
      </p>

    </section>


    <!-- ===================================================
         STATEMENT PERSONALE
         =================================================== -->

    <section class="partenope-statement">

      <div class="partenope-statement__inner">

        <span class="partenope-statement__eyebrow">
          Ventisei anni dopo
        </span>

        <span class="partenope-statement__number">
          23 → 50
        </span>

        <h2 class="partenope-statement__title">
          Sono cambiato io. È cambiata Napoli. Ma quel ricordo è rimasto lì.
        </h2>

      </div>

    </section>


    <p>
      Oggi ne ho cinquanta e tra quel ragazzo e l’uomo che sta scrivendo queste righe è passata quasi una vita. Forse è anche per questo che la morte dei campioni della nostra giovinezza produce una sensazione difficile da spiegare: <strong>non ci ricorda soltanto che sono invecchiati loro, ma ci costringe per un momento a misurare il tempo trascorso anche su noi stessi</strong>.
    </p>

    <p>
      Varenne apparteneva al mio 2000 e scoprire che non c’è più significa inevitabilmente tornare a quegli anni, alle prime emozioni davanti all’ippica e a una Napoli che, come noi, nel frattempo è cambiata.
    </p>


    <!-- ===================================================
         CAPITOLO FINALE
         =================================================== -->

    <section class="partenope-chapter">

      <div class="partenope-chapter__eyebrow">
        La memoria di Agnano
      </div>

      <h2 class="partenope-chapter__title">
        Il Capitano continuerà a correre nella memoria di Agnano
      </h2>

      <p>
        Varenne non era nato a Napoli e Napoli non deve inventargli un’appartenenza che la storia non gli ha dato. Può rivendicare qualcosa di molto più bello: <strong>una parte fondamentale della sua leggenda è accaduta qui</strong>.
      </p>

      <p>
        Ad Agnano vinse tre Lotteria consecutivi, riportò nel 2000 un cavallo italiano al successo dopo trentasette anni, attirò decine di migliaia di persone e contribuì a scrivere alcune delle pagine più importanti della storia dell’ippodromo. Qui tornò anche quando non correva più, fino all’ultima passerella del maggio 2025.
      </p>

      <p>
        E soprattutto, qui Varenne fece quello che soltanto i grandissimi riescono a fare: emozionò anche chi non apparteneva al suo mondo. Io sono uno di quelli. A 23 anni mi fece scoprire l’ippica e da allora il suo nome è rimasto inevitabilmente legato, nella mia memoria, ad Agnano e a quella prima curiosità diventata passione per uno sport che prima osservavo da lontano.
      </p>

      <p>
        Un giorno chi non ha vissuto quegli anni potrà guardare le vecchie corse, leggere i risultati e scoprire che Varenne vinse in Francia, in Svezia, negli Stati Uniti e nei più importanti ippodromi italiani. Potrà studiarne i record e comprendere razionalmente perché venga considerato uno dei più grandi trottatori della storia.
      </p>

      <p>
        Ma per capire davvero che cosa rappresentasse bisognerà ascoltare anche chi c’era, perché esistono fenomeni sportivi che i numeri certificano ma che soltanto la memoria collettiva riesce a spiegare.
      </p>

      <p>
        Io quella memoria la conservo da quando avevo 23 anni. Oggi, a cinquant’anni, leggendo che il Capitano non c’è più, mi resta soprattutto la gratitudine per aver vissuto gli anni in cui un cavallo riuscì a far innamorare dell’ippica anche chi l’ippica non la conosceva ancora.
      </p>

    </section>

  </div>


  <!-- =====================================================
       ENDING
       ===================================================== -->

  <section class="partenope-ending">

    <span class="partenope-ending__label">
      Addio al Capitano
    </span>

    <h2 class="partenope-ending__title">
      Addio, Varenne.
    </h2>

    <div class="partenope-ending__text">

      <p>
        <strong>Napoli non era la città in cui sei nato, ma Agnano sarà per sempre uno dei luoghi in cui sei diventato leggenda.</strong>
      </p>

    </div>

  </section>


  <!-- =====================================================
       FIRMA PARTENOPE
       ===================================================== -->

  <footer class="partenope-signature">

    <span class="partenope-signature__mark"></span>

    <p class="partenope-signature__name">
      Partenope
    </p>

    <p class="partenope-signature__text">
      Storie, luoghi e memoria di Napoli.
    </p>

  </footer>

</article>
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			</item>
		<item>
		<title>Di generazione in generazione, il Teatro Sannazaro è storia di Napoli</title>
		<link>https://partenope.napoli.it/2026/02/17/teatro-sannazaro-napoli-storia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[masevolution]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2026 18:14:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[concetta barra]]></category>
		<category><![CDATA[eduardo scarpetta]]></category>
		<category><![CDATA[fratelli de filippo]]></category>
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		<category><![CDATA[via chiaia]]></category>
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					<description><![CDATA[Furono accese le luci solo per noi e un uomo...]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="800" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/02/Teatro-Sannazaro.jpg" alt="" class="wp-image-3600" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/02/Teatro-Sannazaro.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/02/Teatro-Sannazaro-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">@Copyright Partenope &#8211; Generato con AI</figcaption></figure>
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<p>Mio padre, sin da piccolo, mi ha insegnato la napoletanità attraverso racconti e visite nei luoghi culto e simbolici di questa città. Era solito, ogni tanto, dirmi: “Livio, oggi usciamo, ti faccio conoscere Napoli”, e io sapevo che in quel giorno avrei ascoltato le sue storie e visto cose che mi sarebbero rimaste dentro per sempre e, chissà, un giorno raccontate a mio figlio.</p>



<p>Il Teatro Sannazaro fu una di quelle tappe. Avevo circa sette anni quando arrivammo a Chiaia. Il teatro era chiuso, ma non per Papà, che andò a parlare con un signore in un bar all’ingresso di Via Chiaia e, dopo pochi minuti, si aprirono solo per noi le porte del teatro. Ricordo ancora l’emozione che ho vissuto nel vedere quel teatro. Ero piccolo, è vero, ma grazie agli insegnamenti di mio padre avevo già cominciato ad apprezzare le cose belle della mia città.</p>
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<p>Furono accese le luci solo per noi e un uomo anziano ci seguiva da dietro mentre mio padre cominciava a raccontare le sue storie. “Vedi Livio, a Napoli ci sono teatri importanti: il San Carlo, sicuramente il più prestigioso, l’Augusteo, il Mercadante, ma questo non è solo prestigioso e bello, questo teatro è il cuore teatrale di Napoli. Qui hanno recitato i più grandi attori di Napoli e su questo palco Eduardo Scarpetta è diventato uno dei padri del Teatro Partenopeo e qui lo stesso Eduardo decise di salire per l’ultima volta sul palco”.</p>



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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="800" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/02/Il-Teatro-di-Napoli.jpg" alt="" class="wp-image-3601" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/02/Il-Teatro-di-Napoli.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/02/Il-Teatro-di-Napoli-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">@Copyright Partenope &#8211; Generato con AI</figcaption></figure>
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<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-69098707" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<p>Ero un bambino, ero curioso e lì, ovviamente, mi nacque la curiosità per quell’attore dal cognome così buffo. Fino a qualche giorno prima la scarpetta la facevo nel sugo con il pane cafone, quel giorno scoprii che Scarpetta era stato un grande attore e soprattutto lo scrittore delle commedie napoletane più famose e durature. “Ricordi il film di Totò quando lui saliva sul tavolo e ballava con gli spaghetti in mano?” Ecco, Eduardo Scarpetta ha scritto “Miseria e Nobiltà” e su questo palco lo ha recitato tantissime volte.</p>
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<p>E poi continuò: “E dopo il grande Scarpetta arrivò il grande Eduardo e i fratelli De Filippo, perché i tre fratelli De Filippo si esibirono qui, prima grazie proprio a Scarpetta e poi da soli. I tre fratelli De Filippo sono la storia della commedia napoletana insieme a Totò. Sì, Livio, la storia della recitazione italiana è passata per questo teatro e oggi qui si esibisce un’altra grande attrice, Luisa Conte, e chissà che un giorno non riusciremo a vedere insieme un suo spettacolo”.</p>



