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	<title>Partenope</title>
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	<description>Partenope: Napoli attraverso gli occhi della sua gente</description>
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		<title>Lorenzo Perrotta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[masevolution]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 17:16:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Napoli · Persone · Interviste Lorenzo Perrotta,sei anni e un...]]></description>
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<!-- PARTENOPE:ARTICLE -->
<article class="partenope-article"><!-- =====================================================
       HERO
       FOTO 1
       ===================================================== --><header class="partenope-article-hero partenope-article-hero--cinematic partenope-article-hero--mobile-landscape">
<div class="partenope-article-hero__media"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/09/Lorenzo-Perrotta.png" alt="Lorenzo Perrotta, bambino napoletano di sei anni protagonista dell'intervista di Partenope" width="600" height="400" /></div>
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<div class="partenope-article-hero__category">Napoli · Persone · Interviste</div>
<h1 class="partenope-article-hero__title">Lorenzo Perrotta,<br />sei anni e un mondo da scoprire</h1>
<p class="partenope-article-hero__subtitle">«Ho fatto un film, si chiama Scherzetto»</p>
<div class="partenope-article-hero__meta">8 settembre 2026 · Intervista · Partenope</div>
</div>
</header><!-- =====================================================
       CORPO ARTICOLO
       ===================================================== -->
<div class="partenope-article-body partenope-content">
<p class="partenope-article-intro">Ci sono tanti modi per raccontare Napoli e l’identità partenopea. Possiamo farlo attraverso la storia, i monumenti, le tradizioni e i personaggi che hanno lasciato un segno nella città, ma qualche volta vale la pena cambiare prospettiva e provare a guardare Napoli dal basso, dall’altezza degli occhi di un bambino.</p>
<section class="partenope-chapter">
<div class="partenope-chapter__eyebrow">Partenope incontra</div>
<h2 class="partenope-chapter__title">Prima Lorenzo, poi tutto il resto</h2>
<p>Oggi Partenope incontra <strong>Lorenzo Perrotta</strong>, sei anni, napoletano, un sorriso enorme e magnetico e quella vitalità che sembra non conoscere interruttori: gioca, ride, canta, balla, fa sport, riempie la casa di dinosauri, fa domande continuamente e, se dipendesse da lui, probabilmente eliminerebbe il sonno dalle attività necessarie alla vita.</p>
<p>Lorenzo è soprattutto un bambino che ama. Ama profondamente la sua famiglia e le persone che gli stanno accanto, ama stare insieme agli altri, conoscere cose nuove e raccontare quello che ha appena scoperto. È curioso all’inverosimile, irrequieto, furbo, sempre in movimento e possiede quella meravigliosa fame di conoscenza tipica dell’infanzia, quando una domanda può generarne immediatamente altre dieci. Quest’anno, poi, nella sua vita è arrivato un passaggio importantissimo: <strong>ha iniziato la prima elementare</strong>. La scuola non è più soltanto il posto dove incontrare gli amichetti e giocare; adesso, come racconta lui con una certa rassegnazione divertita, «mi tocca studiare».</p>
<p>Fin qui potrebbe sembrare il ritratto di un bambino napoletano particolarmente vivace. Poi, quasi alla fine della nostra chiacchierata, gli chiediamo se abbia qualche aneddoto da raccontare. Lorenzo risponde con la naturalezza disarmante che soltanto un bambino potrebbe avere: <strong>«Sì, si chiama Scherzetto. Ho fatto un film»</strong>.</p>
<p>Ed è qui che questa intervista a <strong>Lorenzo Perrotta</strong> prende una direzione completamente diversa. Ma quella storia, proprio come promette Lorenzo, la racconteremo prossimamente.</p>
</section>
<!-- =====================================================
         FOTO 3
         ENERGIA
         ===================================================== -->
<figure class="partenope-image-portrait"><img decoding="async" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/09/Lorenzo-Perrotta-in-Movimento.png" alt="Lorenzo Perrotta in un momento di gioco, movimento e allegria" width="600" height="800" />
<figcaption>Sei anni e un’energia difficile da contenere: giocare, scoprire, muoversi e fare domande fanno parte della stessa giornata.</figcaption>
</figure>
<!-- =====================================================
         DOMANDA 1
         ===================================================== -->
<section class="partenope-interview">
<h2 class="partenope-interview__question"><span class="partenope-interview__label">Partenope domanda</span> «Lorenzo, raccontaci di te: com’è la tua giornata tipo?»</h2>
<div class="partenope-interview__answer"><span class="partenope-interview__speaker"> Lorenzo </span>
<p>«Mi piace tantissimo giocare con i miei dinosauri. Li conosco tutti! Mi piace tantissimo il Quetzalcoatlus, ma ne conosco tantissimi, proprio tutti. Per la gioia di mamma gioco anche con il cellulare, ballo e canto, ma soprattutto vado a scuola a giocare con i miei amichetti&#8230; anzi, giocavo! Adesso ho iniziato la prima elementare e mi tocca studiare, con mamma ovviamente.»</p>
</div>
</section>
<section class="partenope-chapter">
<p>È sufficiente cominciare a parlare di dinosauri perché la conversazione cambi immediatamente ritmo. Lorenzo non li considera semplicemente dei giocattoli: li conosce, li distingue, ne ricorda i nomi e soprattutto vuole sapere sempre qualcosa in più. La sua collezione racconta abbastanza bene le dimensioni della passione: in casa ci sono almeno sette grandi ceste piene di dinosauri e pupazzi e <strong>soltanto i dinosauri sono più di cento</strong>. Nel frattempo la vita continua tra scuola, musica, balli, giochi e quella prima elementare appena cominciata che segna uno dei passaggi più importanti dell’infanzia.</p>
</section>
<!-- =====================================================
         FOTO 2
         DINOSAURI
         ===================================================== -->
<figure class="partenope-image-portrait"><img decoding="async" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/09/Lorenzo-Perrotta-e-i-Dinosauri.png" alt="Lorenzo Perrotta con i dinosauri della sua collezione" width="600" height="800" />
<figcaption>Una delle passioni più grandi di Lorenzo Perrotta: dinosauri, preistoria e più di cento esemplari nella sua collezione.</figcaption>
</figure>
<section class="partenope-statement">
<div class="partenope-statement__inner">
<div class="partenope-statement__eyebrow">La collezione</div>
<div class="partenope-statement__number">100+</div>
<h2 class="partenope-statement__title">dinosauri.</h2>
<p class="partenope-statement__text">E soprattutto la voglia di sapere esattamente che cosa siano.</p>
</div>
</section>
<!-- =====================================================
         DOMANDA 2
         ===================================================== -->
<section class="partenope-interview">
<h2 class="partenope-interview__question"><span class="partenope-interview__label">Partenope domanda</span> «E fai qualche attività sportiva?»</h2>
<div class="partenope-interview__answer"><span class="partenope-interview__speaker"> Lorenzo </span>
<p>«Faccio taekwondo e ho fatto anche nuoto. Ho imparato a nuotare senza braccioli e a fare i tuffi! Ho fatto anche un anno di danza e non vedo l’ora di riprendere con il taekwondo.»</p>
</div>
</section>
<section class="partenope-chapter">
<p>Fermare Lorenzo, del resto, sembrerebbe quasi contrario alla sua natura. Prima la danza, poi il nuoto e il taekwondo raccontano un bambino che ha bisogno di muoversi, sperimentare e mettere alla prova il proprio corpo con la stessa curiosità con cui mette alla prova la mente. Del nuoto conserva orgogliosamente una conquista fondamentale per qualsiasi bambino: aver abbandonato i braccioli e imparato a tuffarsi. Adesso, però, aspetta soprattutto di poter tornare sul tatami.</p>
</section>
<!-- =====================================================
         DOMANDA 3
         ===================================================== -->
<section class="partenope-interview">
<h2 class="partenope-interview__question"><span class="partenope-interview__label">Partenope domanda</span> «Quali sono i tuoi film e cartoni animati preferiti?»</h2>
<div class="partenope-interview__answer"><span class="partenope-interview__speaker"> Lorenzo </span>
<p>«Jurassic Park mi piace tantissimo, infatti è anche per questo che adoro i dinosauri. Adesso mi piace tantissimo Teen Titans Go!. Ho avuto tante passioni, ma sicuramente quella più lunga è stata Sonic e ancora oggi ho tantissimi suoi pupazzi. Pensa che ho almeno sette ceste grandi piene di dinosauri e pupazzi e solo di dinosauri ne ho più di cento!»</p>
</div>
</section>
<section class="partenope-chapter">
<p>Difficile aspettarsi una risposta diversa da un bambino che potrebbe probabilmente trasformare una normale conversazione in una lezione improvvisata di paleontologia. <strong>Jurassic Park</strong> occupa inevitabilmente un posto speciale nel suo immaginario, mentre Sonic rappresenta una di quelle passioni dell’infanzia che resistono anche quando ne arrivano di nuove. Oggi c’è anche Teen Titans Go!, domani probabilmente arriverà qualcos’altro: a sei anni il mondo è abbastanza grande da poter cambiare passione continuamente senza doverne necessariamente abbandonare nessuna.</p>
</section>
<div class="partenope-story-divider">
<div class="partenope-story-divider__mark"> </div>
</div>
<!-- =====================================================
         NAPOLI
         ===================================================== -->
<section class="partenope-interview">
<h2 class="partenope-interview__question"><span class="partenope-interview__label">Partenope domanda</span> «Che rapporto hai con Napoli?»</h2>
<div class="partenope-interview__answer"><span class="partenope-interview__speaker"> Lorenzo </span>
<p>«Napoli la adoro. Mi piace tantissimo la pizza, mi piace stare vicinissimo al mare e mi sto appassionando anche al Napoli. Vorrei tanto andare allo stadio! Ho festeggiato tantissimo per i due scudetti, anche se ricordo molto meglio l’ultimo. E anche se non è proprio di Napoli, mi piace da morire la mozzarella. Napoli poi è bella perché posso fare tante cose con mamma e tantissime passeggiate, soprattutto vicino ai parchi. Mi ritengo fortunato di essere partenopeo.»</p>
</div>
</section>
<!-- =====================================================
         FOTO 4
         PIZZA / NAPOLI
         ===================================================== -->
<figure class="partenope-image-portrait"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/09/Lorenzo-Perrotta-e-la-Pizza.png" alt="Lorenzo Perrotta con la pizza durante un momento della sua quotidianità" width="600" height="800" />
<figcaption>Napoli raccontata all’altezza di sei anni passa anche attraverso una pizza, il mare vicino, le passeggiate e le giornate trascorse insieme.</figcaption>
</figure>
<section class="partenope-chapter">
<div class="partenope-chapter__eyebrow">Napoli vista da sei anni</div>
<h2 class="partenope-chapter__title">Lorenzo Perrotta e un’appartenenza che nasce dalle cose semplici</h2>
<p>Forse è proprio questa la risposta che racconta meglio Lorenzo. A sei anni il rapporto con una città non passa ancora attraverso le grandi categorie con le quali gli adulti cercano di definirne l’identità. Napoli è la pizza che gli piace mangiare, il mare che può vedere da vicino, le passeggiate con sua madre, i parchi, il calcio che sta cominciando a conquistarlo e la festa per gli scudetti. È un’appartenenza costruita attraverso esperienze semplici, ma proprio per questo profondissime.</p>
<p>La memoria dell’ultimo scudetto è naturalmente più nitida, mentre quello precedente appartiene a un’età nella quale i ricordi cominciano appena a sedimentarsi. C’è però già un desiderio preciso: <strong>andare allo stadio a vedere il Napoli</strong>. E poi c’è quella frase finale, «mi ritengo fortunato di essere partenopeo», che pronunciata da un bambino di sei anni possiede un significato particolare. L’identità non nasce improvvisamente quando diventiamo adulti: comincia a formarsi attraverso ciò che vediamo, ciò che mangiamo, le persone con cui camminiamo e i luoghi nei quali cresciamo.</p>
</section>
<blockquote class="partenope-full-quote">
<div class="partenope-full-quote__text">«Mi ritengo fortunato di essere partenopeo.»</div>
</blockquote>
<!-- =====================================================
         COSA INSEGNARE AGLI ADULTI
         ===================================================== -->
<section class="partenope-interview">
<h2 class="partenope-interview__question"><span class="partenope-interview__label">Partenope domanda</span> «Si dice che i bambini abbiano tanto da insegnarci. Tu cosa potresti insegnare agli adulti?»</h2>
<div class="partenope-interview__answer"><span class="partenope-interview__speaker"> Lorenzo </span>
<p>«Io so benissimo che il Giurassico finisce molto prima dell’arrivo dei mammut e poi quasi nessuno sa che il Giurassico non è stato il primo periodo: ce ne sono stati altri prima. E non esistono dinosauri marini: quelli che vivevano nel mare sono classificati come rettili marini. Anche gli pterodattili non sono dinosauri, sono rettili volanti. I dinosauri veri sono quelli terrestri. E poi mi piace tantissimo la matematica: con mamma mi metto sempre a fare un sacco di matematica.»</p>
</div>
</section>
<section class="partenope-chapter">
<p class="partenope-chapter__lead">La domanda sembra quasi una provocazione. Con Lorenzo, però, significa spalancare una porta.</p>
<p>Qualche precisazione scientifica, inevitabile quando a parlare è un paleontologo di sei anni: la classificazione è effettivamente più complessa di quella proposta spesso dai giocattoli e dai cartoni animati. Pterosauri e grandi rettili marini mesozoici non erano dinosauri, anche se hanno condiviso con loro parte della storia della Terra. Ed è proprio questo il punto interessante: Lorenzo non si accontenta di riconoscere un Tyrannosaurus o un Triceratops, vuole capire <strong>che cosa sia davvero un dinosauro</strong>.</p>
<p>Poi, senza alcuna difficoltà, passa dalla preistoria alla matematica. Per un adulto potrebbero sembrare due mondi completamente differenti; nella mente curiosa di un bambino sono semplicemente altre cose da conoscere. E forse è questa una delle lezioni che l’infanzia può davvero restituirci: prima che qualcuno ci insegni a dividere il sapere in compartimenti, conoscere è soprattutto divertente.</p>
</section>
<div class="partenope-story-divider">
<div class="partenope-story-divider__mark"> </div>
</div>
<!-- =====================================================
         SCHERZETTO
         ===================================================== -->
<section class="partenope-interview">
<h2 class="partenope-interview__question"><span class="partenope-interview__label">Partenope domanda</span> «Hai qualche aneddoto particolare su di te?»</h2>
<div class="partenope-interview__answer partenope-interview__answer--short"><span class="partenope-interview__speaker"> Lorenzo </span>
<p>«Sì. Si chiama Scherzetto. Ho fatto un film.»</p>
</div>
</section>
<section class="partenope-chapter">
<p>La risposta arriva così, senza preparazione e senza bisogno di aggiungere altro. Dinosauri, scuola, taekwondo, matematica, Sonic, Napoli e poi, quasi fosse una cosa assolutamente normale da inserire nell’elenco delle proprie giornate, un film.</p>
</section>
<!-- =====================================================
         FOTO 5
         SCHERZETTO
         ===================================================== -->
<figure class="partenope-image-portrait"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/09/Lorenzo-Perrotta-Scherzetto.png" alt="Lorenzo Perrotta e l'esperienza cinematografica legata al film Scherzetto" width="600" height="800" />
<figcaption>La storia che fino a questo momento era rimasta sullo sfondo: Lorenzo Perrotta e l’esperienza di Scherzetto.</figcaption>
</figure>
<section class="partenope-interview">
<h2 class="partenope-interview__question"><span class="partenope-interview__label">Partenope domanda</span> «Aspetta&#8230; sei tu il Lorenzo Perrotta di cui si legge in giro?»</h2>
<div class="partenope-interview__answer partenope-interview__answer--short"><span class="partenope-interview__speaker"> Lorenzo </span>
<p>«Sì.»</p>
</div>
</section>
<section class="partenope-chapter">
<p>A sei anni, evidentemente, alcune risposte non hanno bisogno di essere complicate.</p>
</section>
<section class="partenope-interview">
<h2 class="partenope-interview__question"><span class="partenope-interview__label">Partenope domanda</span> «E allora raccontaci di Scherzetto&#8230;»</h2>
<div class="partenope-interview__answer partenope-interview__answer--short"><span class="partenope-interview__speaker"> Lorenzo </span>
<p>«Coming soon&#8230; ne parliamo prossimamente.»</p>
</div>
</section>
<!-- =====================================================
         CHIUSURA
         ===================================================== -->
<section class="partenope-chapter">
<p>Ed è giusto fermarci qui, perché questa volta Partenope voleva conoscere <strong>Lorenzo prima di conoscere l’attore</strong>. Il bambino che possiede più di cento dinosauri, che non vede l’ora di tornare a taekwondo, che ha appena cominciato la prima elementare, che ama la matematica, sua madre, la sua famiglia, il mare, Napoli e quella mozzarella che, giustamente, tiene a precisare non essere esclusivamente napoletana.</p>
<p>Del cinema parleremo. Ci sarà tempo per raccontare <strong>Scherzetto</strong>, il set e tutto quello che è accaduto a un bambino napoletano che, mentre continuava semplicemente a essere Lorenzo, si è ritrovato davanti a una macchina da presa.</p>
<p>Per oggi ci piace lasciare <strong>Lorenzo Perrotta</strong> così: sei anni, un sorriso enorme, cento e più dinosauri e ancora un numero infinito di domande da fare al mondo.</p>
<p>Il resto, come dice lui, è <strong>coming soon</strong>.</p>
</section>
<!-- =====================================================
         APPROFONDIMENTO ESTERNO
         LINK DOFOLLOW
         ===================================================== -->
<aside class="partenope-fact-box">
<div class="partenope-box__label">Per conoscere Lorenzo</div>
<h2 class="partenope-box__title">Lorenzo Perrotta online</h2>
<p>Per conoscere il percorso di <strong>Lorenzo Perrotta</strong>, le sue attività e i prossimi progetti è possibile visitare il <a href="https://www.lorenzoperrotta.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>sito ufficiale di Lorenzo Perrotta</strong></a> oppure seguirlo sul <a href="https://www.instagram.com/lorenzoperrotta.official/" target="_blank" rel="noopener"><strong>profilo Instagram ufficiale</strong></a>.</p>
</aside>
<!-- =====================================================
         ENDING
         ===================================================== -->
<section class="partenope-ending">
<div class="partenope-ending__label">La storia continua</div>
<h2 class="partenope-ending__title">Coming soon.</h2>
<div class="partenope-ending__text">Questa volta abbiamo incontrato Lorenzo.<br />La prossima volta parleremo di Scherzetto.</div>
</section>
<!-- =====================================================
         FIRMA
         ===================================================== --><footer class="partenope-signature">
<div class="partenope-signature__mark"> </div>
<div class="partenope-signature__name">Partenope</div>
<div class="partenope-signature__text">Napoli raccontata attraverso le sue storie, la sua memoria e le persone che la abitano.</div>
</footer></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Varenne, addio al Capitano: il cavallo che ad Agnano mi fece scoprire l’ippica</title>
		<link>https://partenope.napoli.it/2026/08/18/varenne-agnano-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[masevolution]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 14:35:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Biografie]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
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		<category><![CDATA[giampaolo minnucci]]></category>
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					<description><![CDATA[Napoli · Memoria · Ippica Varenne, addio al Capitano Il...]]></description>
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<!-- PARTENOPE:ARTICLE -->