<p>Ascoltare papà era emozionante, ti faceva rivivere la storia e ti faceva immaginare quei momenti. Lui non mi raccontò dei tempi bui del teatro e del lungo declino del dopoguerra. Come poteva dirmi che quel tempio del teatro napoletano era diventato un cinema che proiettava solo film “in terza visione” e, pur essendo nel salotto buono di Chiaia, era malfrequentato? Però mi raccontò che quel teatro fu fortemente voluto da uno dei nobili di Napoli e, prima di diventare teatro, era il chiostro di un ordine religioso spagnolo. Su quel palco, oltre ai grandi della commedia napoletana, erano passati i grandi dello spettacolo italiano. I nomi non me li fece, ma oggi tutti sappiamo che quel palco è stato calcato da Eleonora Duse e furono portate in scena opere scritte da Gabriele D’Annunzio, Roberto Bracco, Libero Bovio.</p>



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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="800" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/02/Ricostruiamo-il-Sannazaro.jpg" alt="" class="wp-image-3602" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/02/Ricostruiamo-il-Sannazaro.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/02/Ricostruiamo-il-Sannazaro-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">@Copyright Partenope &#8211; Generato con AI</figcaption></figure>
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<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-aae3e63e" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<p>Papà però mi disse: “Luisa Conte ha salvato questo teatro riportandolo al prestigio di Scarpetta e dei De Filippo e oggi, per chiunque, salire su questo palco è un onore”; fu in quel momento che conobbi due artisti partenopei, madre e figlio, che in quel periodo si stavano esibendo al Sannazaro: Peppe e Concetta Barra.</p>



<p>Due anni fa, in una delle passeggiate fatte con mio figlio, passammo per Via Chiaia. A mio figlio avevo da poco raccontato la storiella delle Statue di Piazza Plebiscito, mi girai verso il teatro e, indicandolo, dissi: “Vedi Giuseppe, quello è il primo teatro dove sono entrato, mi portò il nonno, il Teatro Sannazaro è meraviglioso”, e gli feci vedere delle foto dal cellulare. “Giuseppino, ti porterò, come ha fatto il nonno con me”.</p>
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<p>In quel teatro purtroppo Giuseppe non potrà entrare mai, ma il mio dovere oggi è raccontare una delle case più belle e importanti di questa meravigliosa città, il teatro di mille risate ed emozioni, il teatro che Napoli ha forse amato più di tutti e che sono sicuro rivivrà, perché ci sono posti che non possono restare cenere dopo il passaggio delle fiamme e, fino a quel momento, sta a noi adulti farlo vivere nella mente dei nostri bambini. </p>



<p>Napoli è questa: una linea sottile che si tramanda di padre in figlio, per generazioni, e ci sono luoghi che in quei racconti ci saranno sempre. </p>



<p>A presto, “bomboniera di Chiaia”, Napoli ti aspetta pronta a riabbracciarti e io sarò lì a mantenere la promessa fatta a mio figlio.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Aldo Chiari: orgoglio partenopeo</title>
		<link>https://partenope.napoli.it/2025/11/30/aldo-chiari-rybakina-human-strength-matrix/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[masevolution]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Nov 2025 14:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Volti]]></category>
		<category><![CDATA[aldo chiari]]></category>
		<category><![CDATA[elena rybakina]]></category>
		<category><![CDATA[human strength matrix]]></category>
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					<description><![CDATA[Aldo Chiari: orgoglio partenopeo sul tetto del mondo con Elena...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Aldo Chiari: orgoglio partenopeo sul tetto del mondo con Elena Rybakina</h2>



<p>Ci sono storie che non hanno bisogno di essere romanzate, perché sono già potentissime così.<br>La storia di <strong>Aldo Chiari</strong> è una di queste: una traiettoria che parte da Napoli, attraversa università, laboratori, centri sportivi, aeroporti e tornei internazionali, e approda direttamente sul <strong>tetto del tennis mondiale</strong>.</p>



<p>Preparatore fisico di altissimo livello, docente universitario, ricercatore e autore, Aldo oggi rappresenta l’immagine più autentica del talento partenopeo che conquista il mondo senza mai perdere le radici.<br>Il suo nuovo libro, <strong>Human Strength Matrix</strong>, in uscita a breve, è la sintesi di una filosofia che unisce scienza, movimento umano, esperienza sul campo e una mentalità che è soltanto sua: concreta, rigorosa, umile, ma con una visione chiara.</p>



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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Aldo-Chiari.jpg" alt="Aldo Chiari" class="wp-image-3537" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Aldo-Chiari.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Aldo-Chiari-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Aldo-Chiari-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Aldo-Chiari-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">Aldo Chiari <em>© 2025 Partenope.Napoli.it, tutti i diritti riservati</em></figcaption></figure>
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<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-e21614c2" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<h2 class="wp-block-heading">WTA Finals</h2>



<p>Da aprile 2025 è entrato nello staff della tennista kazaka <strong>Elena Rybakina</strong>, allora numero 11 al mondo e oggi numero 5.<br>Da quel momento è cambiato tutto.</p>



<p>Una stagione in crescita continua, una ritrovata potenza fisica e mentale, una gestione personalizzata delle esigenze dell’atleta… fino all’impresa che ha chiuso il cerchio:<br><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/1f3c6.png" alt="🏆" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <strong>la vittoria delle WTA Finals di Ryad</strong>, contro la numero 1 al mondo.</p>
</div>
</div></div>



<p>Un trionfo che porta molte firme — perché nel tennis moderno si vince di squadra — ma tra quelle firme c’è, forte e chiara, quella di un <strong>napoletano autentico</strong>, che lavora in silenzio mentre gli altri fanno rumore.<br>Aldo è stato parte integrante di quella rinascita, nel corpo e nella testa di una delle giocatrici più potenti del circuito.</p>



<p>Oggi abbiamo il piacere e l’onore di intervistarlo con cinque domande che raccontano il professionista… ma anche l’uomo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi è Aldo Chiari</h2>



<p>«Sono una persona che viene dal niente, anzi dal sotto-zero. La mia vita è iniziata in salita e tutto ciò che ho costruito nasce da anni di disciplina, sacrificio e quella mentalità marziale che mi accompagna fin dai tempi della Muay Thai: onore, rispetto, lealtà e capacità di stare nel fuoco senza arretrare.</p>



<p>Ho sempre cercato di trasformare le difficoltà in opportunità. Ogni caduta, ogni delusione, ogni porta chiusa è diventata un momento di crescita. E così, passo dopo passo, sono arrivato a lavorare con atleti di livello mondiale.<br>Per molti questo è “successo”, per me è semplicemente una fase del percorso: un punto da cui rilanciare verso qualcosa di ancora più grande.</p>



<p>&nbsp;</p>



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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Preparatore-Fisico.jpg" alt="" class="wp-image-3538" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Preparatore-Fisico.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Preparatore-Fisico-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Preparatore-Fisico-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Preparatore-Fisico-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">Aldo Chiari <em>© 2025 Partenope.Napoli.it, tutti i diritti riservati</em></figcaption></figure>
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<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-612ffee2" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<h2 class="wp-block-heading">La Famiglia e la Napoletanità</h2>



<p>Nel mio cammino però non sono stato solo. Mia moglie è stata ed è una parte decisiva della mia storia: presenza costante, equilibrio, supporto nei momenti complessi, lucidità nei passaggi delicati. Ha creduto in me quando non era scontato farlo, e insieme abbiamo costruito una famiglia che per me è un vero rifugio, il luogo dove i miei valori marziali diventano quotidianità.</p>



<p>E poi c’è la mia napoletanità: una radice forte, un carattere che mi accompagna, un senso di appartenenza che mi ha sempre dato forza e direzione.</p>
</div>
</div></div>



<p>Chi sono?<br>Sono un combattente che non si è mai arreso, che ha imparato a prendere il meglio anche dai momenti peggiori, e che ogni giorno continua a lavorare per diventare una versione più grande di sé stesso.»</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il tuo percorso: dagli studi al campo, fino alla nascita di <em>Human Strength Matrix</em></h2>



<p>«Il mio percorso parte da lontano e nasce prima di tutto dallo sport. Da ragazzo ho praticato un po&#8217; di tutto: sport di squadra, individuali, forza, resistenza… ma il filo conduttore sono sempre state le arti marziali. Ho studiato tante discipline fino ad arrivare alla Muay Thai, che è diventata la mia grande passione. Da lì sono cresciuto come atleta professionista, insegnante e allenatore, seguendo anche atleti internazionali e campioni europei.</p>



<p>Accanto alla pratica ho sempre dato grande importanza alla formazione:<br>mi sono laureato in Scienze Motorie, poi ho preso la Magistrale LM-67 in Attività Preventive e Adattate, ho conseguito un Master in Posturologia Clinica alla Federico II, oltre a vari brevetti CONI da preparatore fisico.</p>



<p>Nel 2005 entro nel mondo della preparazione fisica di alto livello, lavorando davvero in tante discipline: basket, tennis, scherma, calcio, arti marziali. Ogni sport mi ha dato qualcosa e mi ha permesso di ottenere risultati importanti.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Nel basket vinco lo Scudetto con Napoli Basket Femminile come assistente preparatore e lavoro in Serie A1 con Napoli Basket Maschile</li>



<li>Nel calcio collaboro come biomeccanico con squadre di Serie A come Torino, Genoa e Bari.</li>



<li>Con la scherma collaboro con la nazionale nel 2008 nel team di Sandro Cuomo.</li>
</ul>



<p>Nel 2015 un problema cardiaco mi obbliga a fermarmi e a rivedere tutto. È stato un momento complicato, ma anche un punto di svolta.<br>Da lì ho deciso di dedicarmi completamente alla parte scientifica del mio lavoro.</p>



<p>Ho costruito un metodo personale, mettendo insieme IMU, elettromiografia, videoanalisi e sistemi di valutazione del movimento in un modo che fosse davvero utile sul campo, non solo sulla carta.</p>



<p>Questo percorso mi porta poi all’università: divento docente al <strong>Master del San Raffaele</strong> e successivamente docente anche al <strong>Master dell’Università della Calabria</strong>.</p>



<p>Nel tennis, grazie alla collaborazione con Marco Panichi, lavoro per quattro anni come biomeccanico con <strong>Novak Djokovic</strong>, oltre che con altri atleti della top ten e con la Federazione Italiana Tennis.</p>



<p>Oggi sono il preparatore atletico di <strong>Elena Rybakina</strong>, una delle atlete più forti al mondo. Insieme abbiamo già vinto due tornei importanti e soprattutto le <strong>WTA Finals</strong>, battendo la numero uno al mondo.</p>



<p>In tutto questo ho creato anche il <strong>Best Performance Lab</strong> a Napoli, un centro di biomeccanica e valutazione del movimento avanzatissimo. È un progetto che rappresenta la sintesi perfetta di tutto ciò che ho costruito: sport, scienza, tecnologia e la mia mentalità marziale.</p>



<p>Questo è il mio cammino: un percorso nato sul campo, cresciuto con lo studio e affinato con un lavoro costante di ricerca personale, sempre con la stessa voglia di migliorare e andare avanti.»</p>



<h2 class="wp-block-heading"><a href="https://www.instagram.com/lenarybakina/" target="_blank" rel="noopener">Rybakina</a>: una stagione che ha cambiato tutto</h2>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-1 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Elena-Rybakina.jpg" alt="" class="wp-image-3539" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Elena-Rybakina.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Elena-Rybakina-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Elena-Rybakina-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Elena-Rybakina-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">Aldo Chiari <em>© 2025 <a href="http://www.aldochiari.it" target="_blank" rel="noopener">aldochiari.it</a>, tutti i diritti riservati</em></figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p>«La stagione con Elena è stata davvero incredibile. Siamo partiti a metà anno — senza la possibilità di fare tutto il lavoro di preparazione “ideale” — eppure fin da subito ho trovato un team accogliente e soprattutto con Elena si è creato un feeling lavorativo molto forte e sincero.</p>



<p>Nonostante le difficoltà iniziali — tempi ristretti, problemi da gestire, esigenze fisiche, tutto da costruire — abbiamo lavorato con grande unità e fiducia reciproca.<br>Io credo fermamente che: <strong>o vinciamo insieme, o impariamo insieme</strong>.<br>E secondo me è stato questo spirito di squadra a fare la differenza.</p>
</div>
</div>



<p>Il risultato non si è fatto attendere: abbiamo chiuso la stagione con numeri e risultati che raccontano più di tante parole. Elena ha messo a segno <strong>516 ace in stagione</strong>: un dato enorme, che la pone al vertice tra le migliori serve-queen del circuito, e la prima donna dal 2016 a superare quota 500 aces.</p>



<p>Abbiamo vinto <strong>tre tornei</strong>, tra cui le <strong>WTA Finals</strong> — probabilmente il titolo più prestigioso dell’anno — battendo in finale la numero uno del mondo. Quel trofeo e quel match finale sono stati la consacrazione di un percorso di fiducia, lavoro duro e intesa con Elena e con tutto il team.</p>



<p>Ma più di ogni risultato, per me conta l’energia che si è creata, il clima che si è consolidato: non era “solo lavoro”. È diventata una piccola famiglia fatta di rispetto, condivisione e obiettivi comuni.</p>



<p>E sono davvero entusiasta per quello che abbiamo fatto — e ancora di più per quello che possiamo fare.»</p>



<h2 class="wp-block-heading">Da partenopeo: come vivi Napoli quando giri l’Italia e come la vivi quando sei all’estero?</h2>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-2 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Bud-Spencer.jpg" alt="" class="wp-image-3540" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Bud-Spencer.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Bud-Spencer-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Bud-Spencer-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Bud-Spencer-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">Bud Spencer <em>© Napoli Today</em></figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p>«Per me Napoli è qualcosa di profondissimo. La mia napoletanità la porto sempre con me, in Italia e all’estero, allo stesso modo. È una parte della mia identità che non cambia mai.</p>



<p>Nella storia ci sono stati tantissimi napoletani che hanno portato Napoli nel mondo con orgoglio, classe e dignità. E questa cosa oggi gira anche su internet in un video molto bello, dove si vedono figure importanti che, alla domanda “Italiano?”, rispondono: <strong>“No, napoletano.”</strong></p>
</div>
</div>



<p>Tra tutti, quello che sento più vicino è <strong>Bud Spencer</strong>, che amo particolarmente.<br>Lui lo diceva ovunque: nelle interviste in Italia, nelle televisioni tedesche, nei film…<br>Quando gli chiedevano se fosse italiano, rispondeva sempre: “No, napoletano.”</p>



<p>È un modo di affermare un’identità, non di dividere.<br>Non è contro qualcosa: è <strong>a favore di qualcosa</strong>.</p>



<p>Ed è una cosa che un giorno mi piacerebbe poter dire anch’io, simbolicamente.</p>



<p>Perché <a href="https://partenope.napoli.it/2025/09/04/napoli-e-morta/" data-type="post" data-id="3485">Napoli</a>, per me, non è solo una città: è un’identità, un’appartenenza, una radice che porto davanti con orgoglio.»</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-3 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Raffaele-Viviani.jpg" alt="" class="wp-image-3543" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Raffaele-Viviani.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Raffaele-Viviani-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Raffaele-Viviani-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Raffaele-Viviani-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption"><a href="https://www.wikidata.org/wiki/Special:EntityPage/Q14946043" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported</a></figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<h2 class="wp-block-heading">Il tuo rapporto con Napoli, oggi</h2>



<p>«Il mio rapporto con Napoli oggi è… <strong>dicotomico</strong>.<br>Da una parte ho un amore strabordante per la mia città: cultura, colori, storia, gente.<br>Dall’altra, a volte, mi sento un po’ ferito.</p>



<p>Chi porta Napoli nel mondo, chi si impegna davvero, chi fa sacrifici — anche personali — per rappresentarla, non sempre riceve attenzione o sostegno. E questo, in certe situazioni, fa male.</p>
</div>
</div>