<article class="partenope-article">

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       HERO
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  <header class="partenope-article-hero partenope-article-hero--cinematic">

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        alt="Varenne e il suo legame con l'Ippodromo di Agnano a Napoli"
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    </div>

    <div class="partenope-article-hero__inner">

      <div class="partenope-article-hero__category">
        Napoli · Memoria · Ippica
      </div>

      <h1 class="partenope-article-hero__title">
        Varenne,<br>
        addio al Capitano
      </h1>

      <p class="partenope-article-hero__subtitle">
        Il cavallo che ad Agnano mi fece scoprire l’ippica e che, ventisei anni dopo, continua a riportarmi al ragazzo che ero nel 2000.
      </p>

      <div class="partenope-article-hero__meta">
        <span>18 agosto 2026</span>
        <span>Storia di Napoli</span>
        <span>Memoria personale</span>
      </div>

    </div>

  </header>


  <!-- =====================================================
       INTRO
       ===================================================== -->

  <div class="partenope-article-body partenope-content">

    <div class="partenope-article-intro">

      <p>
        Oggi, quando ho letto che <strong>Varenne è morto</strong>, il primo pensiero non è andato ai suoi record, alle vittorie in giro per il mondo o a tutto quello che questo straordinario cavallo ha rappresentato per l’ippica italiana. Sono tornato indietro di ventisei anni, al 2000, quando avevo 23 anni e Varenne mi fece scoprire uno sport che fino a quel momento conoscevo appena.
      </p>

    </div>

    <p>
      È strano accorgersi di quanto un campione possa diventare parte della nostra memoria personale: ricordi lui, ma insieme a lui ricordi inevitabilmente chi eri tu in quel momento, gli anni che avevi, il modo in cui guardavi il mondo e quella prima emozione che, senza saperlo, avrebbe acceso una curiosità destinata ad accompagnarti negli anni successivi.
    </p>

    <p>
      Per me Varenne è stato questo. Prima di lui sapevo naturalmente dell’esistenza dell’ippica e conoscevo l’Ippodromo di Agnano, uno di quei luoghi che fanno parte della geografia e della storia di Napoli anche per chi non ha mai seguito una corsa. Ma tra sapere che esiste uno sport e cominciare a sentirne il fascino c’è una differenza enorme.
    </p>

    <p>
      Varenne riuscì a colmarla. Mi fece guardare le corse in maniera diversa, mi fece incuriosire, mi fece scoprire cosa ci fosse dietro quei pochi minuti trascorsi in pista e, soprattutto, riuscì a fare con me quello che fece con tantissimi italiani in quegli anni: portare l’ippica fuori dal recinto degli appassionati e trasformarla, almeno per qualche stagione, in qualcosa che riguardava tutti.
    </p>


    <!-- ===================================================
         STATEMENT — 2000
         =================================================== -->

    <section class="partenope-statement">

      <div class="partenope-statement__inner">

        <span class="partenope-statement__eyebrow">
          Il mio primo incontro con il Capitano
        </span>

        <span class="partenope-statement__number">
          2000
        </span>

        <h2 class="partenope-statement__title">
          Avevo 23 anni.
        </h2>

        <div class="partenope-statement__text">
          <p>
            Fu Varenne a farmi guardare davvero l’ippica per la prima volta. E quella curiosità nacque proprio ad Agnano.
          </p>
        </div>

      </div>

    </section>


    <!-- ===================================================
         CAPITOLO 1
         =================================================== -->

    <section class="partenope-chapter">

      <div class="partenope-chapter__eyebrow">
        Agnano · 7 maggio 2000
      </div>

      <h2 class="partenope-chapter__title">
        Il 2000, Agnano e l’inizio di un legame speciale
      </h2>

      <p>
        Il 7 maggio 2000 Varenne arrivò al <strong>Gran Premio Lotteria di Agnano</strong> e quella giornata sarebbe diventata una delle pagine fondamentali del suo rapporto con Napoli. Aveva già dimostrato di essere un cavallo fuori dal comune, ma ad Agnano accadde qualcosa che andava oltre il risultato sportivo: vincendo batteria e finale, riportò un cavallo italiano sul gradino più alto del Lotteria dopo un’attesa che durava dal 1963.
      </p>

      <p>
        Erano trascorsi trentasette anni e, in una città che sa trasformare lo sport in racconto collettivo, quella vittoria non poteva rimanere semplicemente una riga negli almanacchi.
      </p>

      <p>
        Io avevo 23 anni e fu proprio Varenne ad avvicinarmi realmente a quel mondo. Non ero un esperto di trotto e forse proprio per questo la sensazione che ricordo è ancora più significativa: non serviva conoscere ogni dettaglio tecnico per capire che si stava guardando qualcosa di eccezionale.
      </p>

      <p>
        C’erano la potenza, l’eleganza, la continuità impressionante dei risultati e quella capacità, propria soltanto dei grandissimi campioni, di farsi riconoscere anche da chi non possiede ancora gli strumenti per spiegare tecnicamente ciò che sta vedendo. Da lì cominciai a seguire l’ippica con un interesse che prima non avevo, imparando progressivamente nomi, corse e luoghi che fino a poco tempo prima non avrebbero significato molto per me.
      </p>

      <p>
        È forse questo uno dei meriti più grandi di Varenne e quello che le statistiche, da sole, non riusciranno mai a raccontare. Il Capitano non si limitò a vincere: <strong>fece conoscere l’ippica a una generazione di persone che probabilmente non si sarebbe mai avvicinata a quel mondo senza di lui</strong>.
      </p>

      <p>
        Accade raramente che un atleta diventi più famoso della disciplina alla quale appartiene, ma per qualche anno in Italia successe esattamente questo. Anche chi non seguiva il trotto conosceva Varenne, aspettava le sue grandi corse, sentiva parlare del Prix d’Amérique, dell’Elitloppet, del Lotteria. Era diventato un personaggio popolare senza smettere, naturalmente, di essere un cavallo da corsa.
      </p>

    </section>


    <!-- ===================================================
         PHOTO BREAK
         =================================================== -->

    <section class="partenope-photo-break">

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          alt="Varenne all'Ippodromo di Agnano durante gli anni della sua leggenda napoletana"
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      <div class="partenope-photo-break__content">

        <div class="partenope-photo-break__label">
          Gran Premio Lotteria
        </div>

        <h2 class="partenope-photo-break__title">
          Ad Agnano non arrivò soltanto un campione. Arrivò il Capitano.
        </h2>

      </div>

    </section>


    <!-- ===================================================
         CAPITOLO 2
         =================================================== -->

    <section class="partenope-chapter">

      <div class="partenope-chapter__eyebrow">
        Napoli lo adottò
      </div>

      <h2 class="partenope-chapter__title">
        Varenne non era nato a Napoli, ma Napoli lo adottò
      </h2>

      <p>
        Varenne nacque il <strong>19 maggio 1995 a Copparo, in provincia di Ferrara</strong>, nell’allevamento di Zenzalino. Sarebbe quindi sbagliato provare ad attribuirgli origini napoletane che non aveva. Ma Napoli possiede da sempre una particolare capacità di costruire appartenenze che non dipendono esclusivamente dal luogo di nascita: esistono persone, artisti e campioni che arrivano da altrove e che, dopo aver condiviso con la città qualcosa di irripetibile, finiscono per entrare nella sua memoria. Con Varenne accadde esattamente questo.
      </p>

      <p>
        Il rapporto si consolidò negli anni immediatamente successivi. Dopo la vittoria del 2000, il Capitano tornò ad Agnano nel <strong>2001 e vinse nuovamente il Lotteria</strong>. Poi si ripresentò nel 2002 e fece qualcosa che nessun cavallo era mai riuscito a fare prima: conquistò il Gran Premio per la terza volta consecutiva.
      </p>

    </section>


    <!-- ===================================================
         TIMELINE AGNANO
         =================================================== -->