<p>È la stessa dinamica descritta da <strong>Raffaele Viviani</strong> nella poesia <em>Campanilismo</em> del 1923:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“E ched’è? ’O ssaccio fà pur’ io.<br>Senza pretese.”</p>
</blockquote>



<p>Quel “ma cosa avrà fatto mai?”<br>Quel bisogno di sminuire.</p>



<p>Non generalizzo, perché sarebbe ingiusto: Napoli sa essere anche gratitudine, sostegno, affetto.<br>Ma quella parte che tende a minimizzare, purtroppo, esiste.</p>



<p>Alla fine, devi imparare a pagare questo prezzo: silenziare l’ego, lavorare per te stesso, per la tua famiglia e per i valori che porti avanti.</p>



<p>Però sì… un abbraccio dalla propria città, ogni tanto, farebbe davvero piacere.»</p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-c81cd55f" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-twoOne-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope.jpg" alt="Faq Partenope" class="wp-image-3334" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
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<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-0f155a0d" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column"><div id="rank-math-faq" class="rank-math-block">
<div class="rank-math-list ">
<div id="faq-question-1758275305174" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong><strong>Chi è Aldo Chiari?</strong></strong></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Aldo Chiari è un preparatore fisico partenopeo di altissimo livello, docente universitario, ricercatore e autore del libro <em>Human Strength Matrix</em>. Ha lavorato in molte discipline sportive, collaborato con atleti di livello internazionale e oggi fa parte dello staff di Elena Rybakina, una delle tenniste più forti del mondo.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1758275319866" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong><strong>Qual è il percorso professionale di Aldo Chiari?</strong></strong></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Il suo percorso nasce dallo sport praticato sul campo – in particolare nelle arti marziali – e cresce con una lunga formazione accademica: laurea in Scienze Motorie, LM-67, Master in Posturologia Clinica e vari brevetti CONI. Ha lavorato nel basket, calcio, scherma, arti marziali e tennis, collaborando anche con Novak Djokovic. È docente al Master del San Raffaele e all’Università della Calabria. Dal 2025 segue Elena Rybakina.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1758275332201" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong><strong>Qual è stato il ruolo di Aldo Chiari nella stagione di Elena Rybakina?</strong></strong></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Aldo è entrato nel team a metà stagione, contribuendo alla riorganizzazione fisica e mentale dell’atleta. Insieme hanno ottenuto tre titoli, numeri record come i 516 ace in stagione e soprattutto la vittoria delle <strong>WTA Finals di Ryad</strong>, battendo la numero 1 al mondo. Il suo approccio scientifico e la coesione del team sono stati fondamentali.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1758275346867" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong><strong>Cosa significa per Aldo essere napoletano quando lavora in Italia e all’estero?</strong></strong></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Per Aldo la napoletanità è identità, radice, appartenenza. La porta con sé ovunque, come una forza interiore che orienta valori, mentalità e modo di vivere. Si riconosce nel celebre “No, napoletano” di Bud Spencer: un orgoglio culturale che non divide, ma afferma valore.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1758275360273" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong><strong>Qual è oggi il suo rapporto con Napoli?</strong></strong></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Un rapporto profondo, viscerale e a tratti dicotomico. Aldo ama Napoli, ma riconosce che spesso chi fa grandi cose altrove non viene valorizzato allo stesso modo in città. È una dinamica antica, raccontata anche da Viviani in <em>Campanilismo</em>. Nonostante tutto, Napoli resta per lui identità, radice e forza quotidiana.</p>

</div>
</div>
</div>
</div></div>
</div></div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Istituto Francesco Caracciolo</title>
		<link>https://partenope.napoli.it/2022/05/27/istituto-francesco-caracciolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Olino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 May 2022 07:23:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[anni ’60 Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Olino]]></category>
		<category><![CDATA[Istituto Francesco Caracciolo]]></category>
		<category><![CDATA[istituto professionale commercio]]></category>
		<category><![CDATA[ricordi scolastici Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[scuole storiche di Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[storia di Napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-1d3cca2e" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-twoOne-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-fe5708ee" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<h2 class="wp-block-heading">Premessa</h2>



<p><em>Trovo difficoltoso raccontare la storia del Caracciolo senza cadere in personalismi.</em></p>



<h2 class="wp-block-heading">1960: un anno di eventi storici</h2>



<p><em>L’anno iniziò con la morte di Fausto Coppi e Fred Buscaglione. In politica si rischiano pericolose sommosse, per una delle più grosse furbate della Democrazia Cristiana, con la nascita del governo Tambroni.</em></p>



<p><em>Esce la Dolce Vita. Renato Rascel e Tony Dallara vincono il Festival di Sanremo con Romantica e Mina esordisce con la canzone E’ vero.</em></p>



<p><em>La Juventus vince lo scudetto con Sivori che realizza 28 reti. Duilio Loi diventa campione del mondo. È l’anno delle Olimpiadi romane con protagonisti Cassius Clay, Nino Benvenuti, Abebe Bikila, Livio Berruti. Nasce <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Diego_Armando_Maradona" target="_blank" rel="noopener">Diego Armando Maradona</a>.</em></p>



<p><em>Nasce l’<a href="https://isabelladestecaracciolo.it/" target="_blank" rel="noopener">Istituto Professionale per il Commercio FRANCESCO CARACCIOLO.</a></em></p>
</div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-5629fccd" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2022/05/Istituto-Francesco-Caracciolo-Napoli.jpg" alt="Istituto-Francesco-Caracciolo-Napoli" class="wp-image-2883" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2022/05/Istituto-Francesco-Caracciolo-Napoli.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2022/05/Istituto-Francesco-Caracciolo-Napoli-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2022/05/Istituto-Francesco-Caracciolo-Napoli-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2022/05/Istituto-Francesco-Caracciolo-Napoli-500x500.jpg 500w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2022/05/Istituto-Francesco-Caracciolo-Napoli-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2022/05/Istituto-Francesco-Caracciolo.jpg" alt="Istituto-Francesco-Caracciolo" class="wp-image-2882" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2022/05/Istituto-Francesco-Caracciolo.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2022/05/Istituto-Francesco-Caracciolo-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2022/05/Istituto-Francesco-Caracciolo-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2022/05/Istituto-Francesco-Caracciolo-500x500.jpg 500w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2022/05/Istituto-Francesco-Caracciolo-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
</div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-9102bfe3" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<h2 class="wp-block-heading">Il Mio Caracciolo</h2>



<p><em>Ricordo quel giorno come se fosse il mio primo giorno di scuola. Finalmente studente di serie A.</em></p>



<p><em>Per gli anni precedenti avevo girovagato per altre scuole e con doppi turni, uno studente di serie B, appunto. Trovo opportuno, anche per dare conto del perché il Caracciolo è per me così importante, raccontare che sono stato studente della scuola per ben 11 anni.</em></p>



<p><em>All’epoca al Caracciolo c’era la scuola di avviamento commerciale, in antitesi alle scuole medie, e l’Istituto professionale per il commercio, un biennio che rilasciava la qualifica di Computista Commerciale. Tutto ciò senza che la scuola avesse una propria sede se non un primo piano con 4/5 aule in Via San Giovanni in Porta, zona Anticaglia. Ogni anno una destinazione diversa quale succursale e con turni che variavano secondo le disponibilità.</em></p>



<p><em>All’epoca lavoravo e studiavo quindi qualche anno l’ho saltato. Nel 1960, stanco di girovagare e con una bocciatura, decisi di abbandonare la scuola per dedicarmi al lavoro.</em></p>
</div>
</div></div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-fbe64592" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-twoOne-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-21b7cb51" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<h2 class="wp-block-heading">L’incontro che cambiò la mia vita</h2>



<p><em>Decisi di andare a salutare i miei colleghi attesi agli esami di riparazione presso la scuola Vittorio Emanuele II in Via San Sebastiano.</em></p>



<p><em>Incontrai la Preside Colomba Pugliese Librera che con il solito affetto mi salutò e mi dette la notizia che ha cambiato la mia vita. A giorni si sarebbe inaugurato il nuovo edificio del Caracciolo in Via Santa Maria Antesecula.</em></p>