    <section class="partenope-timeline">

      <div class="partenope-timeline__header">

        <span class="partenope-timeline__eyebrow">
          Il Capitano ad Agnano
        </span>

        <h2 class="partenope-timeline__title">
          Tre anni. Tre Lotteria. Una leggenda.
        </h2>

      </div>

      <div class="partenope-timeline__items">

        <div class="partenope-timeline__item">

          <div class="partenope-timeline__date">
            2000
          </div>

          <div class="partenope-timeline__content">
            <h3>La prima vittoria</h3>
            <p>
              Varenne vince batteria e finale e riporta un cavallo italiano al successo nel Gran Premio Lotteria dopo trentasette anni.
            </p>
          </div>

        </div>


        <div class="partenope-timeline__item">

          <div class="partenope-timeline__date">
            2001
          </div>

          <div class="partenope-timeline__content">
            <h3>Il bis</h3>
            <p>
              Il Capitano torna sulla pista napoletana e conquista nuovamente il Lotteria.
            </p>
          </div>

        </div>


        <div class="partenope-timeline__item">

          <div class="partenope-timeline__date">
            2002
          </div>

          <div class="partenope-timeline__content">
            <h3>La terza consecutiva</h3>
            <p>
              Varenne completa un’impresa mai riuscita prima: tre Gran Premi Lotteria consecutivi.
            </p>
          </div>

        </div>

      </div>

    </section>


    <p>
      Tre edizioni, tre vittorie, dal 2000 al 2002, in un ippodromo che in occasione dei suoi trionfi arrivò a registrare circa <strong>25.000 presenze</strong>. Sono numeri che oggi possono sembrare appartenere a un’altra epoca dell’ippica, ma spiegano perfettamente quale fosse la dimensione raggiunta da Varenne e quale rapporto si fosse creato tra quel cavallo e il pubblico napoletano.
    </p>

    <p>
      Dietro quel legame c’era anche una storia profondamente napoletana. Uno dei proprietari che più di tutti ha legato il proprio nome a Varenne fu <strong>Enzo Giordano</strong>, imprenditore napoletano che aveva creduto nel cavallo quando la leggenda doveva ancora essere scritta.
    </p>

    <p>
      E poi c’era naturalmente <strong>Giampaolo Minnucci</strong>, il driver che nell’immaginario collettivo sarebbe diventato quasi inseparabile dal Capitano. Guardando Varenne correre si finiva inevitabilmente per osservare anche quell’intesa: non una semplice relazione tra cavallo e guidatore, ma una conoscenza costruita attraverso allenamenti, corse, errori, vittorie e migliaia di chilometri percorsi insieme.
    </p>


    <!-- ===================================================
         IMMAGINE WIDE
         =================================================== -->

    <figure class="partenope-image-wide">

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        alt="Varenne, uno dei più grandi trottatori della storia dell'ippica mondiale"
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      <figcaption>
        Varenne trasformò il trotto in un fenomeno capace di raggiungere anche chi non aveva mai seguito l’ippica.
      </figcaption>

    </figure>


    <!-- ===================================================
         CAPITOLO 3
         =================================================== -->

    <section class="partenope-chapter">

      <div class="partenope-chapter__eyebrow">
        Dall’Italia al mondo
      </div>

      <h2 class="partenope-chapter__title">
        Da Agnano al mondo: quando un trottatore italiano diventò il migliore
      </h2>

      <p>
        Limitare Varenne alle vittorie napoletane sarebbe però ingiusto nei confronti della dimensione mondiale raggiunta dalla sua carriera. Il suo palmarès racconta uno dei periodi più straordinari mai vissuti da un trottatore: vinse il <strong>Derby italiano del trotto</strong>, conquistò due volte il <strong>Prix d’Amérique</strong> a Vincennes, trionfò nell’<strong>Elitloppet</strong> di Stoccolma e nella <strong>Breeders Crown</strong> negli Stati Uniti, oltre naturalmente ai tre Lotteria consecutivi di Agnano.
      </p>

      <p>
        Nel 2001 riuscì addirittura a mettere insieme, nella stessa stagione, Prix d’Amérique, Lotteria, Elitloppet e Breeders Crown, portando l’ippica italiana ai vertici internazionali.
      </p>

      <p>
        Francia, Svezia, Stati Uniti, Italia: Varenne correva e vinceva ovunque.
      </p>

    </section>


    <!-- ===================================================
         NUMERI
         =================================================== -->

    <section class="partenope-stat-grid" aria-label="I numeri della carriera di Varenne">

      <div class="partenope-stat partenope-stat--featured">
        <span class="partenope-stat__value">62</span>
        <span class="partenope-stat__label">vittorie</span>
        <span class="partenope-stat__detail">in una carriera irripetibile</span>
      </div>

      <div class="partenope-stat">
        <span class="partenope-stat__value">73</span>
        <span class="partenope-stat__label">corse disputate</span>
        <span class="partenope-stat__detail">sulle piste più importanti del mondo</span>
      </div>

      <div class="partenope-stat">
        <span class="partenope-stat__value">6M+</span>
        <span class="partenope-stat__label">euro di premi</span>
        <span class="partenope-stat__detail">ma i numeri raccontano soltanto una parte della storia</span>
      </div>

    </section>


    <p>
      Alla fine della carriera avrebbe lasciato numeri impressionanti, con <strong>62 vittorie in 73 corse e oltre sei milioni di euro di premi</strong>, ma anche questi dati raccontano soltanto una parte della storia.
    </p>

    <p>
      Il fenomeno Varenne fu molto più grande del suo conto in banca o del numero di Gran Premi conquistati, perché riuscì a restituire centralità popolare a uno sport che raramente aveva avuto un protagonista capace di attraversare con tanta facilità i confini dell’ippica.
    </p>

    <p>
      Per chi, come me, aveva cominciato a interessarsi a questo mondo proprio grazie a lui, significava scoprire progressivamente tutto ciò che esiste dietro una corsa: il lavoro degli allevatori, la preparazione, gli allenatori, i driver, le genealogie, la tattica, la gestione fisica di un animale straordinario e quella quantità enorme di lavoro invisibile che precede i pochi minuti nei quali tutto viene deciso.
    </p>

    <p>
      Varenne fu una porta d’ingresso. E forse è proprio per questo che la notizia della sua morte oggi non riguarda soltanto gli appassionati più competenti: riguarda anche tutti quelli che, per qualche anno, accesero la televisione o andarono all’ippodromo semplicemente perché correva lui.
    </p>


    <!-- ===================================================
         FULL QUOTE
         =================================================== -->

    <section class="partenope-full-quote">

      <p class="partenope-full-quote__text">
        Prima ancora dei record, Varenne aveva fatto qualcosa di più raro:
        <strong>aveva fatto conoscere l’ippica a chi non la conosceva.</strong>
      </p>

    </section>


    <!-- ===================================================
         CAPITOLO 4
         =================================================== -->

    <section class="partenope-chapter">

      <div class="partenope-chapter__eyebrow">
        Maggio 2025
      </div>

      <h2 class="partenope-chapter__title">
        L’ultima volta ad Agnano, senza sapere che sarebbe stato un addio
      </h2>

      <p>
        La carriera agonistica terminò, ma il rapporto tra Varenne e Napoli non si interruppe. Il Capitano tornò negli anni ad Agnano come ospite e ogni volta la sua presenza riaccendeva inevitabilmente i ricordi di quelle domeniche nelle quali l’ippodromo era pieno per vederlo correre.
      </p>

      <p>
        Non aveva più bisogno della velocità per essere riconosciuto: bastava vederlo entrare nuovamente in quel luogo perché una parte del pubblico tornasse immediatamente al 2000, al 2001 e al 2002.
      </p>

      <p>
        L’ultimo ritorno assume oggi un significato particolarmente emozionante. Nel <strong>maggio 2025</strong>, alla vigilia dei suoi trent’anni e in occasione dei novant’anni dell’Ippodromo di Agnano, Varenne tornò ancora una volta sulla pista napoletana.
      </p>

      <p>
        La sua presenza era stata fortemente voluta da Enzo Giordano, morto il 2 maggio, appena due giorni prima del Gran Premio. Quella volontà fu comunque rispettata e il 4 maggio il Capitano sfilò ad Agnano, ormai lontanissimo dal cavallo che divorava le piste di tutto il mondo ma ancora perfettamente capace di evocare ciò che era stato.
      </p>

    </section>


    <aside class="partenope-history-box">

      <span class="partenope-box__label">
        L’ultimo ritorno
      </span>

      <h3 class="partenope-box__title">
        4 maggio 2025
      </h3>

      <p>
        Oggi è impossibile riguardare quelle immagini senza attribuire loro un significato diverso: nessuno poteva saperlo, ma quella passerella sarebbe diventata <strong>l’ultimo saluto di Varenne ad Agnano</strong>.
      </p>

    </aside>


    <p>
      C’è qualcosa di profondamente circolare in questa storia. Il cavallo che aveva riempito quell’ippodromo all’inizio del nuovo millennio era tornato venticinque anni dopo senza dover correre, senza un cronometro da battere e senza un traguardo da raggiungere.
    </p>

    <p>
      Era lì soltanto per essere visto e salutato. Per un campione sportivo forse è questa la misura definitiva della grandezza: quando il risultato non serve più, perché la memoria è già sufficiente.
    </p>


    <!-- ===================================================
         STORY DIVIDER
         =================================================== -->

    <div class="partenope-story-divider" aria-hidden="true">
      <span class="partenope-story-divider__mark"></span>
    </div>


    <!-- ===================================================
         CAPITOLO 5
         =================================================== -->

    <section class="partenope-chapter">

      <div class="partenope-chapter__eyebrow">
        18 agosto 2026
      </div>

      <h2 class="partenope-chapter__title">
        Oggi ho letto che Varenne è morto
      </h2>

      <p>
        Varenne è morto nella notte tra il <strong>17 e il 18 agosto 2026</strong>, a 31 anni, nell’allevamento LJ di Eboli, dove viveva dal marzo dell’anno precedente. Secondo quanto comunicato attraverso i suoi canali ufficiali, il veterinario ha accertato un <strong>infarto fulminante</strong>.
      </p>

      <p>
        Trentuno anni rappresentano un’età straordinariamente avanzata per un cavallo e Varenne aveva trascorso l’ultima parte della propria vita lontano dalle competizioni, circondato dalle attenzioni che spettavano a un animale che aveva dato moltissimo allo sport italiano.
      </p>

      <p>
        Eppure stamattina, leggendo la notizia, non ho pensato immediatamente al Varenne anziano. La memoria ha fatto quello che spesso fa quando perdiamo qualcuno o qualcosa che appartiene a una stagione lontana della nostra vita: ha cancellato gli anni trascorsi ed è tornata all’immagine che aveva conservato.
      </p>

      <p>
        Per me Varenne continua inevitabilmente a essere quello che correva ad Agnano mentre avevo 23 anni, quello che mi fece fermare davanti a uno sport che fino ad allora non avevo davvero conosciuto e che mi spinse a seguirlo proprio perché volevo capire cosa rendesse quel cavallo tanto diverso dagli altri.
      </p>

    </section>


    <!-- ===================================================
         STATEMENT PERSONALE
         =================================================== -->

    <section class="partenope-statement">

      <div class="partenope-statement__inner">

        <span class="partenope-statement__eyebrow">
          Ventisei anni dopo
        </span>

        <span class="partenope-statement__number">
          23 → 50
        </span>

        <h2 class="partenope-statement__title">
          Sono cambiato io. È cambiata Napoli. Ma quel ricordo è rimasto lì.
        </h2>

      </div>

    </section>


    <p>
      Oggi ne ho cinquanta e tra quel ragazzo e l’uomo che sta scrivendo queste righe è passata quasi una vita. Forse è anche per questo che la morte dei campioni della nostra giovinezza produce una sensazione difficile da spiegare: <strong>non ci ricorda soltanto che sono invecchiati loro, ma ci costringe per un momento a misurare il tempo trascorso anche su noi stessi</strong>.
    </p>

    <p>
      Varenne apparteneva al mio 2000 e scoprire che non c’è più significa inevitabilmente tornare a quegli anni, alle prime emozioni davanti all’ippica e a una Napoli che, come noi, nel frattempo è cambiata.
    </p>


    <!-- ===================================================
         CAPITOLO FINALE
         =================================================== -->

    <section class="partenope-chapter">

      <div class="partenope-chapter__eyebrow">
        La memoria di Agnano
      </div>

      <h2 class="partenope-chapter__title">
        Il Capitano continuerà a correre nella memoria di Agnano
      </h2>

      <p>
        Varenne non era nato a Napoli e Napoli non deve inventargli un’appartenenza che la storia non gli ha dato. Può rivendicare qualcosa di molto più bello: <strong>una parte fondamentale della sua leggenda è accaduta qui</strong>.
      </p>

      <p>
        Ad Agnano vinse tre Lotteria consecutivi, riportò nel 2000 un cavallo italiano al successo dopo trentasette anni, attirò decine di migliaia di persone e contribuì a scrivere alcune delle pagine più importanti della storia dell’ippodromo. Qui tornò anche quando non correva più, fino all’ultima passerella del maggio 2025.
      </p>

      <p>
        E soprattutto, qui Varenne fece quello che soltanto i grandissimi riescono a fare: emozionò anche chi non apparteneva al suo mondo. Io sono uno di quelli. A 23 anni mi fece scoprire l’ippica e da allora il suo nome è rimasto inevitabilmente legato, nella mia memoria, ad Agnano e a quella prima curiosità diventata passione per uno sport che prima osservavo da lontano.
      </p>