<p><em>Edificio scolastico con palestra, piscina, aule di laboratorio, tutto nuovo, spazioso e, soprattutto con turno solo mattutino. Fui dissuaso dal ritirarmi, finalmente la scuola che avevo sempre sognato.</em></p>
</div>



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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="400" height="400" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2022/05/Scuola-Francesco-Caracciolo.jpg" alt="Scuola-Francesco-Caracciolo" class="wp-image-2884" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2022/05/Scuola-Francesco-Caracciolo.jpg 400w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2022/05/Scuola-Francesco-Caracciolo-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2022/05/Scuola-Francesco-Caracciolo-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2022/05/Scuola-Francesco-Caracciolo-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px" /></figure>
</div>
</div></div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-3ddd2693" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-1-columns has-desktop-equal-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-equal-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-f67fc519" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<h2 class="wp-block-heading">Finalmente la scuola</h2>



<p><em>Il primo giorno mi presentai come se dovessi andare ad un matrimonio: tolto il maglione rosso usato negli ultimi anni per l’inizio d’autunno, indossai un bel vestito grigio di mio fratello maggiore.</em></p>



<p><em>Un odore di vernice fresca, corridoi immensi, aule spaziose. Sbirciai la palestra ancora da rifinire e piena di scatoloni da aprire. Una specie di deposito ma con pertiche, quadro svedese, cavalletti, tabellone per la pallacanestro.</em></p>



<p><em>Una volta in aula la Preside, attraverso l’impianto di filodiffusione, ci dette il benvenuto.</em></p>



<p><em>Finalmente la scuola.</em></p>



<p><strong>GIUSEPPE OLINO</strong></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>
</div>
</div></div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Partenopei: Giuseppe</title>
		<link>https://partenope.napoli.it/2022/03/30/partenopei-giuseppe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[masevolution]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Mar 2022 15:07:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe partenopeo]]></category>
		<category><![CDATA[napoletano emigrato]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli Modena]]></category>
		<category><![CDATA[nostalgia napoli]]></category>
		<category><![CDATA[partenopei al Nord]]></category>
		<category><![CDATA[storie emigrati napoletani]]></category>
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					<description><![CDATA[Intervista a Giuseppe: un partenopeo a Modena da oltre 10...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Intervista a Giuseppe: un partenopeo a Modena da oltre 10 anni</h2>



<p><em>Giuseppe è un <strong>partenopeo doc</strong> che da più di dieci anni vive a <strong>Modena</strong>, dove lavora come tecnico specializzato per una grande azienda di componenti automobilistiche. Sposato e con un figlio, ci racconta la sua vita lontano dalla sua amata Napoli.</em></p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-25a07799" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-oneTwo-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-5c1f65a0" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2022/03/Giuseppe-Carrano.jpg" alt="Giuseppe-Carrano" class="wp-image-2871" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2022/03/Giuseppe-Carrano.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2022/03/Giuseppe-Carrano-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2022/03/Giuseppe-Carrano-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2022/03/Giuseppe-Carrano-500x500.jpg 500w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2022/03/Giuseppe-Carrano-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
</div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-39408991" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<h2 class="wp-block-heading">Giuseppe, come riassumeresti la tua vita lontano da Napoli?</h2>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>«Dieci anni&#8230; dieci anni da emigrato. Nessuno ti costringe ad andare via, ma lo fai lo stesso. Perché? Perché purtroppo il mare, la gente, la storia, il calore, la vita, la gioia, la terra… non ti pagano le bollette. All’inizio credi che sia la scelta migliore, e forse lo è. Poi ti rendi conto che il prezzo del tuo benessere è l’anima. Io l’ho venduta il giorno che sono partito.</em></p>
</blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>La mia salvezza è sapere che la mia anima è rimasta lì, immobile nel tempo e nello spazio: Napoli. Lei è la madre che ti perdona, anche se l’hai trascurata. Ovunque sarai, sei sempre suo figlio.</em></p>
</blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>Quando torno è come nei Pirati dei Caraibi: dieci anni in mare e uno a terra. Ma ne vale la pena, perché quella è la mia terra, e in quel giorno vivo tutto al massimo. Una birra da Frank, una serata a San Martino, e il tempo passato lontano svanisce. Sono pronto a ripartire perché so che tutto sarà ancora lì ad aspettarmi.</em></p>
</blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>Napoli perdona sempre un figlio che non è stato abbastanza omm per restare e combattere per lei.»</em></p>
</blockquote>
</div>
</div></div>



<h2 class="wp-block-heading">Qual è stato il momento più duro in questi anni?</h2>



<p><em>«Non parlerei di momenti duri, ma di difficoltà che tutti incontriamo nella vita. La differenza è che quando vivi fuori tutto è amplificato. Ti mancano gli amici, i luoghi familiari che ti danno serenità e forza per affrontare i problemi. Così è più facile abbattersi.»</em></p>



<h2 class="wp-block-heading">Ti è mai capitato di essere denigrato come napoletano al Nord?</h2>



<p><em>«Personalmente no. Non ho mai vissuto episodi di vera discriminazione. Certo, esistono i luoghi comuni e le battutine, ma niente di grave. D’altra parte, ci sono anche compaesani che non fanno nulla per farsi volere bene. Ma questa è un’altra storia.»</em></p>



<h2 class="wp-block-heading">La prima cosa che fai quando torni a Napoli?</h2>



<p><em>«Vorrei andare da <a href="https://www.instagram.com/frankmalonepub/?hl=it" target="_blank" rel="noopener">Frank Malone</a>, ma non ci vado da tempo. Quando torno ho poche ore e non riesco. Ma c’è una cosa che faccio sempre, prima di tutto: <strong>bacio la terra</strong>. Sì, proprio come fa il Papa. Quando torni a casa, baci mamma, no? Io prima bacio Napoli, la mia mamma, e poi quella che mi aspetta a casa.»</em></p>



<h2 class="wp-block-heading">Quale consiglio daresti a chi, come te, lascia Napoli?</h2>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>«Non parliamo di costrizione: sono scelte. Difficili, sofferte, necessarie, ma sempre scelte.</em></p>
</blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>Se posso dare un consiglio: restate a casa. L’impegno che mettete per andare via, dedicatelo alla vostra città. Forse non avrete la stessa soddisfazione economica, ma avrete qualcosa che nessuna cifra può comprare: la vera felicità.</em></p>
</blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>Io lo dico da emigrato: partire è da vigliacchi. Ma se la necessità vi porta lontano, portate con voi la vostra identità. Non rinunciate mai a essere napoletani, ma abbiate mente aperta e spirito di adattamento. Guardare indietro non serve: la vita, ormai, è lì dove avete deciso di costruirla.»</em></p>



<p><strong>Livio Olino</strong></p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Partenopei: Alfonso</title>
		<link>https://partenope.napoli.it/2022/02/07/partenopei-alfonso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[masevolution]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Feb 2022 15:56:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[amore per napoli]]></category>
		<category><![CDATA[intervista napoli]]></category>
		<category><![CDATA[macchinista napoletano]]></category>
		<category><![CDATA[napoletani al nord]]></category>
		<category><![CDATA[nostalgia napoli]]></category>
		<category><![CDATA[partenopei]]></category>
		<category><![CDATA[ritorno a napoli]]></category>
		<category><![CDATA[storie di napoletani]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://partenope.napoli.it/?p=2848</guid>

					<description><![CDATA[Intervista a un partenopeo di ritorno: la storia di Alfonso...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Intervista a un partenopeo di ritorno: la storia di Alfonso</h2>



<h3 class="wp-block-heading">Il ritorno a Napoli dopo quattro anni</h3>



<p><strong>Partenopei:</strong> Alfonso, da poco hai realizzato il tuo desiderio più grande: tornare a Napoli dopo 4 anni lontano da casa per lavoro. Sei un macchinista e, dopo aver guidato per tanti anni treni merci nel Nord Italia, finalmente sei riuscito a iniziare il tuo percorso nelle Ferrovie dello Stato con base di partenza Napoli.<br>Quanti anni sei stato lontano dalla nostra Partenope?</p>