      <p>
        Un giorno chi non ha vissuto quegli anni potrà guardare le vecchie corse, leggere i risultati e scoprire che Varenne vinse in Francia, in Svezia, negli Stati Uniti e nei più importanti ippodromi italiani. Potrà studiarne i record e comprendere razionalmente perché venga considerato uno dei più grandi trottatori della storia.
      </p>

      <p>
        Ma per capire davvero che cosa rappresentasse bisognerà ascoltare anche chi c’era, perché esistono fenomeni sportivi che i numeri certificano ma che soltanto la memoria collettiva riesce a spiegare.
      </p>

      <p>
        Io quella memoria la conservo da quando avevo 23 anni. Oggi, a cinquant’anni, leggendo che il Capitano non c’è più, mi resta soprattutto la gratitudine per aver vissuto gli anni in cui un cavallo riuscì a far innamorare dell’ippica anche chi l’ippica non la conosceva ancora.
      </p>

    </section>

  </div>


  <!-- =====================================================
       ENDING
       ===================================================== -->

  <section class="partenope-ending">

    <span class="partenope-ending__label">
      Addio al Capitano
    </span>

    <h2 class="partenope-ending__title">
      Addio, Varenne.
    </h2>

    <div class="partenope-ending__text">

      <p>
        <strong>Napoli non era la città in cui sei nato, ma Agnano sarà per sempre uno dei luoghi in cui sei diventato leggenda.</strong>
      </p>

    </div>

  </section>


  <!-- =====================================================
       FIRMA PARTENOPE
       ===================================================== -->

  <footer class="partenope-signature">

    <span class="partenope-signature__mark"></span>

    <p class="partenope-signature__name">
      Partenope
    </p>

    <p class="partenope-signature__text">
      Storie, luoghi e memoria di Napoli.
    </p>

  </footer>

</article>
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			</item>
		<item>
		<title>Napoli sotterranea: la città nascosta che esiste da oltre 2.000 anni</title>
		<link>https://partenope.napoli.it/2026/08/16/napoli-sotterranea-storia-citta-nascosta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[masevolution]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Aug 2026 07:22:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Partenope]]></category>
		<category><![CDATA[acquedotto greco romano]]></category>
		<category><![CDATA[cisterne napoli]]></category>
		<category><![CDATA[cultura napoletana]]></category>
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		<category><![CDATA[storia di Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[tufo giallo napoletano]]></category>
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					<description><![CDATA[Per conoscere Napoli non basta camminare per le sue strade....]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Per conoscere Napoli non basta camminare per le sue strade. Bisogna anche guardare sotto, bisogna conoscere la Napoli Sotterranea.</p>



<p>Sotto i decumani, i palazzi, le chiese e i vicoli esiste infatti un&#8217;altra città. Una Napoli silenziosa, scavata nel tufo, fatta di <strong>cave, pozzi, cisterne, cunicoli, acquedotti e grandi cavità</strong> che nei secoli hanno cambiato funzione insieme alla città costruita sopra di esse.</p>



<p>Non è semplicemente un insieme di ambienti sotterranei.</p>



<p>È quasi il negativo fotografico di Napoli: mentre la città cresceva verso l&#8217;alto, una parte della materia necessaria per costruirla veniva estratta dal suo stesso ventre.</p>



<p>E così, paradossalmente, <strong>Napoli è stata costruita anche svuotando Napoli</strong>.</p>



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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="800" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/08/Napoli-sotterranea-la-citta-nascosta.jpg" alt="" class="wp-image-3618" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/08/Napoli-sotterranea-la-citta-nascosta.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/08/Napoli-sotterranea-la-citta-nascosta-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<h2 class="wp-block-heading">Quando i Greci cominciarono a scavare sotto Neapolis</h2>



<p>La storia documentata delle grandi trasformazioni del sottosuolo napoletano ci riporta almeno all&#8217;epoca greca.</p>



<p>Tra IV e III secolo a.C. furono aperte cave nel banco di <strong>tufo giallo napoletano</strong>, una roccia vulcanica relativamente facile da lavorare e particolarmente adatta alla costruzione.</p>



<p>Serviva pietra.</p>



<p>Per realizzare mura, edifici e strutture della nuova città bisognava estrarla.</p>



<p>E quella pietra era proprio sotto i piedi degli abitanti.</p>



<p>Gli scavi lasciavano dietro di sé grandi vuoti che, nel corso del tempo, non vennero semplicemente abbandonati: furono trasformati, collegati e riutilizzati.</p>



<p>Cominciava così quel rapporto quasi simbiotico tra la Napoli di sopra e la <strong>Napoli sotterranea</strong> che sarebbe continuato per oltre duemila anni.</p>
</div>
</div>



<h2 class="wp-block-heading">I Romani e la grande macchina dell&#8217;acqua</h2>



<p>Con i Romani il sottosuolo compì un ulteriore salto di scala.</p>



<p>Le cavità e i condotti vennero inseriti in un articolato sistema di approvvigionamento idrico. In età augustea, il grande acquedotto proveniente dalle sorgenti del Serino raggiungeva Napoli e proseguiva verso l&#8217;area flegrea fino alla Piscina Mirabilis di Miseno.</p>



<p>Sotto la città si sviluppò così una rete di <strong>cisterne, pozzi e cunicoli</strong> attraverso la quale l&#8217;acqua poteva raggiungere numerose zone dell&#8217;abitato.</p>



<p>Per secoli, sopra quelle cisterne, generazioni di napoletani hanno vissuto la propria quotidianità.</p>



<p>Molte abitazioni possedevano un pozzo attraverso il quale era possibile attingere l&#8217;acqua direttamente dal sottosuolo.</p>



<p>Ed è proprio qui che storia e leggenda napoletana finiscono per incontrarsi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I pozzari e la leggenda del Munaciello</h2>



<p>A muoversi attraverso gli stretti cunicoli dell&#8217;antico sistema idrico erano i <strong>pozzari</strong>, uomini incaricati della manutenzione e della pulizia delle cisterne e dei pozzi.</p>



<p>Conoscevano una Napoli che gli altri non vedevano.</p>



<p>Potevano spostarsi sotto gli edifici e, attraverso i pozzi, raggiungere luoghi apparentemente inaccessibili dalla strada.</p>



<p>La tradizione popolare ha collegato anche questa figura alla nascita di una delle presenze più celebri dell&#8217;immaginario napoletano: <strong>&#8216;o Munaciello</strong>.</p>



<p>Il piccolo spirito con il saio che entra nelle case, nasconde oggetti oppure lascia misteriosamente del denaro potrebbe conservare, secondo una delle interpretazioni popolari, proprio il ricordo dei pozzari e della loro capacità di comparire nelle abitazioni attraverso percorsi sconosciuti agli stessi proprietari.</p>



<p>È uno degli esempi più belli di come Napoli riesca a trasformare persino la propria infrastruttura urbana in racconto.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-2 wp-block-columns-is-layout-flex">
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="800" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/08/Napoli-sotterranea-la-citta-che-esiste-da-oltre-2.000-anni.png" alt="" class="wp-image-3619" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/08/Napoli-sotterranea-la-citta-che-esiste-da-oltre-2.000-anni.png 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/08/Napoli-sotterranea-la-citta-che-esiste-da-oltre-2.000-anni-225x300.png 225w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<h2 class="wp-block-heading">Una città costruita con la pietra estratta dal proprio ventre</h2>



<p>C&#8217;è un dettaglio che permette di comprendere davvero la relazione tra Napoli e il suo sottosuolo.</p>



<p>Il tufo estratto dalle cave veniva utilizzato per costruire la città soprastante.</p>



<p>Questo significa che, in molti casi, <strong>il vuoto sotto Napoli e gli edifici sopra Napoli appartengono alla stessa storia</strong>.</p>



<p>Da una parte veniva sottratta materia.</p>



<p>Dall&#8217;altra quella stessa materia diventava muro, casa, palazzo, chiesa.</p>



<p>La città cresceva mentre sotto di lei cresceva un&#8217;altra geografia.</p>



<p>Il Comune di Napoli censisce migliaia di accessi a cavità conosciute e sconosciute e descrive un sottosuolo profondamente modificato nei secoli dall&#8217;attività estrattiva e dai diversi sistemi di approvvigionamento idrico.</p>



<p>Non esiste quindi soltanto il percorso oggi conosciuto comunemente come “Napoli Sotterranea”.</p>



<p>Esiste un <strong>sistema molto più vasto di cavità sotto differenti zone della città</strong>, non tutto comunicante e non tutto esplorato o accessibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">1885: quando finì il mondo dei pozzi</h2>



<p>Per secoli quel sistema aveva significato soprattutto acqua.</p>



<p>Poi arrivò uno dei grandi traumi della Napoli ottocentesca.</p>



<p>Dopo le epidemie di colera e con la modernizzazione dell&#8217;approvvigionamento idrico, l&#8217;antico sistema di pozzi e cisterne perse progressivamente la propria funzione.</p>



<p>Molti ambienti furono abbandonati.</p>



<p>Sembrava la fine della loro storia.</p>



<p>Non lo era.</p>



<p>Qualche decennio dopo, Napoli avrebbe avuto nuovamente bisogno del proprio ventre.</p>



<p>E questa volta non per vivere.</p>



<p>Ma per <strong>sopravvivere</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando Napoli scese sottoterra per sfuggire alle bombe</h2>



<p>Durante la Seconda guerra mondiale le antiche cavità furono trasformate in <strong>rifugi antiaerei</strong>.</p>



<p>Gli stessi spazi che avevano fornito pietra e acqua alla città diventarono riparo dalla distruzione che arrivava dal cielo.</p>



<p>Migliaia di persone scendevano sottoterra al suono delle sirene.</p>



<p>Famiglie intere aspettavano nel tufo mentre sopra di loro Napoli veniva bombardata.</p>



<p>Alcuni rifugi furono dotati di illuminazione, servizi e adattamenti necessari a ospitare la popolazione. Ancora oggi, in diversi ambienti, graffiti, scritte e oggetti conservano tracce di quei giorni.</p>



<p>Ed è forse questo il momento in cui il rapporto tra Napoli e il suo sottosuolo assume il significato più potente.</p>



<p>La città che per secoli aveva scavato il proprio ventre per costruirsi, <strong>tornò nel proprio ventre per salvarsi</strong>.</p>
</div>
</div>



<h2 class="wp-block-heading">Dopo la guerra, il sottosuolo diventò anche una discarica</h2>



<p>La storia non finì con la liberazione.</p>



<p>Durante la ricostruzione, molti antichi pozzi furono utilizzati per scaricare macerie e materiali provenienti dagli edifici distrutti.</p>



<p>È un&#8217;immagine quasi circolare.</p>



<p>Il tufo era stato estratto dal sottosuolo per costruire Napoli.</p>



<p>Secoli dopo, parti della città distrutta tornarono proprio nelle cavità dalle quali, simbolicamente, quella città era nata.</p>



<p>Molti ambienti finirono dimenticati e riempiti di detriti. Solo il lavoro di recupero e studio compiuto successivamente ha permesso di restituire una parte di questo patrimonio alla città.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Napoli sopra e Napoli sotto sono la stessa città</h2>



<p>Pensare alla Napoli sotterranea soltanto come a una curiosità significa perdere la parte più importante della sua storia.</p>



<p>Quaggiù si incontrano <strong>i Greci che estraevano il tufo, i Romani che portavano l&#8217;acqua, i pozzari che attraversavano i cunicoli e le famiglie del Novecento che cercavano protezione dalle bombe</strong>.</p>



<p>Epoche lontanissime sono separate da pochi metri di roccia.</p>



<p>Sopra, intanto, Napoli continuava a vivere.</p>



<p>Forse è proprio questo che rende il suo sottosuolo così profondamente partenopeo.</p>



<p>Non è una città morta sepolta sotto quella moderna.</p>



<p>È una città che Napoli ha continuamente <strong>usato, trasformato e reinterpretato secondo le proprie necessità</strong>.</p>



<p>Per costruire.</p>



<p>Per bere.</p>



<p>Per attraversare.</p>



<p>Per nascondersi.</p>



<p>Per sopravvivere.</p>



<p>Napoli ha una memoria particolare: spesso non conserva il passato separandolo dal presente.</p>



<p>Gli costruisce sopra.</p>



<p>E sotto le nostre scarpe, ancora oggi, rimane una parte enorme della sua storia.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Di generazione in generazione, il Teatro Sannazaro è storia di Napoli</title>
		<link>https://partenope.napoli.it/2026/02/17/teatro-sannazaro-napoli-storia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[masevolution]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2026 18:14:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[concetta barra]]></category>
		<category><![CDATA[eduardo scarpetta]]></category>
		<category><![CDATA[fratelli de filippo]]></category>
		<category><![CDATA[luisa conte]]></category>
		<category><![CDATA[peppe barra]]></category>
		<category><![CDATA[storia teatro napoletano]]></category>
		<category><![CDATA[teatri storici napoli]]></category>
		<category><![CDATA[teatro sannazaro]]></category>
		<category><![CDATA[teatro sannazaro napoli]]></category>
		<category><![CDATA[via chiaia]]></category>
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</div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-186c4f42" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<p>Mio padre, sin da piccolo, mi ha insegnato la napoletanità attraverso racconti e visite nei luoghi culto e simbolici di questa città. Era solito, ogni tanto, dirmi: “Livio, oggi usciamo, ti faccio conoscere Napoli”, e io sapevo che in quel giorno avrei ascoltato le sue storie e visto cose che mi sarebbero rimaste dentro per sempre e, chissà, un giorno raccontate a mio figlio.</p>