<p><em><strong>Alfonso:</strong> Sono stato lontano dalla mia amata Partenope per ben 4 anni e un mese. Un’eternità!</em></p>



<h2 class="wp-block-heading">La nostalgia di casa</h2>



<p><strong>Partenopei:</strong> Ci racconti la tua sensazione lontano da Napoli?</p>



<p><em><strong>Alfonso:</strong> Quando sei a casa non ti rendi conto di ciò che hai: il mare, le isole, il golfo, la gente, la tradizione, la musica, il cielo azzurro. Poi arriva una proposta di lavoro, l’occasione della vita, e l’accetti con entusiasmo. Ti trasferisci in una nuova realtà, con un modo di essere diverso dal tuo. All’inizio l’entusiasmo ti regge, ma presto la malinconia cresce: pensi a ciò che hai lasciato.</em></p>



<p><em>Non è stata una scelta voluta, ma necessaria. Col tempo ho capito che era giusto così, eppure dentro cresceva un vuoto che solo la mia Napoli poteva colmare. Maledettamente bella, capace di lasciarti il segno. Napoli è <a href="https://www.poesieracconti.it/poesie/a/salvatore-di-giacomo/a-mamma" target="_blank" rel="noopener">comm’ a mamm: chi a ten è ricc e nun o sap</a>… E allora desideri tornare, riassaporarne i gusti e le bellezze, sperando che “mamma Napoli” perdoni la tua assenza. Ma una cosa è sicura: o ‘core to regn semp e gioia.</em></p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-3953e329" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-oneTwo-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-80706e4b" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="400" height="640" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2022/02/Alfonso-Amato-Partenope.jpg" alt="Alfonso-Amato-Partenope" class="wp-image-2850" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2022/02/Alfonso-Amato-Partenope.jpg 400w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2022/02/Alfonso-Amato-Partenope-188x300.jpg 188w" sizes="auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px" /></figure>
</div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-34e55803" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<h2 class="wp-block-heading">I momenti più difficili</h2>



<p><strong>Partenopei:</strong> Qual è stato il momento più duro che hai affrontato in questi anni?</p>



<p><em><strong>Alfonso:</strong> Sicuramente fare le valigie. Solo allora ho realizzato davvero che non ero più a casa. Anche la pandemia ha amplificato questa lontananza. Ogni volta che tornavo a Napoli, sapevo che sarebbe arrivato il momento di ripartire, e quello era sempre il colpo più duro.</em></p>



<h2 class="wp-block-heading">Pregiudizi e accoglienza al Nord</h2>



<p><strong>Partenopei:</strong> Molto spesso si parla di napoletani denigrati quando sono fuori. Ti è capitato?</p>



<p><em><strong>Alfonso:</strong> Forse sono stato fortunato, ma non mi è mai successo nulla di spiacevole. Anzi, ho legato con molte persone del posto e mi sono sempre sentito accolto. Forse perché nel mio ambiente di lavoro eravamo in tanti meridionali? Scherzo!</em></p>
</div>
</div></div>



<h2 class="wp-block-heading">Napoli nel cuore</h2>



<p><strong>Partenopei:</strong> La prima cosa che facevi appena tornato a Napoli, ovviamente dopo aver riabbracciato i tuoi cari?</p>



<p><em><strong>Alfonso:</strong> Respirare l’aria del mare. Il suo odore e i suoi suoni mi calmavano dalla rabbia di essere stato lontano. E poi, ovviamente, una bella <a href="https://partenope.napoli.it/2020/06/15/pizza-napoletana-popolo/" data-type="post" data-id="2601">pizza</a>: la regina di Napoli!</em></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il consiglio di Alfonso a chi deve partire</h2>



<p><strong>Partenopei:</strong> In conclusione, dai un consiglio a chi, come te, è stato costretto ad andare via.</p>



<p><em><strong>Alfonso:</strong> È sempre difficile accettare di lasciare la tua città: la famiglia, la persona che ami, i luoghi che senti tuoi. È un colpo al cuore. Ma i sacrifici vengono ripagati. Oggi sono tornato a casa, con il lavoro che ho sempre sognato (e sì, anche con una buona dose di fortuna, che non deve mai mancare). Ringrazio di essere stato “costretto” a emigrare, perché questo mi ha permesso di costruire le basi per un futuro nella mia città.</em></p>



<p><em>Il mio consiglio è semplice: non mollate mai. Inseguite i vostri sogni, credeteci a tutti i costi. Qualcosa di bello in serbo c’è sempre, per ognuno di noi.</em></p>



<p><strong>Livio Olino</strong></p>
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		<title>Piedigrotta</title>
		<link>https://partenope.napoli.it/2020/06/15/piedigrotta-napoli-festa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Olino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2020 14:33:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[carri allegorici Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[copielle]]></category>
		<category><![CDATA[festa tradizionale napoletana]]></category>
		<category><![CDATA[festival della canzone di Piedigrotta]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Olino]]></category>
		<category><![CDATA[pianino napoletano]]></category>
		<category><![CDATA[Piedigrotta Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni napoletane]]></category>
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<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-b3acf52f" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<p><em>Si usa affermare che a Napoli ogni occasione è buona per far festa, come ben sapeva il re nasone che, con la teoria delle tre effe, “festa, farina e forca”, riusciva a far digerire al popolo gabelle e differenze sociali. In realtà Ferdinando I metteva in atto la teoria di Giovenale, l’antenato della Litizzetto, che con sua la satira, già all’inizio del primo millennio, amava giocare sul rapporto tra governanti e popolo.</em></p>



<p><em>Il popolo napoletano è stato sempre al gioco in quanto era nella sua indole seguire l’invito di Lorenzo il magnifico: “chi vuol essere lieto sia: di domani non c’è certezza”, una sorte di: “dimane penzo è diebbete stasera sò’ nu re” di muroliana memoria.</em></p>



<p><em>Non solo, il vero partenopeo ama condividere la sua indole e, quindi, i matrimoni, le comunioni e battesimi sono occasioni per “fare piedigrotta”. Piedigrotta, appunto. La regina delle feste. Nata come festa pagana con la quale si omaggiava Re Priapo, si intendeva anche onorare il culto della fertilità e della Madonna Vergine. Due settimane per ballare, abbuffarsi; fare ammuina insomma.</em></p>
</div>



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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2020/06/Festa-di-Piedigrotta.jpg" alt="Festa-di-Piedigrotta" class="wp-image-2754" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2020/06/Festa-di-Piedigrotta.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2020/06/Festa-di-Piedigrotta-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2020/06/Festa-di-Piedigrotta-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2020/06/Festa-di-Piedigrotta-500x500.jpg 500w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2020/06/Festa-di-Piedigrotta-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">La trasformazione con Carlo III</h2>



<p><em>Carlo III trasformò il rito nella festa che un po’ tutti conosciamo, con la sfilata dei carri seguiti da orchestrine che intonavano le nuove canzoni.</em></p>



<p><em>Ricordo quei giorni di allegria, spesso ostentata e forzata. Con i miei genitori, fratelli e sorelle ci si accodava per seguire i carri fino a Piazza Plebiscito. Lungo il percorso una fila di bancarelle vendevano dolciumi di produzione arrangiata di vario genere come torrone, franfellicchi, caramelle d’orzo, zucchero filato, c’era il venditore del cosiddetto “passatiempo” da qualcuno ricordato anche come ‘o spasso che era nu cuoppo con ceci, sementi di zucca e noccioline americane sapientemente tostati. C’era anche qualche venditore di spighe lesse o arrostite denominate intorza panza.</em></p>



<p><em>Questi prodotti venivano considerati vere prelibatezze per i bambini con genitori soddisfatti in quanto con quattro soldi assolvevano al loro ruolo. I più danarosi, invece, occupavano i tavolini esterni delle numerose pizzerie. Ricordo mio padre, rivolto a mia madre, che si prometteva e prometteva “marì appena putimm ce facimme passà ‘o sfizio e fa e signure, e, nel frattempo, entrambi si saziavano con il cuoppo di zeppole e panzarotti. Ancora oggi ogni volta che vado in <a href="https://partenope.napoli.it/2020/06/15/pizza-napoletana-popolo/" data-type="post" data-id="2601">pizzeria</a> quella promessa ritorna cogliendomi sempre impreparato a nascondere l’emozione provocata dal ricordo di quella frase, colma di speranza e dignità.</em></p>
</div>
</div></div>