<p>Il Teatro Sannazaro fu una di quelle tappe. Avevo circa sette anni quando arrivammo a Chiaia. Il teatro era chiuso, ma non per Papà, che andò a parlare con un signore in un bar all’ingresso di Via Chiaia e, dopo pochi minuti, si aprirono solo per noi le porte del teatro. Ricordo ancora l’emozione che ho vissuto nel vedere quel teatro. Ero piccolo, è vero, ma grazie agli insegnamenti di mio padre avevo già cominciato ad apprezzare le cose belle della mia città.</p>
</div>
</div></div>



<p>Furono accese le luci solo per noi e un uomo anziano ci seguiva da dietro mentre mio padre cominciava a raccontare le sue storie. “Vedi Livio, a Napoli ci sono teatri importanti: il San Carlo, sicuramente il più prestigioso, l’Augusteo, il Mercadante, ma questo non è solo prestigioso e bello, questo teatro è il cuore teatrale di Napoli. Qui hanno recitato i più grandi attori di Napoli e su questo palco Eduardo Scarpetta è diventato uno dei padri del Teatro Partenopeo e qui lo stesso Eduardo decise di salire per l’ultima volta sul palco”.</p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-62b65f3f" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-oneTwo-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
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<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-69098707" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<p>Ero un bambino, ero curioso e lì, ovviamente, mi nacque la curiosità per quell’attore dal cognome così buffo. Fino a qualche giorno prima la scarpetta la facevo nel sugo con il pane cafone, quel giorno scoprii che Scarpetta era stato un grande attore e soprattutto lo scrittore delle commedie napoletane più famose e durature. “Ricordi il film di Totò quando lui saliva sul tavolo e ballava con gli spaghetti in mano?” Ecco, Eduardo Scarpetta ha scritto “Miseria e Nobiltà” e su questo palco lo ha recitato tantissime volte.</p>
</div>
</div></div>



<p>E poi continuò: “E dopo il grande Scarpetta arrivò il grande Eduardo e i fratelli De Filippo, perché i tre fratelli De Filippo si esibirono qui, prima grazie proprio a Scarpetta e poi da soli. I tre fratelli De Filippo sono la storia della commedia napoletana insieme a Totò. Sì, Livio, la storia della recitazione italiana è passata per questo teatro e oggi qui si esibisce un’altra grande attrice, Luisa Conte, e chissà che un giorno non riusciremo a vedere insieme un suo spettacolo”.</p>



<p>Ascoltare papà era emozionante, ti faceva rivivere la storia e ti faceva immaginare quei momenti. Lui non mi raccontò dei tempi bui del teatro e del lungo declino del dopoguerra. Come poteva dirmi che quel tempio del teatro napoletano era diventato un cinema che proiettava solo film “in terza visione” e, pur essendo nel salotto buono di Chiaia, era malfrequentato? Però mi raccontò che quel teatro fu fortemente voluto da uno dei nobili di Napoli e, prima di diventare teatro, era il chiostro di un ordine religioso spagnolo. Su quel palco, oltre ai grandi della commedia napoletana, erano passati i grandi dello spettacolo italiano. I nomi non me li fece, ma oggi tutti sappiamo che quel palco è stato calcato da Eleonora Duse e furono portate in scena opere scritte da Gabriele D’Annunzio, Roberto Bracco, Libero Bovio.</p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-c255a8f6" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-oneTwo-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="800" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/02/Ricostruiamo-il-Sannazaro.jpg" alt="" class="wp-image-3602" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/02/Ricostruiamo-il-Sannazaro.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/02/Ricostruiamo-il-Sannazaro-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">@Copyright Partenope &#8211; Generato con AI</figcaption></figure>
</div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-aae3e63e" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<p>Papà però mi disse: “Luisa Conte ha salvato questo teatro riportandolo al prestigio di Scarpetta e dei De Filippo e oggi, per chiunque, salire su questo palco è un onore”; fu in quel momento che conobbi due artisti partenopei, madre e figlio, che in quel periodo si stavano esibendo al Sannazaro: Peppe e Concetta Barra.</p>



<p>Due anni fa, in una delle passeggiate fatte con mio figlio, passammo per Via Chiaia. A mio figlio avevo da poco raccontato la storiella delle Statue di Piazza Plebiscito, mi girai verso il teatro e, indicandolo, dissi: “Vedi Giuseppe, quello è il primo teatro dove sono entrato, mi portò il nonno, il Teatro Sannazaro è meraviglioso”, e gli feci vedere delle foto dal cellulare. “Giuseppino, ti porterò, come ha fatto il nonno con me”.</p>
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</div></div>



<p>In quel teatro purtroppo Giuseppe non potrà entrare mai, ma il mio dovere oggi è raccontare una delle case più belle e importanti di questa meravigliosa città, il teatro di mille risate ed emozioni, il teatro che Napoli ha forse amato più di tutti e che sono sicuro rivivrà, perché ci sono posti che non possono restare cenere dopo il passaggio delle fiamme e, fino a quel momento, sta a noi adulti farlo vivere nella mente dei nostri bambini. </p>



<p>Napoli è questa: una linea sottile che si tramanda di padre in figlio, per generazioni, e ci sono luoghi che in quei racconti ci saranno sempre. </p>



<p>A presto, “bomboniera di Chiaia”, Napoli ti aspetta pronta a riabbracciarti e io sarò lì a mantenere la promessa fatta a mio figlio.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L’Angara, la memoria rurale nascosta di Posillipo</title>
		<link>https://partenope.napoli.it/2026/01/20/angara-posillipo-memoria-rurale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[masevolution]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 17:48:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Partenope]]></category>
		<category><![CDATA[angara posillipo]]></category>
		<category><![CDATA[borgo rurale napoli]]></category>
		<category><![CDATA[cupa angara]]></category>
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		<category><![CDATA[memoria contadina napoli]]></category>
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		<category><![CDATA[storia posillipo]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando si nomina Posillipo, l’immaginario corre veloce: il mare visto...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quando si nomina <strong>Posillipo</strong>, l’immaginario corre veloce: il mare visto dall’alto, le ville affacciate sul Golfo, la Napoli elegante che osserva la città dall’alto della collina.<br>Ma Posillipo non è sempre stato questo. Prima delle cartoline, prima della mondanità, prima delle grandi trasformazioni urbane, esisteva un’altra collina. Più dura. Più silenziosa. Più vera.</p>



<p>È qui che si colloca <strong>l’Angara</strong>, uno dei nuclei più antichi della collina, insieme a <strong>Megaglia</strong>, quando Posillipo era ancora terra di campi, sentieri e vita contadina.</p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-75e4dbed" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-oneTwo-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="800" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/01/Chiesetta-Cupa-Angara.jpg" alt="" class="wp-image-3586" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/01/Chiesetta-Cupa-Angara.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/01/Chiesetta-Cupa-Angara-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
</div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-a1f3dcb5" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un villaggio prima della collina “di lusso”</strong></h2>



<p>L’Angara nasce attorno a una stradina stretta e irregolare, oggi nota come <strong>cupa Angara</strong>.<br>Non era una strada panoramica, né un viale elegante: era un percorso funzionale, di collegamento, che univa <strong>Torre Ranieri</strong> al sito dove sorgeva l’antica cappella di <strong>Santa Maria delle Grazie</strong>.</p>



<p>Qui c’era un <strong>villaggio vero</strong>.<br>Case rurali, piccoli appezzamenti di terra, famiglie che vivevano di agricoltura e di un equilibrio fragile tra collina e fatica quotidiana. Un Posillipo lontanissimo dall’immagine aristocratica che sarebbe arrivata solo secoli dopo.</p>



<p>L’Angara rappresenta il <strong>Posillipo prima di Posillipo</strong>.</p>
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</div></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ciò che resta: poche pietre, molta memoria</strong></h2>



<p>Oggi del borgo originario resta pochissimo. Qualche costruzione rurale sopravvissuta al tempo, inglobata o dimenticata, e soprattutto una piccola chiesa di campagna che continua a parlare, anche nel suo abbandono.</p>



<p>La <strong>chiesetta di cupa Angara</strong> compare già nella mappa del Duca di Noja del 1775. Era la cappella privata della vicina <strong>Villa Spinelli</strong> (già Famà) e, fino agli anni Cinquanta del Novecento, qui si celebrava ancora la messa. Poi il silenzio.</p>



<p>Oggi è chiusa, dimenticata, ma non muta. Gli stucchi consumati, la facciata segnata dal tempo, la figura di <strong>San Giorgio che affronta il drago</strong> raccontano una fede semplice, rurale, lontana dalla monumentalità delle grandi chiese cittadine.</p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-ea4e61df" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-oneTwo-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="800" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/01/Cupa-Angara.jpg" alt="" class="wp-image-3587" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/01/Cupa-Angara.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/01/Cupa-Angara-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
</div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-719a381f" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Camminare nell’Angara: un’altra dimensione di Posillipo</strong></h2>



<p>Percorrere cupa Angara non è una passeggiata qualunque.<br>Qui non ci sono vetrine, né traffico, né scenografie urbane. C’è solo una strada che sembra <strong>resistere</strong> al tempo, come se volesse ricordare cosa fosse la collina prima delle ville, prima delle trasformazioni, prima dell’idea stessa di “lusso”.</p>



<p>È un luogo che non si offre allo sguardo distratto, non si mostra. Si lascia intuire.</p>



<p>Bisogna rallentare. Guardare. Ascoltare.</p>
</div>
</div></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’Angara come chiave di lettura di Napoli</strong></h2>



<p>L’Angara non è solo un luogo fisico. È una <strong>chiave di lettura</strong>.</p>



<p>Ricorda che Napoli non è mai stata una città uniforme. Che anche nei quartieri oggi simbolo di prestigio esistono strati più antichi, spesso rurali, spesso dimenticati.<br>Ricorda che la storia della città non è fatta solo di palazzi e salotti, ma anche di terra, sudore, silenzi e resistenza quotidiana.</p>



<p>L’Angara non chiede attenzione.<br>Chiede <strong>rispetto</strong>.</p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-37324869" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-twoOne-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-44797f7a" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column"></div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-a3f0a129" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column"><div id="rank-math-faq" class="rank-math-block">
<div class="rank-math-list ">
<div id="faq-question-1768930550704" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong>Dove si trova la zona dell’Angara?</strong></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>L’Angara si trova sulla collina di Posillipo, lungo l’attuale cupa Angara, una delle strade storiche meno conosciute del quartiere.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1768930570680" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong>Perché l’Angara è importante nella storia di Posillipo?</strong></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Perché rappresenta uno dei primi insediamenti della collina, quando Posillipo era una zona rurale e agricola, ben prima delle ville e delle trasformazioni moderne.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1768930582384" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong>Cosa resta oggi del borgo dell’Angara?</strong></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Restano poche costruzioni rurali e la chiesetta di campagna di cupa Angara, oggi in stato di abbandono ma di grande valore storico e simbolico.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1768930598121" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong>La chiesetta di cupa Angara è visitabile?</strong></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>No, attualmente è chiusa e non utilizzata per il culto, ma è visibile dall’esterno e conserva ancora elementi decorativi significativi.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1768930615880" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong>Perché questi luoghi sono poco conosciuti?</strong></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Perché non rientrano nei percorsi turistici tradizionali e richiedono uno sguardo più attento, lento e consapevole sulla città.</p>

</div>
</div>
</div>
</div></div>
</div></div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La cucina napoletana non è un pasto veloce: è attesa, odore, memoria</title>
		<link>https://partenope.napoli.it/2026/01/15/la-cucina-napoletana-non-e-veloce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[masevolution]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jan 2026 20:22:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[A Capera]]></category>
		<category><![CDATA[cucina napoletana]]></category>
		<category><![CDATA[frittura napoletana]]></category>
		<category><![CDATA[genovese]]></category>
		<category><![CDATA[La Capera]]></category>
		<category><![CDATA[ragù napoletano]]></category>
		<category><![CDATA[spaghetti alle vongole]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione napoletana]]></category>
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					<description><![CDATA[Il ragù napoletano non nasce la domenica mattina:inizia il sabato,...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-edcf17bb" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-oneTwo-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
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</div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-4332eb3e" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<p>La cucina napoletana è tradizione.</p>



<p>Troppo spesso oggi sento i <strong>“nuovi” partenopei</strong> parlare delle ricette storiche e tradizionali di Napoli come se fossero un pasto qualsiasi, rapido, funzionale, da consumare tra un impegno e l’altro.</p>



<p>Si parla di <strong>ragù cotti in tre ore</strong>, di <strong>genovese pronta in due</strong>, di <strong>spaghetti alle vongole saltati in padella</strong> come se fossero una pasta improvvisata.<br><br>E sempre più spesso sento dire:<br>“La frittura la compro già fatta.” Ed è proprio qui che capisci che <strong>qualcosa si sta perdendo</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La tradizione culinaria napoletana è tempo, non velocità</h2>



<p>La <strong>cucina napoletana tradizionale</strong> non è mai stata veloce.<br>È sempre stata <strong>lenta, paziente, rispettosa del tempo</strong>.</p>
</div>
</div></div>



<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Il ragù napoletano non nasce la domenica mattina:<br>inizia il <strong>sabato</strong>, a volte anche prima.<br>Cuoce lentamente per ore, “pippìa”, riempie la casa e poi <strong>si mangia per giorni</strong>, perché il ragù non è un piatto: è una presenza.</p>



<p>La <strong>genovese napoletana</strong> non è una ricetta rapida. Otto ore di cottura sono il minimo sindacale.<br>Le cipolle non devono cuocere: <strong>devono diventare memoria</strong>.</p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-c0746194" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-oneTwo-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
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</figure>
</div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-c3877730" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<h2 class="wp-block-heading">Gli odori di casa: un patrimonio che stiamo perdendo</h2>



<p>Stiamo perdendo uno degli elementi più profondi della tradizione culinaria napoletana:<br><strong>gli odori casalinghi</strong>.</p>



<p>Quegli odori che iniziavano <strong>4 o 5 giorni prima</strong>, che uscivano dalle finestre, che annunciavano al vicolo che in quella casa si cucinava sul serio.</p>



<p>L’odore del ragù non era solo cibo. Era sabato. Era famiglia. Era attesa.</p>



<p>Oggi tutto deve essere veloce, fotografabile, impacchettabile. Ma la cucina napoletana <strong>non nasce per essere un take away</strong>.</p>
</div>
</div></div>



<h2 class="wp-block-heading">Gli spaghetti alle vongole non si improvvisano</h2>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-8d046d1f" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-oneTwo-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="800" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/01/Cucina-Tradizionale-Napoletana.jpg" alt="Cucina Tradizionale Napoletana" class="wp-image-3569" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/01/Cucina-Tradizionale-Napoletana.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2026/01/Cucina-Tradizionale-Napoletana-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">Copyright 2026 @Mas Evolution</figcaption></figure>
</div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-3cbd04f9" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<p>Gli <strong>spaghetti alle vongole napoletani</strong> non si “buttano nella pasta”.<br>Non si improvvisano. Non si accelerano</p>



<p>Richiedono rispetto per il mare, per il gesto, per il silenzio in cucina.<br>Così come la <strong>frittura napoletana tradizionale</strong> non si compra:<br>si fa, si sbaglia, si rifà.</p>



<p>Perché la tradizione non è comodità.<br>È <strong>apprendimento</strong>.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">Basta: la cucina napoletana non è fast food</h2>



<p>Diciamolo chiaramente:<br>la <strong>tradizione culinaria napoletana non può essere ridotta a fast food</strong>.</p>



<p>Non è una perdita di tempo. È <strong>tempo che costruisce identità</strong>.</p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-adedd638" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-1-columns has-desktop-equal-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-equal-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
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</div></div>
</div>
</div></div>



<p>Se perdiamo questo, perdiamo i nonni che ci tenevano per mano mentre il ragù cuoceva.<br>Perdiamo quelle attese che da bambini ci sembravano infinite e che oggi pagheremmo per rivivere.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">Tornare indietro non è nostalgia, è resistenza culturale</h2>



<p>Tornare alla cucina dei nostri nonni non è nostalgia. È <strong>resistenza culturale</strong>.</p>



<p>Significa dire che Napoli non è solo ciò che si vende, ma ciò che si tramanda. Che alcune tradizioni <strong>non vanno modernizzate</strong>, ma difese.</p>



<p>La cucina napoletana non è un piatto. È una storia che <strong>richiede tempo</strong>.</p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-5a1bf59c" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-twoOne-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
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<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-3244352f" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column"><div id="rank-math-faq" class="rank-math-block">
<div class="rank-math-list ">
<div id="faq-question-1768507660424" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong>La cucina napoletana tradizionale è lenta?</strong></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Sì. La tradizione culinaria napoletana si basa su cotture lunghe, attese e ritualità familiari che non possono essere accelerate.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1768507677610" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong>Quanto deve cuocere il vero ragù napoletano?</strong></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Il ragù tradizionale cuoce per molte ore, spesso iniziando il sabato e consumandosi per più giorni.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1768507692411" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong>La genovese napoletana è un piatto veloce?</strong></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>No. La genovese richiede almeno 8 ore di cottura per rispettare la tradizione.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1768507707379" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong>Gli spaghetti alle vongole napoletani sono un piatto semplice?</strong></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Sono semplici negli ingredienti ma complessi nel gesto: richiedono tecnica, rispetto e attenzione.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1768507721555" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong>Perché la cucina napoletana non può essere fast food?</strong></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Perché è memoria, identità e cultura. Ridurla a consumo veloce significa snaturarla.</p>

</div>
</div>
</div>
</div></div>
</div></div>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>21 dicembre 2025: Napoli compie 2500 anni</title>
		<link>https://partenope.napoli.it/2025/12/21/napoli-compie-2500-anni-di-storia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[masevolution]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Dec 2025 14:05:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Partenope]]></category>
		<category><![CDATA[21 dicembre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[città più antica d’europa]]></category>
		<category><![CDATA[compleanno napoli]]></category>
		<category><![CDATA[cultura napoletana]]></category>
		<category><![CDATA[identità partenopea]]></category>
		<category><![CDATA[napoli 2500 anni]]></category>
		<category><![CDATA[neapolis]]></category>
		<category><![CDATA[partenope]]></category>
		<category><![CDATA[storia di Napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalle origini di Partenope a Neapolis La storia di Napoli...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
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<div class="innerblocks-wrap">
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="800" class="wp-image-3559" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/12/Megaride.jpg" alt="" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/12/Megaride.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/12/Megaride-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
</div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-dceb9d7a" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<h2 class="wp-block-heading">Napoli compie 2500 anni, tantissime candeline per la nostra Partenope.</h2>



<p>Un traguardo che poche città al mondo possono vantare.<br />Non è solo un anniversario: è un <strong>atto di resistenza storica</strong>, culturale e identitaria.</p>



<p>Napoli non è una città “nata” e cresciuta:<br />Napoli è una città <strong>sopravvissuta</strong>, trasformata, ricostruita, amata, ferita e sempre rinata.</p>
</div>
</div>
</div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dalle origini di Partenope a Neapolis</strong></h2>



<p>La storia di Napoli comincia nel <strong>V secolo a.C.</strong>, quando i Greci fondarono <strong>Partenope</strong>, sulle colline che guardano il mare.<br />Un primo insediamento che diventerà presto <strong>Neapolis</strong>, la “città nuova”, destinata a diventare uno dei centri più importanti del Mediterraneo.</p>



<p>Da allora Napoli non ha mai smesso di essere abitata.<br />Mai abbandonata.<br />Mai cancellata.</p>



<p>Greca, romana, bizantina, normanna, sveva, angioina, aragonese, borbonica.<br />Ogni civiltà ha lasciato un segno, senza mai spezzare l’anima della città.</p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-8dde7f76" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-oneTwo-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset">
<div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"> </div>
<div class="innerblocks-wrap">
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="800" class="wp-image-3560" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/12/Napoli-2500.jpg" alt="" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/12/Napoli-2500.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/12/Napoli-2500-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
</div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-fe913ac5" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una città che non ha mai chinato la testa</strong></h2>



<p>In 2500 anni Napoli ha conosciuto invasioni, rivoluzioni, carestie, epidemie, terremoti, guerre mondiali.<br />Eppure è sempre rimasta in piedi.</p>



<p>Napoli è stata capitale, regno, centro culturale europeo, laboratorio artistico, crocevia di popoli.<br />È stata amata e tradita, raccontata e fraintesa, glorificata e svilita.</p>



<p>Ma non si è mai piegata.</p>



<p>Ogni volta che qualcuno ha provato a definirla, Napoli ha cambiato forma.<br />Ogni volta che qualcuno ha provato a ridurla, Napoli ha risposto con <strong>creatività, ironia e vita</strong>.</p>
</div>
</div>
</div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>2500 anni di cultura, lingua e identità</strong></h2>



<p>Napoli non è solo una città:<br />è una <strong>lingua</strong>, una <strong>musica</strong>, una <strong>visione del mondo</strong>.</p>



<p>Il napoletano è una delle lingue più antiche d’Europa.<br />La musica napoletana ha attraversato secoli e continenti.<br />Il teatro, la filosofia, la cucina, la scienza: Napoli ha prodotto pensiero, non solo folklore.</p>



<p>Qui sono nate idee, non solo canzoni.<br />Qui si è pensato il mondo, prima ancora di raccontarlo.</p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-f944bf4f" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-oneTwo-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset">
<div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"> </div>
<div class="innerblocks-wrap">
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="800" class="wp-image-3561" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/12/Partenope-2500.jpg" alt="" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/12/Partenope-2500.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/12/Partenope-2500-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
</div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-18cfc563" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dal passato al futuro</strong></h2>



<p>Festeggiare i 2500 anni di Napoli non significa guardare solo indietro.<br />Significa <strong>prendere coscienza di ciò che siamo</strong> per decidere cosa vogliamo diventare.</p>



<p>Napoli oggi è una città giovane, viva, contraddittoria, piena di talento.<br />Una città che continua a esportare cultura, intelligenza, arte, sport, scienza e creatività in tutto il mondo.</p>



<p>Il 21 dicembre 2025 non è un punto di arrivo.<br />È un <strong>nuovo inizio</strong>.</p>
</div>
</div>
</div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un compleanno che appartiene a tutti</strong></h2>



<p data-start="3169" data-end="3332">Questo anniversario non appartiene solo a Napoli.<br />Appartiene a chi è nato qui.<br />A chi ci vive.<br />A chi l’ha lasciata.<br />A chi la porta dentro, ovunque si trovi.Perché Napoli non è solo un luogo geografico.<br />È un modo di stare al mondo.E dopo 2500 anni, è ancora qui.<br />Viva.<br />Indomabile.<br />Infinita.</p>
<p>

</p>
<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-372b0a95" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-twoOne-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset">
<div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"> </div>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" class="wp-image-3334" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope.jpg" alt="Faq Partenope" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
</div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-86ca6ef4" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column"><div id="rank-math-faq" class="rank-math-block">
<div class="rank-math-list ">
<div id="faq-question-1766324354572" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong>Perché il 21 dicembre 2025 Napoli compie 2500 anni?</strong></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Perché la fondazione dell’antica Partenope risale al 475 a.C. circa, data simbolicamente riconosciuta come origine della città.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1766324370420" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong>Napoli è davvero una delle città più antiche d’Europa?</strong></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Sì. Napoli è una delle poche città europee ad essere <strong>continuamente abitata</strong> da oltre 2500 anni.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1766324383771" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong>Perché Napoli si chiamava Neapolis?</strong></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Neapolis significa “città nuova” in greco, in contrapposizione al primo insediamento di Partenope.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1766324395837" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong>Cosa rappresenta questo anniversario per i napoletani?</strong></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>È un momento di orgoglio, consapevolezza e identità. Un richiamo alle radici e al futuro.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1766324411606" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong>Come verranno celebrati i 2500 anni di Napoli?</strong></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Con eventi culturali, mostre, spettacoli, iniziative diffuse e progetti che racconteranno la storia e l’anima della città.</p>

</div>
</div>
</div>
</div></div>
</div>
</div>
<p></p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Aldo Chiari: orgoglio partenopeo</title>
		<link>https://partenope.napoli.it/2025/11/30/aldo-chiari-rybakina-human-strength-matrix/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[masevolution]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Nov 2025 14:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Volti]]></category>
		<category><![CDATA[aldo chiari]]></category>
		<category><![CDATA[elena rybakina]]></category>
		<category><![CDATA[human strength matrix]]></category>
		<category><![CDATA[orgoglio napoletano]]></category>
		<category><![CDATA[performance sportiva]]></category>
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		<category><![CDATA[università della calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[Aldo Chiari: orgoglio partenopeo sul tetto del mondo con Elena...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Aldo Chiari: orgoglio partenopeo sul tetto del mondo con Elena Rybakina</h2>



<p>Ci sono storie che non hanno bisogno di essere romanzate, perché sono già potentissime così.<br>La storia di <strong>Aldo Chiari</strong> è una di queste: una traiettoria che parte da Napoli, attraversa università, laboratori, centri sportivi, aeroporti e tornei internazionali, e approda direttamente sul <strong>tetto del tennis mondiale</strong>.</p>



<p>Preparatore fisico di altissimo livello, docente universitario, ricercatore e autore, Aldo oggi rappresenta l’immagine più autentica del talento partenopeo che conquista il mondo senza mai perdere le radici.<br>Il suo nuovo libro, <strong>Human Strength Matrix</strong>, in uscita a breve, è la sintesi di una filosofia che unisce scienza, movimento umano, esperienza sul campo e una mentalità che è soltanto sua: concreta, rigorosa, umile, ma con una visione chiara.</p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-0660c6a2" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-oneTwo-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-6a9c6a9c" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Aldo-Chiari.jpg" alt="Aldo Chiari" class="wp-image-3537" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Aldo-Chiari.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Aldo-Chiari-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Aldo-Chiari-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Aldo-Chiari-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">Aldo Chiari <em>© 2025 Partenope.Napoli.it, tutti i diritti riservati</em></figcaption></figure>
</div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-e21614c2" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<h2 class="wp-block-heading">WTA Finals</h2>



<p>Da aprile 2025 è entrato nello staff della tennista kazaka <strong>Elena Rybakina</strong>, allora numero 11 al mondo e oggi numero 5.<br>Da quel momento è cambiato tutto.</p>



<p>Una stagione in crescita continua, una ritrovata potenza fisica e mentale, una gestione personalizzata delle esigenze dell’atleta… fino all’impresa che ha chiuso il cerchio:<br><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/1f3c6.png" alt="🏆" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <strong>la vittoria delle WTA Finals di Ryad</strong>, contro la numero 1 al mondo.</p>
</div>
</div></div>



<p>Un trionfo che porta molte firme — perché nel tennis moderno si vince di squadra — ma tra quelle firme c’è, forte e chiara, quella di un <strong>napoletano autentico</strong>, che lavora in silenzio mentre gli altri fanno rumore.<br>Aldo è stato parte integrante di quella rinascita, nel corpo e nella testa di una delle giocatrici più potenti del circuito.</p>



<p>Oggi abbiamo il piacere e l’onore di intervistarlo con cinque domande che raccontano il professionista… ma anche l’uomo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi è Aldo Chiari</h2>