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<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-7ff1cf6d" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<h2 class="wp-block-heading">Giochi, musica e il festival della canzone</h2>



<p><em>Non potevano mancare i banconi con giochi di vario genere come la pesca dei pesciolini, l’abbattimento dei barattoli, il tira a segno e quant’altro regolarmente reso argutamente difficile come, addirittura col trucco, “l’appizzata de figurine”: bisognava con un coltellino infilzare i fichi d’india deposti in un contenitore a terra. Naturalmente il coltellino veniva unto d’olio per rendere difficile la vincita.</em></p>



<p><em>Come accennato, la parte del leone, oltre che dalla sfilata dei carri, era affidata al festival della canzone di Piedigrotta. Sul palco, accompagnati dall’orchestra, prevalentemente composta da suonatori di chitarra e mandolino, si esibivano cantanti famosi o meno. Dal giorno dopo le canzoni venivano suonate a mezzo del pianino, una sorta di carillon gigante, che trainato a mano e, raramente, da un cavallo, faceva da promozione ai motivi il cui testo e partitura venivano riprodotti sulle copielle esposte per la vendita ad amanti della canzone e dagli artisti.</em></p>



<p><em>Si può dire che il pianino era un antenato del jukebox, della hit parade e del negozio di dischi. La vendita delle copielle decretava il gradimento della canzone e relativo successo.</em></p>
</div>



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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2020/06/Il-Pianino-Piedigrotta.jpg" alt="Il-Pianino-Piedigrotta" class="wp-image-2757" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2020/06/Il-Pianino-Piedigrotta.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2020/06/Il-Pianino-Piedigrotta-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2020/06/Il-Pianino-Piedigrotta-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2020/06/Il-Pianino-Piedigrotta-500x500.jpg 500w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2020/06/Il-Pianino-Piedigrotta-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2020/06/Chiesa-di-Piedigrotta.jpg" alt="Chiesa-di-Piedigrotta" class="wp-image-2759" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2020/06/Chiesa-di-Piedigrotta.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2020/06/Chiesa-di-Piedigrotta-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2020/06/Chiesa-di-Piedigrotta-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2020/06/Chiesa-di-Piedigrotta-500x500.jpg 500w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2020/06/Chiesa-di-Piedigrotta-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
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<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-3ae01c5e" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<h2 class="wp-block-heading">La fine della festa e la nostalgia</h2>



<p><em>Piedigrotta ormai non esiste più forse perché il napoletano, il neo napoletano, non sa conservare le proprie tradizioni ed usa la parola folclore in modo minimalista, addebitando la causa della scomparsa della festa ad una suo improponibilità per ragioni urbanistiche e perché usanza obsoleta.</em></p>



<p><em>Falso! Il Palio di Siena, la giostra del saracino, il carnevale di Venezia e manifestazioni simili rappresentano ancora promozione turistica ed occasione per onorare le tradizioni dei relativi luoghi di svolgimento. Per i nostalgici è rimasta la <a href="https://www.unesco.it/it/iniziative-dellunesco/patrimonio-culturale-immateriale/feste-delle-grandi-macchine-a-spalla/" target="_blank" rel="noopener">festa del giglio</a> che, pur proclamata dall’Unesco patrimonio orale e immateriale dell’umanità, rimane una festa religiosa locale.</em></p>



<p><em>Ai nostri figli e nipoti congediamo la festa di Halloween con zero tradizione, niente folclore e, soprattutto, lasciata alle loro iniziative.</em></p>



<p><em>Ai nostri eredi mancherà la magia del mio groppo alla gola nel ricordare quando mio padre si prometteva e prometteva.</em></p>



<p><strong>Giuseppe Olino</strong></p>
</div>
</div></div>
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		<title>Via San Sebastiano</title>
		<link>https://partenope.napoli.it/2020/06/15/via-san-sebastiano-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Olino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2020 12:06:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[conservatorio San Pietro a Majella]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Olino]]></category>
		<category><![CDATA[musica napoletana]]></category>
		<category><![CDATA[storia Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[strumenti musicali Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Via San Sebastiano]]></category>
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<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-9f676d19" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<p><em>La musica mi ha attratto da sempre e per chi, come me, stonato e squadrato quasi una condanna, per forza maggiore sono diventato solo un assiduo ascoltatore. A casa mia troneggiava un pianoforte a coda, residuo di trascorsi nello spettacolo di mia madre e suo fratello; in famiglia suonava bene mia madre, non male mia sorella e mio fratello.</em></p>



<p><em>Frequentatori abituali di casa erano un insegnante di piano di nazionalità tedesca di nome Franz ed uno strano personaggio meglio noto come “Totonno tanti riguardi”, così conosciuto nel mondo della posteggia perché, nel porgere il piattino agli avventori del locale, usava ringraziarli rispondendo con quella espressione.</em></p>



<p><em>Nei miei anni scolastici si insegnava anche educazione musicale; era fine gennaio 1958 quando l’insegnante di musica ci invitò a comprare un’armonica a bocca e naturalmente mi riservai di chiedere consiglio sull’acquisto al “tedesco” o a Totonno. Era il 2 febbraio, domenica, dopo pranzo era prevista la rituale “periodica”, una sorta di jam session napoletana, con la partecipazione dei musicisti Franz, Totonno, mia madre e con degustazione di vermouth e pastarelle.</em></p>
</div>



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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2020/06/Domenico-Modugno.jpg" alt="Domenico-Modugno" class="wp-image-2730" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2020/06/Domenico-Modugno.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2020/06/Domenico-Modugno-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2020/06/Domenico-Modugno-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2020/06/Domenico-Modugno-500x500.jpg 500w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2020/06/Domenico-Modugno-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Ricordi di un pomeriggio tra musica e tradizione</h2>



<p><em>Il giorno prima Modugno aveva trionfato a Sanremo con Nel blu dipinto di blu e la mattina da ogni balcone, da ogni strada e vicoli si intonava “Volare oh oh”. Naturalmente la periodica non poteva che rendere omaggio alla canzone che ha cambiato la storia, non solo della musica. Quel pomeriggio è tra i miei ricordi più gioiosi e, soprattutto, più indelebili perché mi fu presentata la strada dei musicisti: Via San Sebastiano, consigliata per l’acquisto dell’armonica da Franz che mi indicò Loveri mentre per il re della posteggia era preferibile Miletti, raccomandandomi di dire che ero suo nipote. Preferii quest’ultimo in quanto, avendomelo suggerito un uomo del popolo, era più probabile risparmiare.</em></p>



<p><em>Via San Sebastiano è conosciuta perché era situato l’attuale convitto Vittorio Emanuele ex collegio di lettere, scienze e belle arti di San Sebastiano trasferito, poi, in Piazza Dante. L’edificio ospitò il Real Collegio di San Sebastiano divenuto Reale Conservatorio di musica San Pietro a Majella con il trasferimento nell’attuale sede. Con tanto pedigree non poteva che diventare la strada della musica.</em></p>
</div>
</div></div>



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<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-b3a13c36" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<h2 class="wp-block-heading">L’incontro con Miletti e i segreti della strada della musica</h2>



<p><em>Il lunedì mattina mi avviai per andare da <a href="https://www.miletti.it/shop/" target="_blank" rel="noopener">Miletti</a> e già dal conservatorio si udiva il suono dei diversi strumenti musicali, più mi avvicinavo alla meta e più riconoscevo la melodia proveniente dai negozi ubicati sulla strada: “Volare oh oh”, un’esperienza unica ascoltare quel motivo contemporaneamente da un violino, da un pianoforte, dalla chitarra, ogni negozio uno strumento diverso ma la stessa melodia.</em></p>