<p>«Sono una persona che viene dal niente, anzi dal sotto-zero. La mia vita è iniziata in salita e tutto ciò che ho costruito nasce da anni di disciplina, sacrificio e quella mentalità marziale che mi accompagna fin dai tempi della Muay Thai: onore, rispetto, lealtà e capacità di stare nel fuoco senza arretrare.</p>



<p>Ho sempre cercato di trasformare le difficoltà in opportunità. Ogni caduta, ogni delusione, ogni porta chiusa è diventata un momento di crescita. E così, passo dopo passo, sono arrivato a lavorare con atleti di livello mondiale.<br>Per molti questo è “successo”, per me è semplicemente una fase del percorso: un punto da cui rilanciare verso qualcosa di ancora più grande.</p>



<p>&nbsp;</p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-5e95ef59" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-oneTwo-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-fedecb8d" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Preparatore-Fisico.jpg" alt="" class="wp-image-3538" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Preparatore-Fisico.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Preparatore-Fisico-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Preparatore-Fisico-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Preparatore-Fisico-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">Aldo Chiari <em>© 2025 Partenope.Napoli.it, tutti i diritti riservati</em></figcaption></figure>
</div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-612ffee2" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<h2 class="wp-block-heading">La Famiglia e la Napoletanità</h2>



<p>Nel mio cammino però non sono stato solo. Mia moglie è stata ed è una parte decisiva della mia storia: presenza costante, equilibrio, supporto nei momenti complessi, lucidità nei passaggi delicati. Ha creduto in me quando non era scontato farlo, e insieme abbiamo costruito una famiglia che per me è un vero rifugio, il luogo dove i miei valori marziali diventano quotidianità.</p>



<p>E poi c’è la mia napoletanità: una radice forte, un carattere che mi accompagna, un senso di appartenenza che mi ha sempre dato forza e direzione.</p>
</div>
</div></div>



<p>Chi sono?<br>Sono un combattente che non si è mai arreso, che ha imparato a prendere il meglio anche dai momenti peggiori, e che ogni giorno continua a lavorare per diventare una versione più grande di sé stesso.»</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il tuo percorso: dagli studi al campo, fino alla nascita di <em>Human Strength Matrix</em></h2>



<p>«Il mio percorso parte da lontano e nasce prima di tutto dallo sport. Da ragazzo ho praticato un po&#8217; di tutto: sport di squadra, individuali, forza, resistenza… ma il filo conduttore sono sempre state le arti marziali. Ho studiato tante discipline fino ad arrivare alla Muay Thai, che è diventata la mia grande passione. Da lì sono cresciuto come atleta professionista, insegnante e allenatore, seguendo anche atleti internazionali e campioni europei.</p>



<p>Accanto alla pratica ho sempre dato grande importanza alla formazione:<br>mi sono laureato in Scienze Motorie, poi ho preso la Magistrale LM-67 in Attività Preventive e Adattate, ho conseguito un Master in Posturologia Clinica alla Federico II, oltre a vari brevetti CONI da preparatore fisico.</p>



<p>Nel 2005 entro nel mondo della preparazione fisica di alto livello, lavorando davvero in tante discipline: basket, tennis, scherma, calcio, arti marziali. Ogni sport mi ha dato qualcosa e mi ha permesso di ottenere risultati importanti.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Nel basket vinco lo Scudetto con Napoli Basket Femminile come assistente preparatore e lavoro in Serie A1 con Napoli Basket Maschile</li>



<li>Nel calcio collaboro come biomeccanico con squadre di Serie A come Torino, Genoa e Bari.</li>



<li>Con la scherma collaboro con la nazionale nel 2008 nel team di Sandro Cuomo.</li>
</ul>



<p>Nel 2015 un problema cardiaco mi obbliga a fermarmi e a rivedere tutto. È stato un momento complicato, ma anche un punto di svolta.<br>Da lì ho deciso di dedicarmi completamente alla parte scientifica del mio lavoro.</p>



<p>Ho costruito un metodo personale, mettendo insieme IMU, elettromiografia, videoanalisi e sistemi di valutazione del movimento in un modo che fosse davvero utile sul campo, non solo sulla carta.</p>



<p>Questo percorso mi porta poi all’università: divento docente al <strong>Master del San Raffaele</strong> e successivamente docente anche al <strong>Master dell’Università della Calabria</strong>.</p>



<p>Nel tennis, grazie alla collaborazione con Marco Panichi, lavoro per quattro anni come biomeccanico con <strong>Novak Djokovic</strong>, oltre che con altri atleti della top ten e con la Federazione Italiana Tennis.</p>



<p>Oggi sono il preparatore atletico di <strong>Elena Rybakina</strong>, una delle atlete più forti al mondo. Insieme abbiamo già vinto due tornei importanti e soprattutto le <strong>WTA Finals</strong>, battendo la numero uno al mondo.</p>



<p>In tutto questo ho creato anche il <strong>Best Performance Lab</strong> a Napoli, un centro di biomeccanica e valutazione del movimento avanzatissimo. È un progetto che rappresenta la sintesi perfetta di tutto ciò che ho costruito: sport, scienza, tecnologia e la mia mentalità marziale.</p>



<p>Questo è il mio cammino: un percorso nato sul campo, cresciuto con lo studio e affinato con un lavoro costante di ricerca personale, sempre con la stessa voglia di migliorare e andare avanti.»</p>



<h2 class="wp-block-heading"><a href="https://www.instagram.com/lenarybakina/" target="_blank" rel="noopener">Rybakina</a>: una stagione che ha cambiato tutto</h2>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-3 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Elena-Rybakina.jpg" alt="" class="wp-image-3539" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Elena-Rybakina.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Elena-Rybakina-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Elena-Rybakina-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Elena-Rybakina-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">Aldo Chiari <em>© 2025 <a href="http://www.aldochiari.it" target="_blank" rel="noopener">aldochiari.it</a>, tutti i diritti riservati</em></figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p>«La stagione con Elena è stata davvero incredibile. Siamo partiti a metà anno — senza la possibilità di fare tutto il lavoro di preparazione “ideale” — eppure fin da subito ho trovato un team accogliente e soprattutto con Elena si è creato un feeling lavorativo molto forte e sincero.</p>



<p>Nonostante le difficoltà iniziali — tempi ristretti, problemi da gestire, esigenze fisiche, tutto da costruire — abbiamo lavorato con grande unità e fiducia reciproca.<br>Io credo fermamente che: <strong>o vinciamo insieme, o impariamo insieme</strong>.<br>E secondo me è stato questo spirito di squadra a fare la differenza.</p>
</div>
</div>



<p>Il risultato non si è fatto attendere: abbiamo chiuso la stagione con numeri e risultati che raccontano più di tante parole. Elena ha messo a segno <strong>516 ace in stagione</strong>: un dato enorme, che la pone al vertice tra le migliori serve-queen del circuito, e la prima donna dal 2016 a superare quota 500 aces.</p>



<p>Abbiamo vinto <strong>tre tornei</strong>, tra cui le <strong>WTA Finals</strong> — probabilmente il titolo più prestigioso dell’anno — battendo in finale la numero uno del mondo. Quel trofeo e quel match finale sono stati la consacrazione di un percorso di fiducia, lavoro duro e intesa con Elena e con tutto il team.</p>



<p>Ma più di ogni risultato, per me conta l’energia che si è creata, il clima che si è consolidato: non era “solo lavoro”. È diventata una piccola famiglia fatta di rispetto, condivisione e obiettivi comuni.</p>



<p>E sono davvero entusiasta per quello che abbiamo fatto — e ancora di più per quello che possiamo fare.»</p>



<h2 class="wp-block-heading">Da partenopeo: come vivi Napoli quando giri l’Italia e come la vivi quando sei all’estero?</h2>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-4 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Bud-Spencer.jpg" alt="" class="wp-image-3540" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Bud-Spencer.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Bud-Spencer-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Bud-Spencer-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Bud-Spencer-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">Bud Spencer <em>© Napoli Today</em></figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p>«Per me Napoli è qualcosa di profondissimo. La mia napoletanità la porto sempre con me, in Italia e all’estero, allo stesso modo. È una parte della mia identità che non cambia mai.</p>



<p>Nella storia ci sono stati tantissimi napoletani che hanno portato Napoli nel mondo con orgoglio, classe e dignità. E questa cosa oggi gira anche su internet in un video molto bello, dove si vedono figure importanti che, alla domanda “Italiano?”, rispondono: <strong>“No, napoletano.”</strong></p>
</div>
</div>



<p>Tra tutti, quello che sento più vicino è <strong>Bud Spencer</strong>, che amo particolarmente.<br>Lui lo diceva ovunque: nelle interviste in Italia, nelle televisioni tedesche, nei film…<br>Quando gli chiedevano se fosse italiano, rispondeva sempre: “No, napoletano.”</p>



<p>È un modo di affermare un’identità, non di dividere.<br>Non è contro qualcosa: è <strong>a favore di qualcosa</strong>.</p>



<p>Ed è una cosa che un giorno mi piacerebbe poter dire anch’io, simbolicamente.</p>



<p>Perché <a href="https://partenope.napoli.it/2025/09/04/napoli-e-morta/" data-type="post" data-id="3485">Napoli</a>, per me, non è solo una città: è un’identità, un’appartenenza, una radice che porto davanti con orgoglio.»</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-5 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Raffaele-Viviani.jpg" alt="" class="wp-image-3543" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Raffaele-Viviani.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Raffaele-Viviani-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Raffaele-Viviani-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Raffaele-Viviani-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption"><a href="https://www.wikidata.org/wiki/Special:EntityPage/Q14946043" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported</a></figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<h2 class="wp-block-heading">Il tuo rapporto con Napoli, oggi</h2>



<p>«Il mio rapporto con Napoli oggi è… <strong>dicotomico</strong>.<br>Da una parte ho un amore strabordante per la mia città: cultura, colori, storia, gente.<br>Dall’altra, a volte, mi sento un po’ ferito.</p>



<p>Chi porta Napoli nel mondo, chi si impegna davvero, chi fa sacrifici — anche personali — per rappresentarla, non sempre riceve attenzione o sostegno. E questo, in certe situazioni, fa male.</p>
</div>
</div>



<p>È la stessa dinamica descritta da <strong>Raffaele Viviani</strong> nella poesia <em>Campanilismo</em> del 1923:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“E ched’è? ’O ssaccio fà pur’ io.<br>Senza pretese.”</p>
</blockquote>



<p>Quel “ma cosa avrà fatto mai?”<br>Quel bisogno di sminuire.</p>



<p>Non generalizzo, perché sarebbe ingiusto: Napoli sa essere anche gratitudine, sostegno, affetto.<br>Ma quella parte che tende a minimizzare, purtroppo, esiste.</p>



<p>Alla fine, devi imparare a pagare questo prezzo: silenziare l’ego, lavorare per te stesso, per la tua famiglia e per i valori che porti avanti.</p>



<p>Però sì… un abbraccio dalla propria città, ogni tanto, farebbe davvero piacere.»</p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-c81cd55f" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-twoOne-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-ffb4edf2" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope.jpg" alt="Faq Partenope" class="wp-image-3334" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
</div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-0f155a0d" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column"><div id="rank-math-faq" class="rank-math-block">
<div class="rank-math-list ">
<div id="faq-question-1758275305174" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong><strong>Chi è Aldo Chiari?</strong></strong></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Aldo Chiari è un preparatore fisico partenopeo di altissimo livello, docente universitario, ricercatore e autore del libro <em>Human Strength Matrix</em>. Ha lavorato in molte discipline sportive, collaborato con atleti di livello internazionale e oggi fa parte dello staff di Elena Rybakina, una delle tenniste più forti del mondo.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1758275319866" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong><strong>Qual è il percorso professionale di Aldo Chiari?</strong></strong></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Il suo percorso nasce dallo sport praticato sul campo – in particolare nelle arti marziali – e cresce con una lunga formazione accademica: laurea in Scienze Motorie, LM-67, Master in Posturologia Clinica e vari brevetti CONI. Ha lavorato nel basket, calcio, scherma, arti marziali e tennis, collaborando anche con Novak Djokovic. È docente al Master del San Raffaele e all’Università della Calabria. Dal 2025 segue Elena Rybakina.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1758275332201" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong><strong>Qual è stato il ruolo di Aldo Chiari nella stagione di Elena Rybakina?</strong></strong></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Aldo è entrato nel team a metà stagione, contribuendo alla riorganizzazione fisica e mentale dell’atleta. Insieme hanno ottenuto tre titoli, numeri record come i 516 ace in stagione e soprattutto la vittoria delle <strong>WTA Finals di Ryad</strong>, battendo la numero 1 al mondo. Il suo approccio scientifico e la coesione del team sono stati fondamentali.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1758275346867" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong><strong>Cosa significa per Aldo essere napoletano quando lavora in Italia e all’estero?</strong></strong></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Per Aldo la napoletanità è identità, radice, appartenenza. La porta con sé ovunque, come una forza interiore che orienta valori, mentalità e modo di vivere. Si riconosce nel celebre “No, napoletano” di Bud Spencer: un orgoglio culturale che non divide, ma afferma valore.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1758275360273" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong><strong>Qual è oggi il suo rapporto con Napoli?</strong></strong></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Un rapporto profondo, viscerale e a tratti dicotomico. Aldo ama Napoli, ma riconosce che spesso chi fa grandi cose altrove non viene valorizzato allo stesso modo in città. È una dinamica antica, raccontata anche da Viviani in <em>Campanilismo</em>. Nonostante tutto, Napoli resta per lui identità, radice e forza quotidiana.</p>