<p><em>Da Miletti c’era una moltitudine di clienti ma io, con ingenua furbizia, pensai di avere l’arma segreta di “Totonno tanti riguardi”. Mai dimenticherò il sorriso ironico di Miletti nell’ascoltare il nome del finto zio posteggiatore. “Guagliò aspetta” disse recandosi a prendere una chitarra per farla visionare ad un cliente. Attesi circa un’ora e il momento del mio turno fu accolto con dispiacere perché era stato bello vivere l’atmosfera magica che si crea in un negozio di strumenti. Comprai l’armonica e Miletti, sempre con sorriso ironico, disse: “Salutami Totonno e digli che ti ho fatto lo sconto”.</em></p>



<p><strong><em>Giuseppe Olino</em></strong></p>
</div>



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</div></div>
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		<title>La Pizza è del Popolo</title>
		<link>https://partenope.napoli.it/2020/06/15/pizza-napoletana-popolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Olino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2020 01:47:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[cucina partenopea]]></category>
		<category><![CDATA[cultura popolare]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[pizza napoletana]]></category>
		<category><![CDATA[pizzerie centenarie]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni napoletane]]></category>
		<category><![CDATA[Unesco pizza]]></category>
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<h2 class="wp-block-heading">La cucina Partenopea</h2>



<p><em>La cucina Partenopea, come quella di tutte le regioni meridionali, è una cucina povera. Povera nel senso di “arrangiata” e, di conseguenza, realizzata con inventiva al fine di sopperire alla difficoltà economica ed al bisogno di soddisfare, comunque, i commensali, tradizionalmente sempre numerosi.</em></p>



<p><em>Sono cresciuto, appunto, in una famiglia numerosa ed in compagnia di un’altra famiglia numerosa. A tavola sempre tra i 12 e 14 affamati.</em></p>



<p><em>Ricordo, ora con nostalgia, di un diverbio tra mia nonna e mio zio che, giustamente, criticava la pasta e fagioli troppo brodosa. La risposta fu “ieng o piatt”. Ma non lo stomaco pensai senza, però, intromettermi. Come si voleva e doveva allora!</em></p>



<p><em>Segui, dopo, un “ciuciuliare”, tra mia madre e mia nonna che, nascoste ed a bassa voce, dovevano dare ragione a mio zio sulla bontà della pasta e fagioli asciutta quasi “attaccata”.</em></p>
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<h2 class="wp-block-heading">Ricordi di infanzia</h2>



<p><em>Mia nonna, ormai su con gli anni, era cieca e percepiva una minima pensione che andava a ritirare a via Medina&#8230; andavamo a ritirare perché ero il suo accompagnatore preferito. Il rito prevedeva una lunga fila e, poi, subito da Pizzicato per una pizzetta fritta, ‘o cazunciello”, con boccale di birra. Spesso, però, si preferiva una “mummarella di acqua ferrata”.</em></p>



<p><em>I ricordi sono fatti anche di sapori ed, infatti, ancora oggi la fritta è la mia preferita anche perché riportano a quelli della mia infanzia a cavallo con l’adolescenza.</em></p>



<p><em>Una delle occupazioni di mia nonna era quella di cercare occupazione ai 10 nipoti. A me capitò di andare a lavorare in uno scatolificio a Piazzetta Nilo, di proprietà di un mio zio. Uno delle mie mansioni era quella di andare a comprare la “marenna” per la troupe. Il lunedì e il venerdì questa consisteva in un bel “cazone” con imbottitura a discrezione del salumiere. Ci si recava prima da questi per comprare le rimasuglie del bancone alle quali venivano aggiunte ricotta e cicoli per poi andare in pizzeria e far preparare enormi cazoni. Dal cazunciello al cazone, dall’infanzia all’adolescenza.</em></p>



<p><em>Ho sempre pensato che l’origine di piatti tipici ha sempre una matrice popolare in quanto è un insieme di arte di arrangiarsi e fantasia e, quindi, proprio perché appartiene al popolo diventa cultura. Ecco spiegato il fenomeno che ogni piatto è buono solo se cucinato e consumato dove è nato. La pizza, infatti, pur ormai preparata in tutto il mondo, trova sempre il trionfo della bontà a Napoli e particolarmente nella Napoli dei decumani ed entro le mura di essi sono situate le pizzerie più rinomate e tutte le “centenarie”.</em></p>



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<h2 class="wp-block-heading">Le pizzerie centenarie e la tradizione della pizza napoletana</h2>



<p><em>In queste pizzerie il gusto della pizza napoletana viene maggiormente esaltato dall’ambiente del locale, restato in prevalenza quello originario, nelle “centenarie” si trovano commensali delle origini più svariate che, senza distinzione di ceto, consumano il piatto più famoso al mondo.</em></p>



<p><em>Nelle pizzerie napoletane ‘a livella si compie fra vivi, si è tutti uguali.</em></p>



<p><em>In una delle pizzerie centenarie ho vissuto “il mio debutto in società” alla grande. Alla veneranda età di 12 anni, era il 1957, mi intromisi, con la sfacciataggine dell’età, in un discorso tra artisti. Tonino Apicella, giovane emergente e fine dicitore della canzone napoletana, (il padre di Mariano Apicella di berlusconiana memoria), Nello Ascoli, il ristoratore che si opponeva a Totò e Nino Taranto all’istallazione del vespasiano davanti al suo ristorante ed anche attore della compagnia di Eduardo, e lo stesso Nino Taranto. I primi due abitavano nello stabile dove vivevo io nel mentre “il re della paglietta”, nativo di forcella, pochi passi da luogo citato, spesso veniva a fare visita portando allegria in tutto il palazzo. Non ricordo la circostanza del mio intervento tra loro ma l’intromissione piacque a Nello Ascoli tanto da invitarmi con loro a gustare una pizza nell’Antica Pizzeria Da Michele, noto locale e famoso già allora perché si serviva solo la pizza margherita o marinara.</em></p>
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<h2 class="wp-block-heading">La Pizza Napoletana Come Cultura</h2>



<p><em>L’odore di quel locale, un misto tra “arecheta”, “vasenicola”, mozzarella e pomodoro è ancora oggi nelle narici dei miei ricordi. Vedere il locale chiuso, causa covid, è stato un colpo al cuore in quanto a Napoli, le centenarie in particolare, sono state aperte anche durante la guerra. “L’antica Pizzeria da Michele” è tutt’ora famosa in tutto il mondo e quando leggo le lusinghiere recensioni fatte dai suoi clienti è per me motivo d’orgoglio. Come se l’avessi scoperta io!</em></p>



<p><em>Inevitabilmente, quasi una predestinazione per un napoletano, la pizza è legata alla mia prima “passioncella”. Conobbi una ragazza triestina che entrò prepotentemente nella mia adolescenza. Dopo pochi giorni, con tanta incoscienza e per farmi bello, promisi una passeggiata per i decumani di Napoli con finale in pizzeria. Ed i soldi? Ancora una volta la nonna risolse il problema. Andammo alla pizzeria Capasso a Porta San Gennaro. Don Vincenzo mi accolse con “uè peccirì complimenti”. Quella sua esclamazione significò per me l’ingresso nel mondo dei grandi. Avevo conosciuto don Vincenzo qualche settimana prima in occasione di una pizza tra ragazzi, le continue ammonizioni a non fare casino terminarono quando don Vincenzo, sedendosi con noi, iniziò a raccontarci la storia della sua pizzeria, già centenaria, e gli episodi relativi ai personaggi storici frequentatori del locale. Raccontò anche della parentela della pizzeria Cafasso di Fuorigrotta, un errore all’anagrafe aveva diviso una famiglia in due ma non l’amore per la cultura della pizza.</em></p>



<p><em>Non so quante pizze ho gustato negli anni ma nessuna ha ripetuto il “sapore del tempo” delle pizze citate.</em></p>



<p><em>Forse, forse senza forse, la pizza napoletana è cultura, non a caso nel 2017 l&#8217;<a href="https://www.unesco.it/it/iniziative-dellunesco/patrimonio-culturale-immateriale/larte-del-pizzaiuolo-napoletano/" target="_blank" rel="noopener">Unesco ha dichiarato l&#8217;arte del pizzaiolo patrimonio dell&#8217;umanità</a>.</em></p>



<p><strong>Giuseppe Olino</strong></p>
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<p></p>
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