</div>
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</div></div>
</div></div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>San Gennaro: storia, miracolo del sangue e devozione a Napoli</title>
		<link>https://partenope.napoli.it/2025/09/19/san-gennaro-napoli-miracolo-sangue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[masevolution]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Sep 2025 10:04:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il santo patrono di Napoli San Gennaro è il patrono...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Il santo patrono di Napoli</h2>



<p>San Gennaro è il patrono di Napoli e uno dei simboli più potenti della città. Vescovo di Benevento, venne martirizzato durante le persecuzioni di Diocleziano nel 305 d.C. La sua figura è legata non solo alla fede cattolica, ma anche all’identità stessa del popolo napoletano, che da secoli lo invoca come protettore nei momenti di difficoltà.</p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-0660c6a2" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-oneTwo-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/09/San-Gennaro.jpg" alt="" class="wp-image-3495" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/09/San-Gennaro.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/09/San-Gennaro-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/09/San-Gennaro-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/09/San-Gennaro-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">San Gennaro e Napoli <em>© 2025 Partenope.Napoli.it, tutti i diritti riservati</em></figcaption></figure>
</div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-e21614c2" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<h2 class="wp-block-heading">Il miracolo del sangue</h2>



<p>Il cuore della devozione a San Gennaro è legato al <strong>miracolo della liquefazione del sangue</strong>. Ogni anno, il 19 settembre (anniversario del martirio), il sabato precedente la prima domenica di maggio e il 16 dicembre, i napoletani si riuniscono nel Duomo in attesa che il sangue conservato nelle due ampolle si sciolga.<br>Quando ciò avviene, viene accolto come segno di protezione del Santo per la città. La mancata liquefazione, invece, è tradizionalmente interpretata come presagio di eventi negativi.</p>
</div>
</div></div>



<h2 class="wp-block-heading">Aneddoti e curiosità</h2>



<p>Nel 1527, durante un’epidemia di peste, la liquefazione avvenne accompagnata da un fervore popolare che consolidò ancora di più la devozione.</p>



<p>Nel 1631, quando il Vesuvio eruttò, il sangue di San Gennaro si sciolse e la città attribuì al Santo la fine del disastro.</p>



<p>Lo scrittore Benedetto Croce definì San Gennaro “un simbolo della forza collettiva del popolo napoletano”.</p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-5e95ef59" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-oneTwo-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-fedecb8d" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/09/Sangue-di-San-Gennaro.jpg" alt="" class="wp-image-3496" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/09/Sangue-di-San-Gennaro.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/09/Sangue-di-San-Gennaro-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/09/Sangue-di-San-Gennaro-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/09/Sangue-di-San-Gennaro-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">Sangue di San Gennaro <em>© 2025 Partenope.Napoli.it, tutti i diritti riservati</em></figcaption></figure>
</div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-612ffee2" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<h2 class="wp-block-heading">La festa del 19 settembre</h2>



<p>Il 19 settembre Napoli si veste a festa: fedeli, curiosi e turisti si riversano nel <strong>Duomo</strong>, tra preghiere, canti e processioni. L’attesa del miracolo è un momento collettivo che unisce religione, tradizione e identità popolare. La piazza si riempie di speranza, emozione e applausi quando l’arcivescovo annuncia la liquefazione del sangue.</p>
</div>
</div></div>



<h2 class="wp-block-heading">San Gennaro oltre la religione</h2>



<p>San Gennaro non è solo un santo: è un simbolo universale della città. La sua immagine è riprodotta in statue, quadri, icone, ma anche in espressioni popolari, proverbi e canzoni. È un riferimento costante nella vita quotidiana dei napoletani, che lo considerano un protettore vicino e familiare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">San Gennaro e la città moderna</h2>



<p>Ancora oggi, la devozione a San Gennaro resiste forte. Nonostante il progresso e la secolarizzazione, il miracolo del sangue continua ad attrarre migliaia di fedeli e giornalisti da tutto il mondo, mantenendo intatta la sua aura di mistero e spiritualità.</p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-c81cd55f" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-twoOne-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-ffb4edf2" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope.jpg" alt="Faq Partenope" class="wp-image-3334" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/08/Faq-Partenope-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
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<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-0f155a0d" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column"><div id="rank-math-faq" class="rank-math-block">
<div class="rank-math-list ">
<div id="faq-question-1758275305174" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong>Chi era San Gennaro?</strong></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Era vescovo di Benevento, martirizzato nel 305 d.C. sotto Diocleziano, ed è oggi il patrono di Napoli.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1758275319866" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong>Cos’è il miracolo del sangue?</strong></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>È la liquefazione del sangue del Santo conservato in due ampolle nel Duomo di Napoli. Avviene tre volte l’anno ed è considerato un segno di protezione.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1758275332201" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong>Quando si celebra San Gennaro?</strong></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Il 19 settembre, anniversario del martirio, oltre al sabato precedente la prima domenica di maggio e il 16 dicembre.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1758275346867" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong>Cosa succede se il sangue non si scioglie?</strong></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>La tradizione lo interpreta come cattivo presagio per la città, anche se la Chiesa invita a non dare letture superstiziose.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-1758275360273" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question "><strong>Perché San Gennaro è così importante per Napoli?</strong></h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Perché rappresenta il legame tra fede, identità e speranza collettiva. È considerato un protettore vicino, parte integrante della cultura partenopea.</p>

</div>
</div>
</div>
</div></div>
</div></div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Napoli è morta? No. Napoli è più viva che mai</title>
		<link>https://partenope.napoli.it/2025/09/04/napoli-e-morta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[masevolution]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Sep 2025 15:27:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[A Capera]]></category>
		<category><![CDATA[centro storico Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[cucina napoletana]]></category>
		<category><![CDATA[Gambero Rosso Napoli]]></category>
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		<category><![CDATA[Napoli viva]]></category>
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					<description><![CDATA[Napoli è morta? no, si trasforma, cambia pelle, trova nuove...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Napoli è morta? no, si trasforma, cambia pelle, trova nuove strade con fatica ma sempre con quell’arte dell’arrangiarsi che è nel nostro DNA (<a href="https://partenope.napoli.it/2025/08/23/toto-principe-della-risata/" data-type="post" data-id="3316">Totò</a> lo disse meglio di tutti nel film <em>Arrangiatevi</em>).</p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-c43d78e8" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-oneTwo-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-2476154c" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/09/Quartieri-Spagnoli.jpg" alt="Quartieri Spagnoli" class="wp-image-3486" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/09/Quartieri-Spagnoli.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/09/Quartieri-Spagnoli-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/09/Quartieri-Spagnoli-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/09/Quartieri-Spagnoli-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
</div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-132d2513" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<p>Prima <em><a href="https://www.politico.eu/article/naples-italy-tourism-housing-cities/" target="_blank" rel="noopener">Politico.eu</a></em> con <a href="https://www.linkedin.com/in/martina-sapio?originalSubdomain=be" target="_blank" rel="noopener">Martina Sapio</a>, poi <em><a href="https://www.gamberorosso.it/notizie/attualita/overtourism-napoli-politico/" target="_blank" rel="noopener">Gambero Rosso</a></em> con <a href="https://www.gamberorosso.it/notizie/attualita/overtourism-napoli-politico/" target="_blank" rel="noopener">Maria Sole Betti</a>, e infine quel vecchio post di <em><a href="https://www.facebook.com/milanosegretaofficial/posts/pfbid0oUbyTa1XMrZmr8TSFA2EaJCFr8gSHgJaCmD7M2FwNMzGq5YZUge9PqPTuRQwAWp4l" target="_blank" rel="noopener">Milano Segreta</a></em> che gira da qualche mese: tutti parlano di una Napoli “morta” per l’overtourism.</p>



<p>Io dico no: Napoli non è morta. <strong>Napoli si è adattata.</strong><br>Il turismo internazionale ha finalmente scoperto la città. La politica locale? Ha solo raccolto applausi e meriti senza un piano vero (vero, <a href="https://grandenapoli.it/sembra-un-sogno-e-invece-la-mia-napoli-e-realta-de-magistris-scrive-alla-citta/" target="_blank" rel="noopener">Luigi De Magistris</a>?).<br>E allora cosa hanno fatto i napoletani? Quello che fanno da 2500 anni: hanno preso una <strong>città sfregiata, umiliata e dimenticata da una Nazione che non è mai stata unita</strong>, e l’hanno trasformata in opportunità.</p>
</div>
</div></div>



<p>Dopo anni in cui parlavate di Napoli solo per i record sulla disoccupazione o per l&#8217;emergenza rifiuti o per il ladruncolo di strada oggi, chi aveva un basso con 5 figli, l’ha trasformato in un B&amp;B. Chi non aveva forza o coraggio ha venduto (spesso per due soldi) ed è andato in periferia.<br>È vero, il centro storico è cambiato. È vero, la genuinità si è spostata in periferia. Ma di chi è la colpa? Del napoletano che prova a migliorarsi, o dello Stato che ci ha sempre lasciato soli?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Politica assente, trasporti ridicoli</h2>



<p>Domanda: perché i B&amp;B sono solo nel centro e non anche in periferia?<br>Ecco una risposta (una delle tante): i trasporti.<br>Se la Cumana e la Flegrea chiudono alle 21.35, come si può chiedere a un turista di rientrare a Pianura, Soccavo, Fuorigrotta o a Bagnoli e lasciare il Centro Storico alle 21?. </p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-911faadd" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-oneTwo-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-243bfebf" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/09/Pizza-Margherita.jpg" alt="" class="wp-image-3487" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/09/Pizza-Margherita.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/09/Pizza-Margherita-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/09/Pizza-Margherita-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/09/Pizza-Margherita-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
</div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-0b5f59da" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<h2 class="wp-block-heading">Cibo contro cultura? Non scherziamo</h2>



<p>Gambero Rosso e Milano Segreta parlano di <em>neofoodication</em> (le aziende del Food che prendono il posto delle piccole realtà di quartiere. Parlano delle file per la “limonata a cosce aperte”, la pizza fritta, il fiocco di neve, mentre al Cristo Velato e al MANN si entra senza coda.</p>



<p>Ma ditemi: quando andate a Madrid, oltre al Prado, il Palazzo Reale, non mangiate la Paella? A Barcellona non vi fermate per la Sangria dopo Gaudí? A Vienna o Budapest non assaggiate il Gulasch? E in Germania? Birra a fiumi. In Olanda? Fumo libero. In Francia e in Inghilterra? Tutti in fila da McDonald’s o Starbucks.</p>
</div>
</div></div>



<p>E allora perché a Napoli non dovremmo mostrare al mondo la nostra cultura gastronomica insieme alla nostra arte millenaria?<br>E anzi, con un poco di sana CAZZIMMA Partenopea vi dico<br><strong>Mica è colpa nostra se, insieme al Cristo Velato e al MANN, noi facciamo assaggiare:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>la <a href="https://partenope.napoli.it/2020/06/15/pizza-napoletana-popolo/" data-type="post" data-id="2601">pizza napoletana</a></li>



<li>la pizza fritta</li>



<li>la genovese</li>



<li>il ragù</li>



<li>il babà</li>



<li>la sfogliatella</li>



<li>zeppole e panzarotti</li>



<li>lo street food più antico del mondo</li>



<li>lo spaghetto alle vongole</li>



<li>e via così, senza limiti.</li>
</ul>



<p>Imparassero a cucinare, prima di puntare il dito.</p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-3c9703be" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-oneTwo-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-761d8a86" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/09/Tarantella.jpg" alt="" class="wp-image-3488" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/09/Tarantella.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/09/Tarantella-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/09/Tarantella-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/09/Tarantella-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
</div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-60652285" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<h2 class="wp-block-heading">Napoli vi dà fastidio</h2>



<p>La verità è semplice: Napoli vi dà fastidio.<br>Fastidio nei suoi successi, fastidio perché oggi è <strong>il brand più forte d’Italia</strong>, fastidio perchè ora comincia a comandare anche il calcio, fastidio perché è viva quando la volevate morta.<br>E guarda caso, a scrivere che “Napoli è morta” non è lo straniero, ma l’italiano. Perché? Perché l’invidia è tutta nostra, interna, e si sente forte.</p>
</div>
</div></div>



<p>Napoli fa impresa, Napoli si reinventa. Napoli non vuole più essere la capitale dimenticata: vuole essere un punto di riferimento nel mondo.<br>E ricordatevi che qui è nata la civiltà moderna, e qui è nata la <strong>prima università laica del mondo.</strong></p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-e988d232" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns has-2-columns has-desktop-oneTwo-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-vertical-unset"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-9ec68693" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/09/Pulcinella.jpg" alt="" class="wp-image-3489" srcset="https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/09/Pulcinella.jpg 600w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/09/Pulcinella-300x300.jpg 300w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/09/Pulcinella-150x150.jpg 150w, https://partenope.napoli.it/wp-content/uploads/2025/09/Pulcinella-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
</div>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column-1471bc2a" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-column">
<h2 class="wp-block-heading">Napoli risponde col sorriso e col veleno</h2>



<p>La volevate morta, e invece Napoli vi fa morire, si di collera e invidia.<br>Negli stadi incitate il Vesuvio? Noi trasformiamo il vostro odio in un coro di gioia. Ancora una volta vi prendiamo in giro, vi usiamo come sceneggiata, vi ribaltiamo come Pulcinella fa da secoli.</p>
</div>
</div></div>



<p>E mentre scrivete editoriali sulla “Napoli morta”, ricordate una cosa:<br><strong>il 21 dicembre 2025 Napoli compie 2500 anni.</strong><br>Una città che muore da 25 secoli… senza mai morire davvero.</p>



<p>Napoli è viva. E voi, questa cosa, NON LA REGGETE.</p>



<p><strong>Livio Olino</strong></p>
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